Orsi e lupi, "Questa estate potrebbe essere stato l'ultimo alpeggio: siamo in ginocchio", il grido d'allarme degli allevatori di montagna: "Alla politica chiediamo risposte"
C'è grande preoccupazione tra gli allevatori per la presenza dei grandi carnivori: "Non c'è più tempo e non si può tergiversare. Altrimenti il problema si risolve da solo, cioè gli allevatori si stufano definitivamente e abbandonano l'alpeggio e si tengono gli animali in stalla. E' una situazione complessa e non chiediamo azioni di pancia ma ragionate"

TRENTO. "Il rischio è che l'alpeggio sparisca nel giro di pochi anni e ci potrebbero essere molto rinunce già dalla prossima estate". A dirlo Giacomo Broch, presidente della Federazione provinciale allevatori. E' forte la preoccupazione nella zootecnia sulle ripercussioni causate da orsi e lupi. "I grandi carnivori non sono un problema solo degli allevatori ma della montagna. La biodiversità viene valorizzata dalla nostra presenza. L'abbandono metterebbe a repentaglio la tenuta dei territori".
Le paure e i dubbi sull'agricoltura di montagna sono state al centro del convegno "La razza Rendena come presidio del territorio montano", un appuntamento che ha preceduto l'attesa sfilata delle vacche. Ma si è discusso molto sulla salvezza del comparto, messo in pericolo, secondo gli allevatori, dalla presenza di orsi e lupi.
"Se i grandi carnivori sono troppi, bisogna intervenire", prosegue Broch. "Non c'è più tempo e non si può tergiversare. Altrimenti il problema si risolve da solo, gli allevatori si stufano definitivamente e abbandonano l'alpeggio perché il settore di specializza in altro modo e si tengono gli animali in stalla. E' una situazione complessa e non chiediamo azioni di pancia ma ragionate". Un accenno anche ai ricorsi del mondo animalista e ambientalista. "Dobbiamo trovare un equilibrio perché per esempio la rimozione dei lupi arriverà quando l'alpeggio è già finito e quindi il tutto slitta ancora".
Molti gli esponenti politici ma, nonostante l'invito per un saluto, assente l'assessora Giulia Zanotelli. "Una sua scelta e non entro nel merito delle agende di altri. Ma è chiaro che chiunque vinca le elezioni, il giorno dopo ha già un tema da affrontare, quello di ragionare sulle gestione dei grandi carnivori, un tema che è complesso", dice Broch mentre Manuel Cosi, presidente dell'Associazione nazionale allevatori bovini di Razza Rendena, aggiunge: "Ha avvisato e nessuna polemica. La vicinanza della politica è certamente importante ma oggi abbiamo bisogno di risposte perché siamo in ginocchio. Abbiamo ancora la possibilità di rialzarci ma il tempo è quasi scaduto".
La zootecnia di montagna è oggi considerata dagli allevatori un anello debole della filiera, "ma sempre fondamentale non solo per la salvaguardia di prati pascoli e malghe, ma anche di tradizioni e cultura di intere comunità", aggiunge Cosi. "E in tale contesto gli allevatori trentini, e quelli della val Rendena, mantengono un ruolo determinante e imprescindibile. Un presidio per la salvaguardia del sistema ambientale ed economico del nostro territorio, anche perché l’agricoltura è sostegno del settore turistico".
I numeri delle aziende di montagna negli ultimi 30 anni sono diminuiti, ma sono ancora significativi. Un'attività scelta anche dai giovani. "Anche se la situazione è sempre più complessa e molti lasciano. Viene portato infatti avanti un grande lavoro, purtroppo spesso ancora non del tutto conosciuto alla comunità. Le difficoltà del momento hanno fatto nascere in molti la tentazione di fare azioni eclatanti per portare avanti le nostre istanze, come per esempio annullare la sfilata delle nostre giovenche. Una protesta per sollevare la questione delle tante predazioni da orso avvenute nelle nostre malghe".
Alla fine la decisione è stata quella di confermare l'attesa sfilata di sabato 9 settembre. "Ma non c'è un clima di festa perché c'è molta stanchezza tra gli allevatori. Questa estate ci sono state 8 predazioni in cinque malghe diverse. E dispiace vedere un animale fare quella fine. Gli alpeggi sono a rischio e questa non è una minaccia ma una constatazione di un momento veramente complesso. La passione per questo lavoro, il senso di responsabilità e il sacrificio non bastano più".
Il settore chiede l'attivazione di strumenti mirati a ridurre e contenere il numero dei grandi carnivori, partendo dai problematici. "Le decisioni devono essere più rapide e puntuali. Non possiamo ridurci a sparare petardi per dissuadere animali troppo confidenti. Deve esserci un piano preciso. Riteniamo anche necessaria la revisione delle squadre di intervento, e l’istituzione di un rinnovato organismo operativo all’interno del corpo forestale, specializzato in compiti di sorveglianza, informazione e divulgazione ai cittadini, formato e tecnicamente preparato sui grandi carnivori, e sull’interazione, messo in campo per prevenire e minimizzare le criticità e per gestire eventuali azioni dissuasive".
Poi si chiede di "prevedere budget specifici per le necessarie operazioni di monitoraggio, che devono essere pianificate, rafforzate e ammodernate, per consentire una maggiore conoscenza delle popolazioni dei grandi carnivori sul territorio, con particolare attenzione per l’utilizzo dei radiocollari e per attività innovative nel campo della ricerca tecnologica, che riteniamo assolutamente necessarie. E per ultimo chiediamo il potenziamento delle azioni di carattere politico e istituzionale per la regolamentazione dell’utilizzo del bear spray in Provincia di Trento, e di tutte le possibili iniziative dedicate alla sicurezza dei cittadini".
Un problema, molto sentito, è la burocrazia. "C'è un danno economico e inoltre non si riescono più a garantire i numeri degli animali in azienda richiesti da Pac e Psr, con l’impossibilità per l’ente pubblico di garantire i sostegni previsti. Inoltre la mole di carte e documenti in caso di predazione è altissima e quasi scoraggia nel predisporre le domande. L'iter è troppo lungo. Serve una verifica e una semplificazione delle pratiche per gli aiuti in agricoltura. E’ fondamentale l’adeguamento dell’ecoschema pascolo e del sistema Classyfarm alle piccole realtà zootecniche di montagna".
Ma gli allevatori chiedono un fronte comune. "Tutte le categorie economiche della valle (agricoltori, albergatori, ristoratori, pubblici esercizi) devono combattere con noi questa battaglia. Anzi, sarebbe utile che si potessero usare questi spunti per presentare un protocollo di intesa firmato da tutte le categorie, da presentarsi al nostro governo provinciale perché sia di stimolo a dare finalmente risposte concrete", conclude Cosi.


















