Orsi, politica in stallo e chi vive la montagna ne paga le conseguenze. Cosi: “E' un'emergenza. Non voglio paragonarla al Covid ma ci siamo vicino"
C'è rabbia e delusione in chi vive la montagna, le predazioni vanno avanti a si registra una situazione di stallo sulle azioni messe in campo dalla politica. Il presidente dell'Associazione allevatori della Val Rendena e dell'associazione allevatori bovini di razza Rendena: "La gente scenderà dalle malghe e abbandonerà gli alpeggi. E poi? Rischiamo di rimanere senza le nostre tradizioni"

TRENTO. La politica rimane immobile e sul territorio la presenza dei grandi carnivori non viene gestita in modo adeguato. A pagare tutto questo è ancora una volta la gente che vive e lavora in montagna, in quelle zone già teatro della tremenda morte di Andrea Papi, ma non solo. “ E' una emergenza. Non voglio paragonarla al Covid ma ci siamo vicino. E' una situazione che il nostro territorio vive e vivrà sia dal punto di vista economico che dal punto di vista del quotidiano” dice a il Dolomiti, Manuel Cosi, presidente dell'Associazione allevatori della Val Rendena e dell'Associazione nazionale allevatori bovini di razza Rendena.
A fronte dell'immobilismo di chi dovrebbe decidere, c'è la rabbia di chi non si sente difeso, di chi perde i propri animali, di chi rischia di perdere tutto quello per cui ha lavorato anni. “Una, due, tre, quattro, cinque, predazioni in quindici giorni e nessuno ci da strumenti per difenderci nemmeno ci dice cosa fare” continua Cosi.
Presidente, nei giorni scorsi è uscita la notizia che la manifestazione “Giovenche di razza Rendena”, un evento molto importante che va avanti da 15 anni, sarebbe a rischio. E' così?
No, non è a rischio la sfilata. Chi decide è l'Unione allevatori di cui io sono presidente e quindi avrei dovuto dirlo io se si fa o non si fa.
Non possiamo portare via dal nostro territorio un evento così importante. Cosa otterremmo? Invece vogliamo farlo tutti assieme portando non solo il tradizionale “folclore” ma anche per lanciare un messaggio e dire: questo è quello che abbiamo oggi, attenzione che fra poco rischiamo di non averlo più. Potrebbe essere l'ultimo grido.
Le predazione sul territorio vanno avanti.
Oggi è un problema concreto che viviamo tutti i giorni come allevatori. I nostri animali vanno giù come i soldati in guerra. Un giorno succede in una malga e il giorno dopo in un'altra. Adesso le malghe sono attive e gli animali vengono aggrediti. Nel nostro bacino, in Val Rendena, nell'arco di pochi giorni abbiamo assistito a 4 – 5 predazioni. Ne abbiamo avute a Malga Campo di Caderzone, Malga Ciocca di Pinzolo e anche a Massimeno. Andiamo avanti e contiamo i morti. La situazione è pesantissima. La convivenza? Va bene ma dobbiamo avere i mezzi, gli strumenti.
Le politica e le istituzioni cosa fanno?
Non sono io a dire cosa deve fare la politica. Adesso e nel proseguo devono essere trovate delle proposte da mettere in campo e delle soluzioni attuabili. I proclami non ci portano a nulla. Chi governa e chi dovrà governare, visto che a breve ci saranno le elezioni, dovrà mettere in agenda fra le prime cose da affrontare quella della gestione di questo tema.
Nelle sue parole e in quelle di altri allevatori si sente molta delusione e anche molta rabbia.
Nell'animo degli allevatori c'è molta delusione. Ci si sente impotenti perché non possiamo difenderci e non siamo difesi. Noi rispettiamo sempre tutte le regole e ci troviamo in questa situazione. Abbiamo superato un limite con la morte di una persona. Il problema non è di alcuni ma è di tutti. Doveva cambiare qualcosa. Chi dovrà governare dopo le elezioni questi problemi li deve affrontare. La soluzione non è semplice ma bisogna trovarla.
L'abbandono della montagna è uno dei pericoli che ci troviamo davanti?
Certo, la gente scende dalla malghe. E quando non avremo più gli alpeggi? Non avverrà fra tanto se continuiamo così. Rischiamo di perdere la possibilità di vivere con le nostre tradizioni, la possibilità di portarle avanti. Perderemo anche la nostra tranquillità di vivere la nostra montagna come abbiamo sempre voluto fare.


















