"L'approccio ai Grandi Carnivori deve cambiare. Difendere lupi e orsi significa difendere la sicurezza delle persone e il futuro della montagna trentina"
In una lunga nota congiunta l'Enpa del Trentino, l'associazione Io Non Ho Paura Del Lupo, la Delegazione Trentina della Lipu e il Wwf del Trentino Alto Adige assumono una posizione unitaria e "forte" dopo quanto accaduto nei giorni scorsi: "i Grandi Carnivori non devono più essere considerati solamente come un problema, basta allarmismo ingiustificato che provoca solamente "terrorismo"

TRENTO. La condanna deve essere unanime, senza "se" e senza "ma", serve un ripensamento radicale dell'approccio ai Grandi Carnivori, che non devono più essere considerati solamente come un problema, basta allarmismo ingiustificato che provoca solamente "terrorismo" e, infine, la considerazione che "difendere orsi e lupi significa difendere la credibilità delle istituzioni, la sicurezza delle persone e il futuro della montagna trentina".
In una lunga nota congiunta l'Enpa del Trentino, l'associazione Io Non Ho Paura Del Lupo, la Delegazione Trentina della Lipu e il Wwf del Trentino Alto Adige assumono una posizione unitaria e "forte" dopo quanto accaduto nei giorni scorsi, prima in val di Sole, nei pressi di Caldes, dove è stata ritrovata la carcassa di un'orsa che presentava ferite riconducibili a colpi d'arma da fuoco e al parco giochi di Fondo, in val di Non, con il rinvenimento della pelle di un orsetto, che è stato presumibilmente ucciso e scuoiato da ignoti.
"La notizia dell’uccisione a colpi di arma da fuoco dell’orsa ritrovata nei boschi di Caldes - scrivono nella nota congiunta le quattro associazioni -, a pochi giorni dal ritrovamento della pelle scuoiata di un piccolo orsetto nel parco giochi di Fondo, segna un salto di qualità nella spirale di violenza contro la fauna protetta in Trentino. Proprio per questo le parole pubbliche dovrebbero ridurre il rischio, non alimentarlo. In Trentino girano bracconieri, cioè persone armate e pronte ad uccidere: chiunque "giustifica" e comunque non delegittima con chiarezza questi gravissimi reati, sta mettendo in discussione il rispetto della legge, su cui si fonda la nostra società. In questo contesto colpiscono particolarmente le dichiarazioni del presidente dei cacciatori Matteo Rensi: i suoi "ma" svuotano la condanna (comunque, fortunatamente, espressa) e normalizzano l'illegalità, spostando il discorso della responsabilità penale dei bracconieri a un generico sentimento di insofferenza della comunità. Insinuare che la stanchezza possa valere come attenuante è pericoloso: legittima scorciatoie e accende il conflitto proprio dove servono freddezza, precisione e responsabilità. Chi rappresenta un mondo che opera con le armi ha il dovere etico di una condanna senza ambiguità".
Poi la richiesta di "ripensare" completamente il metodo d'approccio alla gestione dei Grandi Carnivori e la richiesta di non creare allarmismi sul territorio.
"Oltre alle responsabilità individuali di chi rappresenta associazioni e istituzioni - proseguono Enpa del Trentino, Io Non Ho Paura del Lupo, la Delegazione Trentina di Lipu e Wwf Trentino Alto Adige -, gli eventi recenti impongono un ripensamento radicale dell’approccio provinciale ai Grandi Carnivori. Continuare a considerarli esclusivamente come un “problema” da contenere è riduttivo e controproducente. Orsi e lupi sono parte integrante degli ecosistemi alpini e la convivenza non è una scelta opzionale, ma una necessità: le strategie repressive o di rimozione indiscriminata non eliminano i rischi - che vanno gestiti - ma anzi alimentano conflitti sociali, illegalità e danni reputazionali, nonché l’illusione che il problema sia davvero risolvibile a colpi di fucile a fronte di specie in espansione su tutto l’arco alpino. La convivenza si realizza con prevenzione dei danni e rimborsi rapidi e trasparenti, interventi mirati alla risoluzione dei problemi - non alla sola "rimozione" degli animali lasciando irrisolti i punti deboli -, educazione diffusa su comportamenti corretti in montagna, gestione dei rifiuti e degli attrattivi, coordinamento tra istituzioni, operatori e comunità locali: tutte cose già ripetute fino alla nausea non solo dalle Associazioni e in parte pure in attuazione, ma che in una terra che sperimenta in maniera più acuta di molte altre la strada della convivenza, vanno ulteriormente raffinate e potenziate soprattutto a fronte di questi atti infami. L’allarmismo ingiustificato è oggi il principale moltiplicatore di rischio: se ogni avvistamento diventa "emergenza" e si ripete che "la gente è stufa", non si informa, si fa terrorismo. La paura così costruita non protegge nessuno, ma alimenta imprudenze sul territorio e offre un alibi a chi sceglie la via illegale".
Infine un'altra stilettata alla Provincia Autonoma di Trento, sostenendo che l'immagine di terra di natura non è minata dalla presenza dei grandi carnivori. Secondo le associazioni "difendere orsi e lupi significa difendere la credibilità delle istituzioni, la sicurezza delle persone e il futuro della montagna trentina".
"Non bisogna nemmeno nascondersi dietro ai continui record del turismo - concludono - per evitare l’evidenza di un ennesimo danno d'immagine per il Trentino. L’attrattività della Provincia si fonda sull'attenzione alla naturalità dei suoi territori: paesaggi integri, fauna selvatica, boschi e aree protette sono parte dell'identità collettiva, dell'economia turistica e del posizionamento internazionale del marchio Trentino. L’immagine di terra "di natura" che attira visitatori, come confermano i sondaggi più recenti, non è minata dalla presenza dei grandi carnivori, bensì dall’azione di pochi criminali che scelgono la via del veleno e delle armi. Costoro vanno isolati culturalmente e perseguiti penalmente. Il ruolo delle istituzioni deve essere quello di costruire equilibrio tra esigenze economiche e tutela di specie protette, rispettando gli impegni assunti a tutti i livelli. Per questo chiediamo indagini rapide e trasparenti, costituzione di parte civile da parte degli enti pubblici, rafforzamento dei controlli e dei nuclei antibracconaggio, nonché campagne di informazione che parlino a tutta la popolazione. La legalità non ammette "ma". Difendere orsi e lupi significa difendere la credibilità delle istituzioni, la sicurezza delle persone e il futuro della montagna trentina".


















