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Trento
19 novembre | 06:00

"Foraggiamento agli ungulati? Rende gli orsi confidenti, altera l'equilibrio naturale, mette a rischio la sicurezza. La Provincia smetta di favorire la caccia e faccia qualcosa"

L'attacco della Lav: "Il foraggiamento è una pratica venatoria dannosa che mette a rischio l'incolumità dei cittadini". Il veterinario Alessandro De Guelmi: "Situazione di una gravità inaudita". Il consigliere regionale Filippo Degasperi (Onda): "La maggiore responsabilità di questa situazione è della Provincia"

(a dx foto Wwf Trentino Alto Adige)
(a dx foto Wwf Trentino Alto Adige)

TRENTO. Una pratica ecologicamente dannosa, che rende confidenti gli orsi e mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Da fermare il prima possibile. 

 

Così viene descritto il foraggiamento artificiale degli ungulati, un'attività svolta dall’Associazione Cacciatori Trentini nel periodo invernale sul territorio della Provincia autonoma di Trento: a dirlo sono stati, in una lunga e approfondita conferenza stampa, la Lav insieme ad Alessandro De Guelmi, medico veterinario esperto di grandi carnivori, e al consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi

 

La pazienza è agli sgoccioli: anzi, siamo 20 anni in ritardo - ha ammesso De Guelmi. E così, forti di evidenze scientifiche e studi sempre più concordi, animalisti, tecnici e politici ora chiedono a gran voce alle istituzioni trentine un cambio di passo. 

 

FORAGGIAMENTO: DOVE E PERCHE'

 

Per foraggiamento artificiale - tanto per inquadrare il problema, prendendo in prestito le parole usate recentemente dal Wwf - si intende la messa a disposizione intenzionale e regolare di cibo (fieno, granaglie, a volte frutta) per fauna selvatica, in particolare ungulati, spesso con finalità venatoria e di sostegno durante l’inverno. La concentrazione di cibo in punti prevedibili modifica la distribuzione e l’attività degli ungulati e, a cascata, attira i predatori nelle stesse aree, con effetti sulle dinamiche preda-predatore e sull’uso dello spazio da parte dei lupi. Per gli orsi, oltre all’attrazione indiretta tramite l’aumentata disponibilità di possibili prede, esiste anche un’attrazione diretta date dalle derrate presenti.

 

Come e dove si possono piazzare queste "mangiatoie"? Tecnicamente la deliberazione della giunta provinciale n. 2852 del 30 dicembre 2013 disciplina i siti di foraggiamento, escludendo dai siti utili quelli frequentati da orsi e prevedendo la sospensione della pratica se emergono criticità.

 

Ma le relazioni triennali sull’attività di foraggiamento (redatte dall’Associazione Cacciatori Trentini e che Lav ha potuto "in esclusiva" analizzare) mostrano chiaramente la mancata applicazione del divieto di foraggiamento nelle aree in cui sono presenti gli orsi: i distretti venatori Adige Destra, Sarca, Alta Val di Non, Destra Val di Non, Sinistra Val di Non, Val di Sole, Trento, Giudicare, Rendena e Chiese svolgono quest’attività nonostante rendicontino esplicitamente la presenza di orsi nel loro territorio.

 

Inoltre, spiega Lav, dalle relazioni emerge chiaramente la completa assenza di controllo dell’attività da parte dell’Associazione Cacciatori Trentini, e di riflesso da parte della Provincia Autonoma di Trento deputata a vigilare su tale pratica, visto che la gran parte dei distretti venatori non ha nemmeno contezza della quantità di mangiatoie presenti sul rispettivo territorio, quindi, di quali e quanti animali si nutrono dalle stesse.

 

“La responsabilità della Provincia è evidente - ha proseguito Crisetig di Lav - Nonostante le raccomandazioni dell'Ispra, che da tempo chiede all'amministrazione provinciale di rimuovere tutte le fonti di cibo di origine antropica presenti sul territorio per prevenire il condizionamento alimentare degli orsi, la giunta Fugatti ha continuato a permettere una pratica che serve unicamente agli interessi della lobby venatoria, ignorando la tutela dell’ambiente, il benessere degli animali e l’incolumità degli abitanti del Trentino”.

 

DE GUELMI: "SIAMO IN RITARDO DI 20 ANNI SU TUTTO".

 

"Partiamo da un presupposto: non sono iscritto alla Lav o ad altre associazioni animaliste, e neppure a Onda se è per questo", esordisce Alessandro De Guelmi sorridendo verso i "colleghi" al tavolo.

 

"Insomma, vorrei affrontare la questione in termini prettamente tecnici - prosegue l'ex veterinario che per anni è stato responsabile del benessere e della sedazione degli orsi durante le operazioni di cattura in provincia di Trento -. E la conclusione è molto diretta: il foraggiamento artificiale viene sbandierato come una pratica importante per la salvaguardia degli ungulati, ma in realtà che non fa bene neppure a loro, anzi, è perfino dannosa. Per il singolo animale, per la popolazione, per l'ecosistema: è una questione di modalità di alimentazione e digestione che per gli ungulati è molto diversa dalla nostra".

 

Senza addentrarsi in dettagli troppo tecnici, se per "noi" esseri umani monogastrici un'alimentazione varia è positiva, per i ruminanti è esattamente il contrario. E ciò che altera la regolarità di questo equilibrio (in questo caso il foraggiamento artificiale) può causare danni irreparabili, in alcuni casi anche letali

 

Poi c'è il capitolo, spinosissimo, degli orsi: "I plantigradi - prosegue De Guelmi - hanno un olfatto sviluppatissimo, quasi un superpotere. Quindi gli orsi non faticano a trovare questi siti e a nutrirsi, specialmente tra settembre ed ottobre quando il suo unico pensiero è mangiare prima del letargo. L'orso riconosce l'odore dell'uomo, lo associa al cibo che si è divorato e a quel punto è già 'confidente'. Cioè quando sentirà di nuovo l'odore dell'uomo ne sarà attratto e lo seguirà: non certo per mangiarsi le persone, ma per trovare del cibo. Così da confidente diventa problematico. E sappiamo che fine fanno quegli orsi. Il cibo antropico, ce lo dicono vari studi accademici documentati in varie parti d'Europa e del mondo, è la maggior causa di confidenzialità dell'orso verso l'uomo".

 

"La situazione è di una gravità inaudita: abbiamo impiegato 20 anni a cambiare i bidoni dell'umido installando i famosi 'cassonetti antiorso', ma non si può pensare che dopo decenni gli orsi cambino subito le proprie abitudini. Allarghiamo lo sguardo: siamo in ritardo di 20 anni su tutto, non si tratta solo di foraggiamento artificiale ma di piccole pratiche quotidiane che dobbiamo imparare a cambiare. Un torsolo di mela buttato nel sentiero durante un'escursione? Non si può più fare, nelle zone in cui ci sono orsi. Animali intelligenti che capiscono la 'convenienza' di avvicinarsi a strade e sentieri. Non per creare problemi a noi, ma per trovare cibo facilmente. Vale la pena di evidenziare - conclude l'esperto - che nel mondo l'orso non ha mai attaccato una persona per mangiarla. E non ha mai attaccato un bambino, perché non lo percepisce come una minaccia". 

 

DEGASPERI: "LA RESPONSABILITA' E' DELLA PROVINCIA".

 

"La maggiore responsabilità di questa situazione evidentemente fuori controllo è della Provincia". Non ha dubbi in merito il consigliere di Onda Filippo Degasperi, uno che questo "tarlo" del foraggiamento lo ha da un decennio abbondante

 

Tanti, troppi i casi di capanni dei cacciatori posti a distanza ravvicinata rispetto ai siti di foraggiamento sul territorio provinciale: "Questo sarebbe il foraggiamento etico? Siamo al semplice adescamento delle prede. Con la diretta conseguenza che quei siti attirano ungulati, presenze che poi come detto 'richiamano' orsi ma anche lupi, come dimostrato più volte, recentemente anche da uno studio del Muse. Se poi questi siti sono vicini alle zone abitate, non ci si può stupire di predazioni o di segnalazioni di grandi carnivori vicino alle case o alle stalle". 

 

Nel 2012 una delibera provinciale specificava di "evitare prelievi nel raggio di 200 metri" dai siti di foraggiamento, una riga che però è "saltata" con un repentino cambio del provvedimento: "La risposta dell'allora assessore competente - ricorda Degasperi - fu che ci si affidava al 'senso di autodisciplina' dei cacciatori. Inutile aggiungere come siano andate le cose da allora". 

 

"Noi di Onda abbiamo provato a portare avanti questa tematica fondamentale con interrogazioni, appelli, confronti, ma purtroppo chi potrebbe cambiare davvero le cose non ha fatto nulla. L'ultimo caso direi che è emblematico: nel 2024 è stato approvato un mio ordine del giorno che impegnava la giunta ad una 'razionalizzazione' dei siti, a una presa d'atto che il problema esiste. Ma l'assessore Failoni si è rivelato essere un rappresentante politico che dice una cosa e poi fa il contrario. Dopo un impegno concordato, non forzato, non ha mantenuto la parola presa in una sede istituzionale. Mi limito a dire che secondo il mio parere il valore della parola dovrebbe essere uno dei primi parametri con cui si valuta l'azione di una figura politica". 

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