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| 10 dic 2022 | 11:03

Si vota per la Magnifica comunità di Fiemme, ecco i ''regolani'' in corsa e la storia di questo istituto tra "capifuoco" e "vicini"

La Magnifica comunità di Fiemme ha attraversato crisi profondissime e momenti di grande innovazione nella gestione del patrimonio silvo-pastorale e l'ente con oltre 900 anni di storia è chiamato alle elezioni 

Foto di Renzo Michelotti
di Redazione

CAVALESE. La val di Fiemme alle urne per rinnovare la governance della Magnifica comunità, ogni paese è chiamato a esprimere i propri rappresentanti per un ente che con i suoi oltre 900 anni di storia è l'emblema delle amministrazioni comunitarie dei beni silvo-pastorali ancora attive in Trentino. Le votazioni per eleggere Scario e Regolani dei prossimi 4 anni sono fissate tra le 8 e le 19 di domenica 11 dicembre.

 

 

Un'elezione importante per la gestione del territorio e non solo perché i terreni della Magnifica sono centrali nella partita che riguarda l'eventuale costruzione del nuovo ospedale in località Masi di Cavalese. Sono circa 50 mila gli ettari di superficie dell’intera valle, di cui 30 mila sono coperti da foreste, capaci di fornire, almeno prima della tempesta Vaia che ha lasciato a terra oltre 320 mila metri cubi di legname, 75 mila metri cubi annui alle segherie locali.

 

"La ripresa tariffaria - spiega Tommaso Dossi, responsabile dell'Archivio storico della Magnifica comunità di Fiemme - del volume di legname prelevabile dal bosco prima della tempesta Vaia era di oltre 45 mila metri cubi annui: circa un decimo di quella dell’intero Trentino".

 

Il patrimonio silvo-pastorale della Magnifica comunità di Fiemme si estende su una superficie di 20.500 ettari, di cui 14.500 (64%) coltivati a bosco, 3.500 (29%) adibiti a pascolo e 2.500 (7%) di improduttivi. Del patrimonio collettivo più di 9 mila ettari sono costituiti da boschi di produzione e circa 3.500 ettari hanno invece prevalente funzione protettiva.

 

"La tradizione plurisecolare nella gestione sostenibile delle risorse forestali - prosegue Dossi - la presenza intrinseca all’ente di una propria filiera foresta-legno e l’importanza sociale che riveste a livello valligiano, sono alcuni fra i principali aspetti che hanno permesso alla Magnifica comunità di Fiemme di essere la prima realtà a livello nazionale, e in tutto l’arco alpino, a ottenere la doppia certificazione forestale secondo i prestigiosi standard internazionali Fsc e Pefc. Nel complesso l'ente riveste anche un importante ruolo sociale a livello valligiano: ruotano attorno ai suoi lavori appaltati circa 15-20 ditte boschive artigiane e una decina di imprese specializzate per il trasporto. A queste si aggiungono gli operai dell’Azienda agricola forestale: impiegati nei lavori di manutenzione del patrimonio, come le strade e gli edifici rurali, nelle cure colturali e nei primi diradamenti".

 

Capitolo pascolo, seppur con un’intensità inferiore rispetto al passato, la sua superficie viene attualmente utilizzata nel periodo estivo per l’alpeggio. "Questo importante ambiente è caratterizzato dalla presenza di numerose malghe che, secondo un progetto di complessiva ristrutturazione, la Magnifica comunità cerca gradualmente di recuperare e riqualificare".

 

Ma chi sono i Vicini? la Regola? I Capofuoco? E come arriva la Magnifica comunità ai giorni nostri? Lo Scario ha la rappresentanza legale della Magnifica Comunità di Fiemme. Convoca e presiede le sedute del Consiglio dei Regolani e cura l'esecuzione delle relative deliberazioni con il compito di vigilare sull'osservanza delle norme, l'andamento dei servizi e gestire l'attività dell'ente. Quella della Magnifica è una storia millenaria, una storia che affonda le radici già nel 1111 quando l'antica Comunità sottoscrisse con il vescovo di Trento Ghebardo i patti ghebardini.

 

"Questo documento - aggiunge il responsabile dell'Archivio storico - consente di ottenere l’esenzione da ulteriori oneri e contribuzioni oltre a quelli stabiliti, acquisendo anche diritti di carattere giudiziario. Le singole entità appartenenti alla Magnifica Comunità, contraddistinte con il termine di Regole, erano e sono ancora oggi Trodena-Truden, Castello, Carano, Daiano, Cavalese-Varena, poi divise in due regole autonome, Tesero, dalla quale nel 1780 si staccarono Panchià e Ziano, formando due nuove regole, Predazzo e Moena. Ciascuna componente era dotata di beni propri oltre a quelli goduti collettivamente insieme con gli altri villaggi. I regolani, gli 'ufficiali' di maggior prestigio dopo lo Scario, fungevano anche da rappresentanti delle diverse regole nei consessi: le riunioni assembleari comunali di valle. Le regole erano quindi raggruppate in quattro quartieri, ai fini dell’utilizzo a rotazione dei beni collettivi".

 

Le norme inerenti allo sfruttamento dei boschi e dei pascoli, da parte di tutti i villaggi della valle, e le nomine dei rappresentanti dell’apparato amministrativo, inizialmente affidate alle consuetudini e alle pubbliche adunanze, furono raccolte in una compilazione statutaria, abbozzata nel 1480 e perfezionata nel 1533 con il nome di Quadernollo. Nel Seicento, 1613, la normativa giunse alla sua maturità dividendo in quattro libri alcune materie chiave come l’economia, il civile, il penale e il fontego: il magazzino fornito di generi di prima necessità. Successivamente si aggiunse un quinto libro dedicato agli ordinamenti dei boschi.

 

"Alla fine del Settecento la Magnifica Comunità di Fiemme - continua Dossi - si trovò a dover fronteggiare una crisi dettata da alcune disposizioni, imposte dall’autorità principesco-vescovile di Trento, volte a soppiantare lo statuto e l’antica forma di governo valligiana. Questa controversia fu momentaneamente risolta a favore delle istituzioni locali di Fiemme. Poco dopo, tuttavia, l’organismo valligiano dovette piegarsi all’avanzata della statualità ottocentesca portata dai governi napoleonici. La Comunità dovette così rinunciare ai propri tradizionali diritti nell’ambito dell’amministrazione politico-giudiziaria".

 

Arriva anche un periodo di fortissima crisi per la Magnifica comunità, periodo che coincide con la caduta del principato vescovile di Trento. "Nel 1803 - prosegue Dossi - c'è una prima retrocessione delle prerogative della Comunità fiemmese, le cui istituzioni furono sottoposte al controllo delle autorità del neonato Impero d’Austria. Le norme inibivano i diritti esercitati nell’ambito giudiziario dalla Magnifica Comunità furono così emanate dal governo austriaco il 5 gennaio 1805 e da quello bavarese il 4 gennaio 1807. Nel 1811 il Regno d’Italia napoleonico decretò poi la liquidazione dei beni della Magnifica comunità, affidandone l’esecuzione a una commissione appositamente istituita".

 

Nel 1813, con il ritorno delle valli dell’Aviso all’Austria, l’amministrazione dei beni del Comun generale di Fiemme (questo il nome in quel periodo), fu affidata ai Capicomune, degli undici territori interessati, e a un loro presidente. Nel 1908 la Comunità, nell’attesa di predisporre uno statuto definitivo, elaborò un documento provvisorio che disponeva l’amministrazione a un’assemblea di 24 delegati, qui era nominato anche il presidente.

 

La legge sugli usi civici del 1927 rischia di portare alla soppressione della Comunità, definita nel 1934 un ente promiscuo generale per condominio. "Questa formula - evidenzia il responsabile dell'Archivio storico Magnifica comunità - negava la compartecipazione esclusiva dei vicini, cioè gli abitanti nati in valle, ai beni collettivi e apriva allo sfruttamento delle risorse da parte di tutti i cittadini stabilmente residenti nei vari Comuni. Lo statuto del 1936 affida poi l’amministrazione della Comunità a un presidente di nomina regia, così come a undici consiglieri di nomina prefettizia".

 

Con la restituzione dell’Italia alla vita democratica, viene istituito un nuovo consiglio di amministrazione dell’ente, mentre un’apposita commissione viene incaricata di redigere un nuovo strumento statutario. Nel 1950 la Comunità fu riconfermata nel possesso dei suoi diritti originali, priva ovviamente delle antiche prerogative di natura politico-giurisdizionale ma rappresentante degli abitanti della valle e amministratrice del patrimonio collettivo di natura demaniale.

 

"Un nuovo statuto è stato approvato nel 1952 e un altro nel 1993. Quest’ultimo, ratificato da una consulta referendaria, nei primi due articoli afferma che la Comunità va intesa come antica unità spirituale e socio-economica, costituita dalla universalità dei vicini ai quali appartiene il patrimonio collettivo. La qualifica di vicino si ottiene, oltre che per eredità familiare, dopo venticinque anni di residenza".

 

Il "fuoco" invece è di tre tipi: quello "familiare" (un insieme di due o più persone, delle quali almeno una sia Vicina, iscritte in un'unica scheda nell'anagrafe del Comune di residenza perché risultano convivere in una stessa unità domestica (abitazione), cooperando fra loro in virtù di comuni vincoli affettivi e economici), il "fuoco singolo" (un solo Vicino - uomo o donna - maggiorenne, che vive stabilmente separato dalla famiglia di origine in una sua propria unità domestica) e il "fuoco di convivenza" (costituito da più Vicini, i quali, pur senza essere legati da vincolo di coniugio, parentela, affinità, adozione o affiliazione, sono accomunati da ragioni lavorative, religiose, assistenziali, sanitarie e simili e perciò coabitano in una stessa comunità in forma duratura o temporanea).

 

"Il Capofuoco esercita di norma tutti i diritti di vicinia in rappresentanza del fuoco, compreso il diritto di voto. Questa funzione appartiene nel fuoco familiare, al Vicino intestatario della scheda anagrafica. La regola è comunque articolata e ci sono le disposizioni per l'esercizio dei diritti di vicinia", conclude Dossi. 

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