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Dal No a nuovi impianti di risalita all'architettura dei rifugi, Mauro Viesi è candidato al Consiglio centrale della Sat: "Il turismo deve guardare anche altri luoghi"

Dai rifugi-resort al turismo sulle montagne, dai grandi carnivori ai giovani, l'intervista a Mauro Viesi della sezione Sat di Brentonico in vista delle elezioni del Consiglio centrale della Società alpinistica tridentina

Di Luca Andreazza - 13 aprile 2024 - 19:09

TRENTO. Stop a nuovi impianti sulle montagne per privilegiare la manutenzione dell'esistente, l'architettura dei rifugi e un compromesso sull'offerta dei gestori in quota che non può limitarsi a un'idea "francescana", la gestione degli spazi delle terre alte e un posizionamento sui grandi carnivori. Questo il pensiero di Mauro Viesi, satino da oltre 25 anni, sul futuro della Sat.

 

"Una Sat - prosegue il candidato al Consiglio centrale - cha abbia a cuore l’ambiente senza estremismi ma con fermezza e bilanciando l’esistente con il limite e divieto di nuove infrastrutturazioni, ma avendo anche più attenzione alla gente che vive in montagna, scopo statutario non sempre valorizzato". La Società alpinistica tridentina dovrebbe saper poi intensificare e rafforzare la presenza nelle scuole.

 

Raggiunto il limite dei mandati, si avvia alla conclusione l'era di Anna Facchini alla guida della Sat. La società alpinistica tridentina è pronta, con l'assemblea dei delegati, a una nuova fase. La carica dei 32 candidati a fronte di 19 posti nel Consiglio centrale (Qui articolo e candidati - qui le schede di presentazione di tutti i candidati) andrà a delineare la nuova governance.

 

La presidente uscente è stata la prima donna negli oltre 150 anni della Sat, l'ultimo mandato è stato caratterizzato da un vertice interamente femminile, eppure sono solo 5 le candidate, un dato che dovrà far riflettere l'ente di via Manci.

 

Da 25 anni iscritto nella sezione di Brentonico della Sat, Viesi è laureato in giurisprudenza. Dopo una breve esperienza come insegnante alle superiori, oggi è in pensione dopo aver sempre lavorato al Comune di Rovereto, inizialmente come funzionario e dal 1994 come dirigente.

 

All'interno della Sat ha ricoperto diversi incarichi: vice presidente (2012-2015) e presidente (2018-2022) della Sezione di Brentonico, componente della commissione legale amministrativa, delle commissioni di selezione di personale e delle commissioni di scelta dei gestori di rifugi per gli organi centrali.

 

Un tema dibattuto è quello dell'architettura dei nuovi rifugi in quota, sempre più spesso lontani da una concezione tradizionale e, per certi aspetti, rassicurante. Quanto ci si può allontanare dai canoni a cui molti frequentatori delle terre alte si sono abituati nel corso del decenni?

Ritengo che per la progettazione dei rifugi possano essere introdotte anche forme architettoniche non tradizionali purché sia prevalente l’utilizzo dei materiali che sono parte viva e propria della montagna: pietra e legno. L’utilizzo di materiali diversi andrebbe limitato per gli esterni. L’elemento architettonico varia naturalmente a seconda dell’altitudine e collocazione: coperture molto spioventi in lamiera sono imprescindibili per rifugi di alta quota, come per esempio il caso del Vioz.

 

Un altro argomento divisivo è quello dell'offerta di un rifugio. Non mancano gli esempi di una proposta quasi da resort con saune in quota e piatti gourmet.
Sono fortemente contrario ai rifugi-resort senza che il rifugio debba per forza mantenere una veste troppo “francescana” e nostalgica in termini culinari e di ricettività. Esclusi i menù “a la carte”, la scelta di vini particolari. Non mi scandalizzo per una limitata varietà di piatti e per la presenza accanto alla camerate multiple anche di qualche camera a dimensione familiare. Un grande problema è quello idrico sul quale occorre essere molto attenti.

 

Orsi e lupi, come migliorare la convivenza uomo-grandi carnivori?

Ho una visione  che mi permetto di definire laica nella gestione dei grandi carnivori. Una posizione che bandisca soluzioni integraliste e populiste di eliminazioni generalizzate ma anche tutele aprioristiche e indiscriminate di orsi e lupi rispetto alla naturale presenza dell’uomo nei luoghi frequentati da entrambe le specie. Mi preme però una pari sottolineatura per i  nostri animali da allevamento che da sempre abitano  e mantengono vivo l’ambiente alpino: vacche, pecore, asini. Per mutuare una incisiva frase dello scrittore Orwell nel libro 'La fattoria degli animali' non dobbiamo pensare che 'Tutti gli animali sono uguali, alcuni animali sono più uguali degli altri'.

 

Una visione del turismo estivo e invernale? E come si può migliorare la gestione dei luoghi di montagna e frenare alcuni contesti di overtourism?

La Sat è chiamata a valorizzare i luoghi e le montagne meno conosciute e frequentate per cercare di reindirizzare gli eccessivi flussi turistici ma anche escursionistici dalle solite e affollate destinazioni, educando a una consapevole e misurata modalità di frequentazione.

 

E’ una idea espressa in modo più articolato da Albino Ferrari in “Assalto alla Alpi” che condivido pienamente. Il marketing ossessivo sulle solite destinazioni ma anche la loro oggettiva bellezza: pensiamo alle Dolomiti che attirano sempre maggiori flussi di persone ma anche di veicoli. Occorre indirizzare e pubblicizzare luoghi meno affollati e comunque di interesse, ce ne sono ancora, anche in Trentino.
Per quanto riguarda il turismo invernale ma anche estivo ritengo debbano essere bloccate nuove infrastrutturazioni funiviarie, consentendo la manutenzione dell’esistente con la scontata attenzione, per gli impianti invernali, all’evidenza del cambiamento climatico per le quote più basse per le quali vanno sperimentate forme diverse di utilizzo della montagna. 

Tengo però a non sottovalutare, non solo per gli aspetti turistici e avendone la giusta attenzione, le reali necessità della gente che vive in montagna, scopo statutario di Sat non sempre valorizzato, in termini di bilanciamento tra la doverosa tutela ambientale  e il malanno dello spopolamento 

Come si possono avvicinare i giovani alla Sat, come rendere attrattivo l'impegno per la Società alpinistica trentina?

Credo che le sezioni debbano investire di più sulla formazione e soprattutto sulle uscite sul territorio, sulle iniziative di arrampicata giovanile. Questo a partire dei ragazzini, intensificando i rapporti con  le scuole: qualcuno crescendo potrà rimanerne attratto. Penso che Trento città universitaria  e “capitale montana” possa  essere luogo di attrazione di qualche numero in più di giovani interessati alla montagna declinando le loro  diverse aspirazioni: alpinistiche sportive, ambientali, escursionistiche e soprattutto di volontariato. Esiste una sezione allo scopo, la Susat può essere un più spinto veicolo di attrazione.

 

Dopo la guida Facchini e il vertice femminile, sono poche le candidate. Anche a fronte di rifugi sempre più a gestione femminile. Quali possono essere le ragioni?

Sinceramente non ho idea della scarsa presenza femminile tra i candidati, forse ci eravamo illusi dopo la composizione  della governance attuale in scadenza. Una cosa è certa: in Sat non esistono donne 'vivandiere' ma ciascuna è portatrice delle proprie competenze.

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