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Una terrazza sul Basso Trentino, dal Pasubio al Garda: la formidabile postazione del Monte Biaena

Dalla cima del Monte Biaena, raggiungibile da Passo Bordala, si può dominare buona parte del Basso Trentino, dal Pasubio al lago di Garda. Non a caso questa fu una formidabile posizione austroungarica per tener sott’occhio il fronte circostante. Ecco la nuova puntata di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica del Dolomiti in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto, alla scoperta degli itinerari sul primo conflitto mondiale in Trentino

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 06 maggio 2022 - 15:58

RONZO-CHIENIS. Da Passo Bordala (1252 metri sul livello del mare) alla cima del Monte Biaena (1622 metri sul livello del mare), la salita è gradevole e mai eccessivamente impegnativa (per un’ora e mezza di durata). Sul versante occidentale, da cui si gode un meraviglioso panorama sulla Val di Gresta e il lago di Garda, il sentiero sale gradualmente per poco meno di 400 metri di dislivello (370 per la precisione); ma nonostante la quota non sia particolarmente alta, la vista che si conquista “scalando” il Monte Biaena vale tutta la fatica.

 

 

Dal Pasubio e dalle Prealpi Venete all’Adamello, dalla Vallagarina al lago di Garda, lo sguardo spazia libero su tutto il Basso Trentino, e non solo. Guardando a sud, l’immaginazione corre alla linea del fronte del primo conflitto mondiale: i trinceramenti e le feritoie delle postazioni d’artiglieria guardano infatti in quella direzione, là dove fra il maggio del 1915 e l’autunno del 1918 ci stavano i soldati del Regio esercito italiano, entrati in guerra per “concludere il processo d’unificazione italiano” – la vicenda, come noto, andrà ben al di là di questo proposito.

 

 

Salendo dalla Val di Gresta, e nello specifico da Passo Bordala (raggiungibile sia dal Comune di Ronzo-Chienis che da Villa Lagarina), il sentiero 671 può essere intrapreso a partire dal parcheggio del Ristorante La Baita. Da qui, in poco tempo si giunge ai boschi che popolano il versante occidentale del monte; e qui si incorre nei primi resti del passaggio del conflitto – tema portante della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, giunta alla dodicesima puntata, fra approfondimenti sul conflitto in Trentino ed escursioni fra i monti della provincia, in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto.

 

 

Alla quota di 1400 metri, infatti, lungo il percorso si possono intravedere due ampi crateri lasciati dai proiettili esplosi dagli italiani, assieme ai resti della teleferica che partiva dall’abitato di Ronzo-Chienis per rifornire la cima del monte. Il Biaena, del resto, non fu mai al centro dei combattimenti di fanteria ma ricopriva comunque un importante ruolo strategico, dominando la sottostante Vallagarina con diverse postazioni d’artiglieria che operavano sul fronte del Baldo, dello Zugna e del Pasubio.

 

 

Fra boschi di faggio e lisce lastre di pietra, il percorso prosegue incrociando il sentiero 678 che sale da Ronzo-Chienis. Alla quota di 1618 metri si trova dunque la capanna Biaena, gestita dalla sezione Sat della Val di Gresta ed eretta proprio sul basamento della vecchia teleferica militare austriaca. Poco più in alto, un grande invaso per la raccolta dell’acqua piovana è ancora visibile e funzionante.

 

 

È dalla cima, però, che si gode del maggiore spettacolo: dai vasti spazi della vetta si può vedere un panorama eccezionale, da Ovest ad Est. Di fronte, il Massiccio del Baldoconquistato dagli italiani nel 1915 (QUI l’itinerario dell’Altissimo e QUI quello del Corno della Paura); in basso, le posizioni austro-ungariche a ridosso della Tiroler Widerstandlinie, la “linea di resistenza tirolese” predisposta dai comandi imperiali per difendere su posizioni migliori l’atteso attacco italiano (QUI l’itinerario del Nagià Grom, QUI quello del Monte Faè).

 


Militari austro-ungarici di servizio alla centrale telefonica d'artiglieria del Monte Faè (Credits to Museo della Guerra)
Militari austro-ungarici di servizio alla centrale telefonica d'artiglieria del Monte Faè (Credits to Museo della Guerra)

 

Sulla vetta, diverse caverne scavate nella roccia testimoniano l’uso bellico del monte. Qui erano difatti ospitati quattro pezzi da 90 millimetri e due da 120; dei ricoveri blindati, che corrono lungo i trinceramenti, erano collegati durante la guerra a baracche costruite nella parte meno esposta ai colpi nemici. La vista, dalla croce che domina la cima, è bellissima.

 

 

Percorribile preferibilmente nelle stagioni calde, l’escursione, come detto, non richiede particolare preparazione; diverso è il caso che al ritorno non si voglia percorrere lo stesso sentiero. Il 673 attraversa infatti il versante orientale, offrendo tutt’altro panorama e difficoltà tecniche ben maggiori. Come segnalato dalla cartellonistica, dei tratti attrezzati e molto esposti intervallano la veloce – e suggestiva - discesa verso Malga Somator (1278 metri di quota). Da qui una breve passeggiata riporta a Passo Bordala.

 

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