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| 08 mag 2023 | 20:03

"Avevo lanciato l'allarme 30 anni fa, quando ancora non importava a nessuno", il glaciologo Secchieri sul cambiamento climatico: "I ghiacciai ce lo avevano detto"

Un allarme inascoltato, quello lanciato dal glaciologo Franco Secchieri ormai 31 anni fa: "A livello di ricerca è stato fatto tutto quello che si poteva fare. Sono mancate le azioni concrete. Ora non resta che 'arrendersi' all'idea che ci dobbiamo adattare. Per i glaciologi i cicli climatici hanno un'unità di misura almeno trentennale: anche se spegnessimo tutti i motori all'unisono, non cambierebbe nulla"

A destra ghiacciaio della Marmolada 2022, Secchieri

TRENTO. "Osservo i ghiacciai, da sempre testimoni del cambiamento climatico, da oltre 40 anni. Oggi sono considerati 'più interessanti' non soltanto per le rapide trasformazioni in atto ma anche perché le montagne sono molto più frequentate d'un tempo". Lo sottolinea Franco Secchieri, glaciologo e geologo che ormai 31 anni fa aveva lanciato l'allarme: "Ero stato intervistato in un periodo in cui di ghiacciai non ne parlava nessuno, come se questi si trovassero su Marte - ironizza, intervistato da Il Dolomiti -. Avevo allora fatto il punto della situazione, già preoccupante, sottolineando l'importanza di fare ricerca".

 

Glaciologo del Servizio glaciologico Alto Adige, geologo, membro del Comitato glaciologico italiano e del Servizio glaciologico del Cai, Franco Secchieri ha trascorso la vita ad osservare e studiare i ghiacciai, mutati inesorabilmente nel tempo: "Ho osservato la loro evoluzione dagli anni '80 ad oggi, contribuendo alla realizzazione del catasto ghiacciai alpini e passando poi allo studio dei ghiacciai presenti sulle Dolomiti, lavorando a differenti pubblicazioni in ambito scientifico e scrivendo differenti libri". 

 

Nel 1992, "un amico giornalista aveva deciso di intervistarmi per raccontare una realtà di cui nessuno parlava - anticipa l'esperto - ovvero quella dei ghiacciai, considerati come realtà 'lontane', quasi come fossero su Marte. All'epoca ero l'unico ad interessarsi in materia". Così, è nato un articolo che già 31 anni fa lanciava un allarme legato al preoccupante ritiro dei ghiacciai, "attraverso il quale chiedevo a chi di dovere di investire di più sulla ricerca".

 

"Negli anni Novanta lavoravo nel settore da tempo e avevo già pubblicato differenti articoli su riviste scientifiche - aggiunge -. Se nel periodo tra gli anni '60 e gli anni '80 i ghiacciai erano 'aumentati', 'causando' anche dei disagi come nel caso del rifugio Marteller, in val Martello, il cui acquedotto era stato distrutto dall'avanzata dei ghiacciai, dopo gli anni '80 questi hanno cominciato inesorabilmente a ritirarsi". 

 

Presa coscienza del ritiro, Secchieri aveva pertanto iniziato a dialogare con le istituzioni, chiedendo che venissero investiti più fondi in favore della ricerca. Un allarme lanciato anche attraverso un'intervista che, a livello d'opinione pubblica, non aveva avuto lo stesso successo che avrebbe potuto riscuotere oggi: "Fortunatamente, ora di ghiacciai e cambiamento climatico se ne parla molto di più e la sensibilità è certamente diversa".

 

Sebbene l'allarme non avesse particolarmente scosso l'opinione pubblica, la voce dell'esperto e le sue richieste erano giunte a "chi di dovere, permettendo di dare il via a vari studi fra Alto Adige (grazie in particolare ad un amico ingegnere ndr), Trentino, anche grazie al contributo dell'Enel e Arpa in Veneto, fondamentali per studiare il territorio e l'andamento dei ghiacciai che sono sensori climatici ambientali fondamentali - sottolinea -. Credo che, in generale, sia stato fatto quanto si poteva fare a livello di ricerca", commenta il glaciologo.

 

Non vale lo stesso tuttavia per quanto riguarda le azioni concrete: "A livello politico, pur consapevoli di quanto sarebbe accaduto e della possibilità che si andasse sempre verso cruciali problemi legati alla siccità, non è stato fatto tutto quello che si sarebbe potuto fare", fa notare, suggerendo che, ad esempio, si sarebbe potuto investire sull'acquisto di "vasche di raccolta dell'acqua piovana da mettere sotto alle grondaie, soprattutto nelle zone industriali". O ancora evitare acquisti inutili come quelli legati ai teloni utilizzati per ricoprire il ghiacciaio della Marmolada "che a nulla sono serviti e che probabilmente resteranno lì", uniche strisce bianche destinate a ‘popolare’ la Regina delle Dolomiti (di seguito la foto del confronto della Marmolada nel 1985 - a sinistra - e nel 2022 - a destra -, scattate dal glaciologo). 

"Il discorso legato al ritiro dei ghiacciai e al cambiamento climatico è molto ampio e conduce a un'inevitabile riflessione anche sul futuro dello sci in assenza di neve vera - conclude -. Per i glaciologi i cicli climatici hanno un'unità di misura almeno trentennale: anche se spegnessimo tutti i motori all'unisono, non cambierebbe nulla. È sicuramente necessario limitare le emissioni ma soprattutto convincersi che bisogna adattarsi a questa nuova realtà, agendo di conseguenza", lascia intendere.

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