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Trento
16 novembre | 05:01

Dal divieto di sciare ubriachi alle nuove "pendenze" delle piste blu, Ghezzi: "Ci sono le premesse per una buona stagione ma abbiamo chiesto chiarimenti al governo"

Dal divieto di sciare in stato di ebbrezza alle nuove regole sulle piste, ancora nodi da sciogliere a una settimana dall'avvio ufficiale dell'inverno. La presidente di Anef, Valeria Ghezzi, guarda alla stagione invernale

Dal divieto di sciare ubriachi alle nuove "pendenze" delle piste blu

TRENTO. "Le prospettive sono certamente buone e ci sono tutte le premesse per una stagione positiva". Queste le parole a il Dolomiti di Valeria Ghezzi. La presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza guarda all'ormai imminente partenza dell'inverno. Le prenotazioni nelle strutture ricettive trentine riportano di un+17% rispetto all'anno scorso, l'occupazione delle camere è salita dal 21% al 25%. Soprattutto le vette si sono imbiancante con la neve naturale manca un po' di freddo ma i sistemi di innevamento programmato lavorano per la messa a punto delle piste. "Le società impianti e le destinazioni sono in fibrillazione".

 

Gli ultimi anni tra Covid e prezzi saliti alle stelle, in particolare quelli dell'energia con costi almeno triplicati, sono stati duri e difficili per gli impiantisti. Spettatori dell'evolversi della situazione ma l'ora più buia sempre ormai passata. Ma anche quest'anno tra nuove seggiovie, interventi sulle piste e proposte le novità sono molte. "Avvertiamo la voglia di spazi aperti e di alta quota", dice Ghezzi. "E gli investimenti non si sono fermati per restare competitivi, per migliorare la qualità del prodotto e puntare a servizi sempre più personalizzabili. Abbiamo poi attraversato momenti davvero complicati, però alcune emergenze sono rientrate. La crisi dell'energia ha fatto tremare i polsi ma oggi i costi sono più bassi, seppur non siano quelli di 2 anni fa".

 

C'è stato qualche ritocco ai listini prezzi, più o meno marcato a seconda del comprensorio. Un aumento medio che viaggia intorno all'8% ma in alcuni casi si arriva anche al 25% in più rispetto alla passata stagione. Una dinamica che si registra lungo tutta la filiera. Le stime dei ricavi, per l'Osservatorio skipass panorama turismo, parlano di un +3,7% per l'industria della neve

 

"L'aumento riguarda il prezzo di listino alla cassa", evidenzia la presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza. "In Trentino siamo tra il 3% e il 7,5% ma le prenotazioni online consentono di risparmiare. La media non supera il 5%. Dal giornaliero alla bassa stagione, ci sono inoltre momenti diversi per sciare e moltissime formule per calmierare i costi. Si può trovare la proposta più adatta e per esempio Campiglio è probabilmente la destinazione più flessibile in questo senso: un modo per gestire gli afflussi e così evitare picchi eccessivi di presenze sulle piste. Una scelta orientata alla sostenibilità. Le stazioni sono in trasformazione, un percorso avviato ma ancora lungo". 

 

Si riparte dal record dell'anno scorso e c'è una base di partenza rassicurante. Si respira aria da tutto esaurito per Natale e per Capodanno, i mercati rispondono con interesse e c'è fermento nei due comprensori Skirama Dolomiti e Dolomiti Superski, anche se qualche incertezza si staglia all'orizzonte. "La congiuntura economica non è florida - spiega Ghezzi - la Germania è in recessione e ci potrebbero essere dei contraccolpi sull'export con ripercussioni indirette sull'Italia. Il contesto internazionale con le guerre possono condizionare il turismo, sono fattori rispetto ai quali non possiamo fare nulla. A questo aggiungiamo il meteo. Ma c'è ottimismo di portare a termine una stagione positiva".

 

Pronti a scattare sul verde i semafori a Campiglio e sul ghiacciaio Presena. Via via poi tutte le destinazioni scendono in pista. Però ci sono diversi crucci per gli impiantisti, partite non risolte e che richiedono un intervento del governo. L'alto numero di sciatori sulle montagne ha indotto il legislatore a introdurre all'interno della nuova normativa sulla sicurezza sulle piste da sci il divieto di scendere sui tracciati ubriachi

 

Gli impiantisti non contestano il provvedimento, le società funiviarie stesse non vogliono sciatori ubriachi sulle piste per ovvie ragioni di sicurezza e di responsabilità ma c'erano delle perplessità sull'interpretazione della norma. A oggi non ancora risolti, 12 mesi non sono bastati per delineare gli aspetti operativi. "Si parla di stato di ebbrezza ma mancano le norme attuative. Così è difficile da applicare perché bisogna ancora decidere la soglia: se il tasso previsto è 0 oppure tra le forbici 0,5 e 0,8 grammi/litro con una sorta di equiparazione al codice della strada. Si rischiano di danneggiare le attività economiche e per questo abbiamo chiesto chiarimenti al governo". 

 

Un altro nodo è legato alle nuove regole sulla difficoltà delle piste: quelle facili (blu) sono scese dal 25% al 15%. Una decisione che gli impiantisti chiedono di rettificare. "Credo che sia un errore nel redigere la norma che disciplina le piste da slittino. Diversamente questa scelta rischia di ingannare gli sciatori con risvolti sul piano della sicurezza: così i tracciati rossi hanno un range dal quasi piatto alle soglie della nera. Una situazione che può generare grande incertezza. A ogni modo sono in contatto con il ministro e abbiamo richiesto di aprire un tavolo di discussione per sbrogliare alcuni punti".

 

Con la neve già arrivata a imbiancare le cime e l'innevamento in azione, la crisi climatica per il momento passa in secondo piano. "Le stazioni sciistiche hanno avuto e mantengono un ruolo di sostenibilità sociale per l'indotto ma soprattutto in termini di posti di lavoro nelle valli. Anche le società si adattano e oggi il modo di lavorare è diverso: la tecnologia per la produzione ha fatto passi da gigante in termini di consumi di energia e di risorse idriche. I mezzi battipista con i sensori consentono di intervenire dove serve nella preparazione dei tracciati. I ristori Covid sono stati importanti per non fermare il flusso degli investimenti per migliorare le infrastrutture e ottimizzare la gestione di una destinazione. In questo modo si riduce sempre di più l'impatto perché il territorio è il nostro biglietto da visita", conclude Ghezzi. 

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