Numeri "chiusi" sulle piste da sci? Gli impiantisti: "Non è facile ma sperimentazione corretta: aumenta qualità e sicurezza". La Sat: "Bene avere dei limiti"
Dopo le varie formule skipass e aver lanciato le aperture anticipate per gestire i flussi, le Funivie di Campiglio sono tornate a parlare a parlare di "numeri ideali", cioè accessi contingentati sulle piste. Una visione diversa per rispetto a Dolomiti Superski. La presidente di Anef, Valeria Ghezzi: "C'è una differenza tra le varie destinazioni: morfologia, orografia e caratteristiche". Il presidente della Sat, Cristian Ferrari: "Montagna è territorio fragile, bene avere il senso del limite"

TRENTO. Una strada non semplice ma che viene appoggiata tanto dall'associazione nazionale esercenti funiviari quanto dalla società alpinisti tridentini. A Campiglio si parla di numeri chiusi, anzi "ideali", sulle piste da sci. Le ultime stagioni invernali, nonostante le difficoltà dettate dalla crisi climatica, si sono rivelate più che positive. L'industria delle neve regge e ci si interroga sulla gestione dei flussi in alcune settimane particolarmente gettonate, Natale e Capodanno in primis.
Qualità dell'esperienza, servizi ottimali e una maggiore sicurezza sui tracciati in montagna gli obiettivi. Nelle scorse festività le località di montagna, chi più chi meno, sono state prese d'assalto. A Pinzolo si può stimare di essere passati da 3 mila abitanti a 70 mila persone.
Sono stati segnati i record di primi ingressi con 23 mila sciatori a Madonna di Campiglio e più di 8 mila a Pinzolo. Un grande lavoro per alberghi, ristoranti e operatori, così come per tutta la filiera dei servizi. Traffico sulle strade e viabilità in tilt, parcheggi pieni e code agli impianti, gestione dei rifiuti in difficoltà e acquedotto in affanno. Alcune delle criticità affrontate dall'amministrazione.
E non a caso in val Rendena si ragiona, ormai da qualche anno, sul miglioramento dell'offerta. Prezzi flessibili, pay-per-use, digitalizzazione e aperture anticipate di un'ora in alcune giornate. Si continua a lavorare sui "numeri ideali": 14-15 mila sciatori.
"Non è facile, ma è encomiabile che Campiglio voglia provare questa strada e puntare su questa novità", dice Valeria Ghezzi, presidente di Anef. "Il prodotto diventa di qualità superiore, migliora anche la sicurezza percepita. Una sperimentazione sicuramente interessante per limitare il rischio di sovraccarico di una destinazione". Per gli impiantisti il tentativo è corretto, anche se la visione di Dolomiti Superski è un po' diversa: più superficie sciabile e nessuna limitazione. La ricetta sembra quella opposta.
"C'è una differenza tra le varie destinazioni: morfologia, orografia e caratteristiche", prosegue Ghezzi. "Non c’è un numero standard che si possa applicare ovunque e comunque. Le zone del Dolomiti Superski sono più ampie e si riesce a evitare più facilmente il fenomeno di sovraccarico. Per questo ci possono essere esigenze diverse, la sperimentazione di Campiglio è positiva". Interessante anche per la Sat questa volontà di gestire i flussi.
"Apprendiamo con piacere che gli operatori degli impianti a fune si stanno interrogando sul tetto agli skipass", commenta Cristian Ferrari, presidente della Società alpinisti tridentini. "Torniamo dunque alla riflessione sul senso del limite espresso e auspicato da Sat. La montagna non va chiusa, ma vissuta con rispetto. E se da un lato il numero contingentato permette una maggiore e più attenta accoglienza degli ospiti, dall’altro pone attenzione ad un ambiente e a un territorio fragile e da preservare. Auspichiamo che la soluzione non si trasformi in un aumento della superficie sciabile, il senso del limite è un concetto che interessa anche servizi e vivibilità in vetta e nei fondovalle".
Un settore che, nonostante tutto, non sembra conoscere crisi. Oggi comunque apparentemente insostituibile nell'economia di molte comunità, un asset ancora senza alternative così forti e strutturate. "E' stato un ottimo inverno, il terzo positivo consecutivo per le Alpi e il primo di ripresa per gli Appennini", aggiunge Ghezzi. "I numeri siano positivi nonostante non sia stato un inverno molto nevoso e nonostante le condizioni non siano sempre state facili. L'innevamento artificiale permette di creare condizioni ottimali per offrire piste sempre in ottimo stato e per permettere agli addetti ai lavori di programmare la stagione sciistica. Per il momento siamo riusciti a gestire il cambiamento climatico".
La crisi climatica impone delle riflessione ma c'è un altro aspetto che preoccupa di più gli impiantisti.
"Paradossalmente per alcuni casi il cambiamento del clima aiuta", evidenzia la presidente di Anef. "A ogni modo ci sono sforzi e investimenti per adattarci, anche con il rafforzamento della stagione estiva, e trovare soluzioni fino a quando sarà possibile. Ci preoccupa di più l'inverno demografico: senza un ricambio generazionale non ci potrebbero essere clienti e lavoratori".
L'inverno, quello demografico, inizia a presentare qualche conto. La denatalità si affaccia nelle scuole superiori e conseguentemente si riflette in tutti i settori. "Non è una dinamica facile da affrontare per le comunità delle nostre valli. Il cambiamento climatico richiede attenzione e resilienza, l'inverno demografico è forse ancora più complesso da gestire e gli effetti iniziano a essere percepiti nel numero di persone che si avvicinano alla montagna. Ci si può rivolgere ai mercati dall'estero, soprattutto per i potenziali fruitori delle piste, ma è chiaro che senza una base diventa tutto più difficile e per questo dobbiamo affrontare la questione con anticipo", conclude Ghezzi.












