Bilanci da record per gli impiantisti, il traino è ancora l'inverno ma cresce l'estate: "Un periodo più redditizio e vogliamo ridurre la dipendenza dai singoli mesi"
Le destinazioni sciistiche sembrano ancora piuttosto in difficoltà nel pianificare un adattamento alla crisi climatica diverso da bacini in quota per produrre neve e linee di innevamento più efficienti. In val Rendena si parla di 250 mila primi ingressi agli impianti d'estate e si superano i 3 milioni in inverno

TRENTO. La stagione estiva è sempre più attrattiva e centrale nel turismo del Trentino ma il motore trainante, per gli impiantisti, è ancora senza dubbio l'inverno. Le belle stagioni crescono e sono interessanti sotto il profilo delle marginalità ma i numeri raccontano - in parte - le difficoltà nell'andare a toccare un modello tanto consolidato quanto redditizio. In val Rendena si parla, per esempio, di 250 mila primi ingressi d'estate a 3,2 milioni d'inverno circa.
L'inverno, destinazione più o destinazione meno, cliente più o cliente meno, in questa fase sembra aver raggiunto un po' il tetto. Ogni anno si migliora qualcosa negli arrivi e nelle presenze ma il mercato, se non è saturo, è almeno molto maturo.
Una forza che viene poi messa a bilancio con Funivie Folgarida Marilleva, per esempio, che riporta 9 milioni e Madonna di Campiglio che in sei anni ha fatto un segnare un +72% dei ricavi. Dopo le battute d'arresto a causa Covid, il settore è tornato a correre e in val Rendena si sarebbe pronti a partire con i "numeri ideali" di sciatori in pista nelle due settimane clou tra Natale e Capodanno dopo aver lanciato aperture anticipate e skipass a prezzi flessibili e dinamici.
Non a caso l'adattamento delle società impianti del territorio sull'inverno, per ora, si traduce in bacini, linee di innevamento più capillari, sistemi più potenti e tecnologicamente più avanzati per ottimizzare la produzione di neve e la preparazione dei piani sciabili, cioè le piste.
Un'altra strada per adattarsi a un clima che cambia si chiama estate. Un periodo che presenta grandi margini di crescita e che rappresenta un orizzonte interessante sul quale investire. Un periodo che - rispetto all'inverno - permette di diversificare di più l'offerta di una destinazione tra esperienze, escursionismo e bike.
"Non dobbiamo più guardare solo all'inverno, ma soprattutto all'estate", conferma Bruno Felicetti, general manager di Funivie Campiglio. "Si pensa soprattutto all'internazionalizzazione in quanto il mercato privilegiato e attualmente più importante, per distacco, è quello italiano". Ma se per gestire alcune settimane di picco a cavallo di Natale e Capodanno, si cerca di gestire i flussi tra aperture anticipate e "numeri ideali", l'estate presenta queste necessità soprattutto - e forse - a Ferragosto. Non è semplice il posizionamento perché ci si confronta con molti più competitor, il mare in primis, e incide anche il comparto delle seconde case.
"C'è più offerta, inoltre ci sono i servizi ma comunque devono essere adattati e organizzati per le esigenze di una clientela che può essere diversa". L'intenzione è di allungare la stagione "ma è un percorso che richiede tempo. Adesso siamo concentrati per avere una distribuzione migliore tra il 15 giugno e il 15 settembre", prosegue Felicetti. "Nel post Covid la montagna è sicuramente salita come gradimento e ricerca dei clienti. Oggi si lavora molto bene da metà luglio a fine agosto".
I dati "confermano che la montagna estiva ha enormi margini di crescita", commenta Valeria Ghezzi, presidente di Anef e di Funivie San Martino di Castrozza. "L'intenzione è allungare sempre di più la stagione, offrendo esperienze diversificate e accessibili anche nei mesi di 'mezzo'. I progetti sono sempre più orientati alla sostenibilità ambientale e sociale: impianti moderni, mobilità dolce, iniziative culturali e attività che valorizzano le comunità locali. L’obiettivo è una montagna come luogo di sport, ma anche di benessere, cultura e relazioni".
A grandi linee l'estate in quota è stata soddisfacente. In Trentino, Veneto e Lombardia a giugno - evidenziano gli impiantisti - ci sono stati segnali positivi, luglio in flessione a causa del meteo, mentre agosto si è caratterizzato per una buona presenza con contrazione, però, del turismo giornaliero, il settembre appare un po' in calo dalle indicazioni preliminari, più contenuto in Veneto. In Alto Adige andamento positivo in giugno e agosto, in calo a luglio e lieve flessione a settembre; clientela più internazionale, con una leggera diminuzione di italiani e tedeschi. In Valle d'Aosta giugno positivo, luglio difficile, agosto stabile rispetto al 2024 e settembre in crescita del +7%.
Gli impiantisti investono sull'estate ma restano ancora fortemente ancorati all'inverno, il core business. I numeri, infatti, pesano in larga parte sulla stagione fredda. "Dieci anni fa si contavano circa 150 persone, oggi la media per la nostra zona è di 500 turisti con picchi di 700 clienti per quanto riguarda la nostra area di gestione", continua Ghezzi. "Nell'area dell'Alpe Tognola siamo passati in 5 anni dal 2% al 10% con la stagione estiva che acquista sempre più peso nell'operatività della società ma ancora lontana da quella invernale".
L'inverno è ancora troppo preponderante ma in un'epoca di crisi climatica un adattamento è verso il potenziamento dell'estate, anche se la struttura resta diversa. "Ci sono tante iniziative da sviluppare ma in estate riusciamo a far funzionare un impianto, d'inverno entrano in gioco altre quattro funivie", evidenzia Ghezzi. "I numeri sono più ridotti e gli incrementi a doppia cifra sono ancora facili da raggiungere ma comunque è un periodo sempre più interessante. Si dovrebbero incentivare gli investimenti tra bike park, sentieri e altre opportunità adatte al territorio. Gli investimenti degli ultimi anni in molte aree alpine hanno permesso di prolungare le attività, di pianificare le aperture oltre i termini consueti, in alcuni casi addirittura fino all’inizio di novembre".
La marginalità, però, è più ampia d'estate. "I costi sono più bassi. L'inverno si deve produrre neve, battere le piste e così via. A ogni modo la prospettiva è di tenere aperto 9-10 mesi all'anno in forma continuativa, puntare ai 365 giorni. Questo significa benefici per una vallata tra indotto e occupazione: una via per contrastare lo spopolamento delle nostre montagne. L’obiettivo condiviso è di attrarre non solo sciatori ma anche famiglie, anziani, persone con disabilità e nuovi target di visitatori. Oggi non parliamo più solo di stagioni ma di un calendario lungo in cui la montagna sa proporre eventi, esperienze e servizi per pubblici diversi. Questo significa rafforzare l’economia locale, ridurre la dipendenza da singoli mesi e garantire una migliore qualità della vita per chi vive e lavora in quota. Ci vuole tempo: il Trentino turistico non è stato costruito in 10 anni e così per sviluppare le belle stagioni serve pazienza", conclude Ghezzi.












