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Il bosco diventa arte tra simboli per tutelare il paesaggio e provocazioni. A Cavareno la Landart con le opere di Francesco Lucarelli, Rodolfo Liprandi e Giovanni Bailoni

I tre artisti Francesco Lucarelli, Rodolfo Liprandi e Giovanni Bailoni trovano spazio con le loro opere nei boschi di Cavareno: un percorso che rende la pineta un piccolo museo naturale

Di Nereo Pederzolli - 06 dicembre 2023 - 16:52

CAVARENO. L’arte nel bosco e il bosco che diventa arte. I progetti si moltiplicano in continuazione, tra installazioni comunque ecocompatibili, opere d’arte in sintonia con l’habitat e simboli per incentivare alla custodia della bellezza del paesaggio, tra tutela ecologica e giuste provocazioni.

L’ultima performance artistica è stata approntata a Cavareno nell’alta val di Non.

 

Tre artisti che nella locale pineta hanno posizionato le loro opere. Decisamente in sintonia con l’areale boschivo che le circonda. Land Art, per dirla con i promotori, che hanno coinvolto Francesco Lucarelli, Rodolfo Liprandi e Giovanni Bailoni. Ognuno con una sua ‘creatura’, posizionata in un percorso che rende la pineta di Cavareno un piccolo museo naturale.

 

Progetto culturale a cura di Massimiliano Rosa, supportato dalla locale amministrazione, per rendere la pineta un luogo ancora più ameno, attrattivo, sia per i turisti che per i residenti dell’amena località nonesa. Nei giorni scorsi, la presentazione, con i discorsi di circostanza e la presenza di un solo artista, Giovanni Bailoni, unico trentino, in quanto sia Francesco Lucarelli, romano, che Rodolfo Liprandi, operativo a Varsavia, impegnati in altre performances creative.


Così la scena se l’è conquistata il timido Giovanni Bailoni, gardesano doc, protagonista di tanti eventi artistici, sempre con opere di recupero’, contro ogni spreco di materiali o di elementi del paesaggio. Ha presentato una sua davvero imponente struttura tutta legno e lamiere di latta e altri materiali di recupero altrimenti destinati alla discarica.


L’om de la falz, cioè un mastodontico simbolico personaggio che impugna la falce per tagliare l’erba. Rievoca - e colloca in bella vista - la figura e il ruolo di quanti con tecnica rurale riuscivano a tagliare l’erba dei prati per poter sfamare gli animali della stalla e nel contempo coltivare il paesaggio alpino.


Falciare è come danzare, un rito contadino che evoca fatiche e richiama altrettante gioiose occasioni conviviali. Quando il rito dello sfalcio dell’erba era momento corale, la comunità rurale alle prese con una Natura contemporaneamente rigogliosa e bizzarra. Con l’erba alimento indispensabile per gli animali della stalla, erba che caratterizza il latte e quindi rende inconfondibile il formaggio nostrano.

 

Il ‘falciatore’ di Giovanni Bailoni è la sintesi di tutto questo. Rende visibile fatica e sogno. Senza badare troppo a minuziosi dettagli estetici: conta la mole, il gesto, il ruolo stesso di chi taglia erba per far rinascere il prato. In questo caso la pineta di Cavareno. Tra le altre due opere artistiche realizzate negli ultimi mesi. Il busto di una donna che emerge dal terreno e la grazia di un cervo, figure realizzate interamente con legni reperiti nel vicino bosco. Legno, talmente primitivo da essere il primo materiale - assieme l’argilla -con il quale gli umani hanno dato forma artistica ai loro desideri, alle aspirazioni di una quotidianità tutta da interpretare.

 

Materia vegetale al servizio dell’uomo e - anche in questo caso - pure alla bellezza. Poco importa se Giovanni Bailoni ha rivestito con latta e reperti ferrosi la struttura lignea. Le tre installazioni diventano stilemi dell’habitat noneso. Da ammirare nel loro contesto naturale.

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