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| 07 mar 2023 | 19:30

"Il futuro degli impianti senza neve? Non esiste una soluzione valida per tutti", Ghezzi: "L'innevamento artificiale non va condannato: garantisce sicurezza e qualità"

Durante la presentazione del report "Nevediversa 2023", presentato stamani a Torino, è intervenuta anche Valeria Ghezzi, presidente di Anef, dando voce agli impiantisti: "Credo non ci sia una ricetta unica per affrontare i temi della montagna, che vanno visti da un punto di vista alpino, appenninico e nazionale. È necessario contestualizzare e, guardando al singolo caso, individuare le soluzioni più adeguate"

TORINO. Il nuovo report “Nevediversa 2023” di Legambiente è stato presentato stamani (7 marzo) a Torino, in occasione di una vera e propria tavola rotonda che ha reso possibile dare il via a differenti riflessioni grazie agli esperti intervenuti. Fra questi, anche Valeria Ghezzi, presidente di Anef, associazione di Confindustria che raggruppa gli esercenti degli impianti a fune. Intervento che ha consentito di dar voce, quindi, agli impiantisti.

 

Un’occasione di confronto e dialogo, guardando al futuro delle terre alte e “ai grandi e complessi problemi che bisognerà evitare di affrontare in modo semplicistico – ha esordito Ghezzi -. Per questo motivo, su tutti noi, pesa grandissima responsabilità”. 

 

“Parto dalla mia esperienza personale: gestisco un’area sciistica, una piccola società di 7 impianti, sita integralmente all’interno di un parco naturale – ha spiegato -. Un’area sciistica che il “beyond snow”, l’oltre lo sci di cui si parla oggi, ha iniziato a praticarlo ad inizi degli anni '90, quando veramente non ne parlava nessuno”. 

 

Cruciale quindi l’esperienza della presidente di Anef e fondamentale per discutere dei tanti temi affrontati in “Nevediversa 2023” a partire dalla necessità di ripensare il turismo invernale in chiave più ecosostenibile alla luce, soprattutto, della “innegabile” crisi climatica in atto. 

 

“Credo non ci sia una ricetta unica per affrontare i temi della montagna, che vanno visti da un punto di vista alpino, appenninico e nazionale. È necessario contestualizzare e, guardando al singolo caso, individuare le soluzioni più adeguate – ha fatto notare -. Non credo che nessuno dei miei colleghi voglia mettersi a discutere sul cambiamento climatico che c’è: lo vediamo tutti, è un dato di fatto”. 

 

L’intervento di Ghezzi prosegue nel racconto della pratica dell’innevamento artificiale, nato grazie a “un agricoltore della California: noi impiantisti, abbiamo semplicemente copiato l’idea. Nel tempo, questo è diventato uno strumento che garantisce qualità del prodotto e sicurezza. Se negli anni ’90 si sciava con qualche sasso o ciuffo d’erba qua e là, oggi l’esigenza dello sciatore è quello di avere un piano pista perfetto: cosa possibile soltanto grazie all’innevamento artificiale, che non è quindi una pratica per compensare ma per garantire qualità richiesta”. 

 

“I casi di cosiddetto 'accanimento terapeutico'? Parlo di quelli che conosco io e credo non si possano definire tali, come Bolbeno, stazione che funziona benissimo, diventata palestra della Provincia dei Trento. Ci siamo mai chiesti quanto investe un Comune per mantenere una piscina e quanta CO2 produca una piscina? L'impianto di Bolbeno è alimentato ad energia idroelettrica e di CO2 ne produce sicuramente poca”.

 

Secondo la presidente Anef, sarebbe necessario riflettere anche sui ‘lati positivi’ degli impianti a fune “che oggi vengono addirittura adottato nelle grandi metropoli di tutto il mondo per risolvere il problema del traffico e dello smog: “Noi non vogliamo una montagna per pochi eletti - ha concluso -. Abbiamo cura e a cuore il territorio. Quello dell’impiantista è un lavoro di passione e noi abbiamo a cuore quello che è patrimonio in primis e poi prodotto”. 

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