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| 27 ago 2023 | 19:44

"Mendicando in una piazza ho scoperto la solitudine di chi 'aveva' più di me", storia di Manuele Dalcesti: "La mia felicità l'ho trovata in un borgo in quota spopolato"

Tutto è partito dal cammino di Santiago. Un'esperienza che per Manuele Dalcesti ha segnato un nuovo inizio, fatto di lentezza ed essenzialità: "Rientrato dalla Spagna ho detto 'basta' al lavoro e alla frenesia di una vita che non mi apparteneva. Oggi le mie giornate sono fatte di piccoli gesti: la mia felicità l'ho ritrovata in un borgo semi-abbandonato a 1.200 metri di quota. Qui c'è tutto quello che ho sempre desiderato"

SAN BARTOLOMEO VAL CARVAGNA. "Mendicando in una piazza ho scoperto la solitudine degli altri". Guarda al tempo vissuto in una tenda ma anche accanto alle persone, Manuele Dalcesti, che dopo anni trascorsi a lavorare come redattore in una casa editrice di Genova ha deciso di cambiare completamente la propria esistenza "ripartendo dalle piccole cose - anticipa l'uomo a Il Dolomiti -. È stato il cammino di Santiago ad aprirmi gli occhi: dopo quell'esperienza ho compreso che dovevo dare una nuova direzione alla mia vita".

È passato oltre un decennio dal giorno della scelta di Manuele di lasciare il proprio impiego e l'appartamento in cui viveva in affitto, affidandosi per tre anni e mezzo ad una sola tenda come riparo per la notte e alla generosità delle persone "che se all'inizio erano molto diffidenti nei miei confronti hanno poi iniziato a venire da me a confidarsi, raccontandomi anche i dettagli più intimi delle proprie vite - ricorda l'uomo -. Mi ero stabilito nella piazza di un quartiere abitato principalmente da anziani: nei loro racconti percepivo solitudine e tanta sofferenza. Mendicare è stata un'esperienza dura ma che mi ha arricchito e fatto comprendere che la solitudine vera era tutt'altra cosa rispetto a quanto credevo". 

Seduto sui gradini di una chiesa Dalcesti leggeva e chiacchierava con chi si fermava accanto a lui, trasformandosi nel tempo "nel confessore del paese, con in tasca quei pochi risparmi che mi erano rimasti dal mio precedente lavoro" e insieme la voglia di trovare un luogo in cui vivere in mezzo al verde, in montagna. "Non avevo più molti soldi e non potevo permettermi una casa in affitto, tantomeno in città, posto in cui comunque non volevo più vivere: sentivo di aver bisogno di altro".

 

Bisogno di ri-partire dall'essenza delle cose, dalle mani sporche di terra e da giornate "che trascorrono più lente e senza lo stress che la vita in città inevitabilmente comporta", fa notare. Una possibilità trovata ad Oggia, borgo in quota spopolato che sorge a 1.200 metri di altitudine nel comune di San Bartolomeo Val Cavargna, in Lombardia: "Ho trovato il rustico in cui tutt'oggi vivo grazie ad un annuncio che non sembrava nemmeno reale: la proposta d'affitto era ragionevole".

Un casa antica di pietra che necessitava di qualche lavoretto e situata in mezzo al bosco (a 6 chilometri di strada, da fare rigorosamente a piedi, dal primo abitato con servizi ndr), con attorno una 30ina di abitazioni abitate solo per alcuni mesi all'anno o ancora completamente abbandonate. "Il proprietario del rustico mi aveva spiegato come sopravvivere qui, dandomi alcuni consigli ad esempio sulla necessità di organizzarsi bene, facendo abbastanza legna per tutto l'inverno: qui le temperature scendono sotto zero facilmente e le case diventano parecchio fredde". 

Da qualche anno a questa parte Dalcesti vive nel paesino "completamente da solo da ottobre a maggio – racconta -. In realtà, non proprio completamente visto che con me ci sono 10 gatti e un cane, anime con cui parlo nei miei mesi di solitudine: sono la mia famiglia". In inverno, Oggia è silenziosa "e se nevica sono completamente tagliato fuori da tutto: non si può né scendere né salire. In generale, il telefono qui prende molto raramente mentre internet invece va".

 

Le giornate dell'uomo, perlopiù lontano dalla società, trascorrono comunque in un soffio fra i piccoli lavoretti a casa, il taglio della legna, la creazione di piccoli utensili, la coltivazione di un campo "per essere il più possibile autosufficiente" ma anche lo studio delle erbe commestibili "un mondo che mi attrae moltissimo e del quale vorrei scoprire di più". Fra agosto e settembre, poi, da qualche tempo a questa parte, Manuele organizza cammini (è anche guida escursionistica di media montagna ndr) verso Santiago di Compostela, città che ha ispirato la scelta di prendere quella nuova strada "che tutt'oggi mi rende felice: desideravo da tempo questa esistenza fatta d'essenzialità, fuori dai canoni e scandita da un tempo lento. I momenti di tristezza non mancano ma ho imparato che bisogna accettarli: il bello della vita, in fondo, è anche questo".

 

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