Multati i pastori che utilizzano i recinti elettrificati per proteggersi dai lupi: “Situazione grottesca che rischia di disincentivare la convivenza”
Mentre i colleghi dei pascoli confinanti subiscono le predazioni da parte dei lupi i pastori di Ussita riescono a difendersi grazie alle opere di prevenzione, tuttavia da un po’ di tempo a questa parte gli allevatori che usano i recinti elettrificati vengono multati: “La vita dei nostri animali vale più dell’interpretazione ambigua di una legge”

USSITA. Multati perché hanno realizzato dei recinti elettrificati per proteggere il bestiame dai lupi. È una vicenda paradossale quella che arriva dalle Marche che però vale la pena raccontare proprio perché talvolta è la burocrazia ad aggiungere bastoni fra le ruote di chi già porta avanti un’attività complessa.
Mentre i colleghi dei pascoli confinanti di Visso subiscono pesanti perdite nelle rispettive aziende (vitelli e puledri sono difficili da proteggere con gli attuali strumenti a disposizione), al contrario alcuni pastori di Ussita che allevano soprattutto pecore e capre nel Parco nazionale dei monti Sibillini, attraverso un buon uso delle misure di prevenzione come recinzioni elettrificate e cani da guardiania sono riusciti quasi ad azzerare le predazioni dei lupi.
Il paradosso è che da alcune settimane diversi pastori della zona si sono visti notificare una serie di multe. Tutto sarebbe legato a un’inedita e inusuale interpretazione di una norma contenuta nel Regolamento di Polizia Rurale Comunale da parte dei carabinieri forestali. In sostanza i pastori vengono sanzionati perché gli animali verrebbero inseriti all’interno dei recinti solo il giorno successivo alla loro installazione, questo nonostante la stessa sindaca di Ussita, Silvia Bernardini, abbia sottolineato l’importanza di questi strumenti di prevenzione. D’altra parte, considerando le alte temperature, il bestiame può essere movimentato solo all’alba per essere inserito nel recinto di pascolo.
Fra gli imprenditori multati c’è anche Silvia Bonomi, la pastora che ha fatto della convivenza con questi grandi carnivori il suo tratto distintivo. Bonomi, che alleva la Sopravissana una razza di pecore a rischio estinzione, è stata fra le prime ad adottare delle misure di prevenzione grazie alle quali è riuscita a proteggersi.
“Siamo di fronte a una situazione grottesca – denunciano gli allevatori – che rischia di disincentivare l’utilizzo degli strumenti di prevenzione come buona misura di mitigazione del conflitto tra grandi carnivori e attività zootecniche, esacerbando animi già esasperati da ben altre difficoltà, come la mancanza di acqua sui pascoli che si protrae dal sisma”.
Ora gli allevatori chiedono l’intervento della Regione e del Ministro dell’Agricoltura: “La vita dei nostri animali vale più dell’interpretazione ambigua di una legge che ci sta costando molto sia in termini economici che psicologici, in un contesto come quello dell’Appennino terremotato, in cui non si sente davvero alcun bisogno di ulteriori difficoltà”.













