Nuova funivia Moena-Valbona? ''Non sostenibile economicamente, aumenterà i rischi di instabilità geologica e di valanghe e i problemi di traffico e parcheggio''
Il consiglio direttivo di Italia Nostra interviene in maniera molto critica sull'opera prevista e della quale si discute dal 2013. Ecco tutte le problematiche fissate per punti, da quelle ambientali a quelle paesaggistiche, da quelle sulla sostenibilità economica ai parcheggi a un ipotizzato conflitto di interesse

MOENA. Rischio di instabilità geologica e valanghivo, impatto paesaggistico, perplessità sulla sostenibilità economica dell'opera, nuovi e più grandi problemi legati al traffico e ai parcheggi (e Italia Nostra cita anche un potenziale conflitto d'interesse da risolvere che riguarderebbe il sindaco che a detta dell'associazione sarebbe membro anche del consiglio di amministrazione della società di impianti addirittura come vicepresidente ma da dati pubblicati sul sito del Comune di Moena e risalenti al 2022 così non sembra quindi togliamo questo punto dalle critiche dirette poste dall'associazione). Sono tanti i dubbi e le criticità sollevate dal consiglio direttivo di Italia Nostra, l'associazione che tutela il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione, sul nuovo collegamento funiviario previsto tra Moena e Valbona.
Il progetto risale al 2013 e se già era ben avviato l'iter al termine della legislatura di Ugo Rossi in quella di Fugatti ci si è fermati alle promesse e agli annunci (addirittura nel 2019 si parlava già di avere la telecabina in funzione per l’inverno 2020-2021). Ora a un passo dalle elezioni è tornata di ''moda'' (come tantissime grandi opere in altre parti del Trentino) con nuovi rilanci da parte della Giunta provinciale e promesse per la legislatura successiva. In particolare qualche settimana fa la Giunta provinciale, dopo il parere positivo del Navip, ha ribadito l'interesse pubblico del collegamento funiviario. ''La richiesta - spiega Italia Nostra - proviene da un'associazione d'imprese formata da Leitner Spa, Sif Società Impianti Funiviari Lusia Spa e Funivie Moena Spa. Il progetto risale a una decina d'anni fa (2013) e, data la decisione della giunta provinciale di sostenere quasi metà del costo, dovrebbe entrare ora in fase esecutiva''.
L'opera prevede una cabinovia ad agganciamento automatico con cabine a 10 posti per collegare Moena alla stazione intermedia dell'impianto esistente ''Ronchi-Valbona-Le Cune''. Sarà in funzione 222 giorni l'anno, 180mila passaggi previsti, investimento iniziale quantificato in circa 11,2 milioni di euro, 5,5 milioni a carico dell'ente pubblico, 3 garantiti dagli operatori locali e 2,5/3 a carico della società che si occuperà dei lavori, la Leitner. Le cifre sono, ovviamente, lievitate in questi anni e Italia Nostra calcola in 16 milioni il costo complessivo dell'opera con intervento pubblico che si dovrebbe aggirare sui 7,8 milioni di euro.
''La gestione della cabinovia - aggiungono dal consiglio direttivo - sarà affidata per trent'anni ai soggetti promotori, in un partenariato pubblico privato dove il vantaggio per la collettività appare quantomeno dubbio. Gli operatori turistici locali sostengono l'opera ritenendo che Moena sia svantaggiata nei confronti delle località che offrono il collegamento dal paese alle aree sciabili, ma dalla cittadinanza emerge una diffusa perplessità, sostenuta dal ricordo di altre scelte sbagliate finanziate con ingenti risorse pubbliche, come la pista di rientro dal Lusia, rimasta inutilizzata (400 mila euro a carico del Comune)''.
Ed ecco punto per punto quali sono le considerazioni e le perplessità dell'associazione di tutela.
Ambiente
Dal punto di vista ambientale il tracciato inciderà un'area forestale comunale d'importanza strategica, un bosco d'abete rosso quasi totalmente distrutto o estremamente frazionato dalla tempesta Vaia e ora aggredito dal bostrico con straordinaria virulenza (condizioni che dovrebbero portare i servizi provinciali a riflessioni più accuratamente ponderate). La zona è già attraversata da quattro strade, una comunale verso Passo Lusia, molto trafficata, le altre forestali, con direttrici diverse. In un contesto così fragile, l'inserimento di un'ulteriore struttura che attraversa in diagonale più vallecole (Rif de Vanc e Valbona) è chiaramente problematico, in primo luogo per motivi di sicurezza: tutto il tracciato attraversa una zona di grave instabilità geologica, frequentemente interessata da frane. Il rischio valanghivo è chiaramente indicato nella carta di rischio della Provincia: in passato, le valanghe hanno più volte interessato la strada provinciale per Passo San Pellegrino; si pensi a cosa potrebbe accadere ora che la foresta è in gran parte scomparsa o frammentata.
Paesaggio
L'impatto sul paesaggio sarà notevole: l'impianto risulterà visibile da tutti i versanti sopra l'abitato di Moena (Doss Budon, prati di Sorte, area di Masort e di Peniola) oltre che dal versante opposto di Someda e Ronchi. Il paesaggio naturale non sarà il solo a essere penalizzato: verrà compromessa definitivamente ogni ipotesi di riqualificazione dello spazio urbano attorno al teatro – centro congressi Navalge, già oggi presenza periferica in un ambito incongruo. Il nuovo impianto che si frapporrebbe tra il centro di Moena e l'istituzione socio-culturale (che dovrebbe essere uno dei suoi vanti) ridurrà definitivamente quest'ultima a presenza episodica, marginale, decontestualizzata. Una parte importante del fondovalle sarà trasformata nel caotico ammasso di edifici eterogenei ed estranei ai caratteri del luogo, attorniati da superfici asfaltate ingombre di veicoli e "abbellite" da piloni e funi d'acciaio. Difficile fare di peggio.
Sostenibilità
Le perplessità sull'utilità e sulla sostenibilità economica sono altrettanto fondate: il recupero del capitale investito, previsto in 15 anni sulla base di 180.000 passaggi annui, appare del tutto irrealistico. Al contrario, è facile prevedere fin d'ora l'accumularsi di un indebitamento che risulterà presto insostenibile, portando al fallimento la gestione dell'impianto. Inoltre, la struttura servirebbe un'area sciabile minore (Valbona) già servita dalla cabinovia Ronchi - Valbona. Nell'ipotesi "ottimistica" che la cabinovia da Navalge incontri un ampio favore dell'utenza, data la saturazione del sistema di piste e impianti di Lusia – Bellamonte, il nuovo impianto manderebbe in perdita la cabinovia esistente.
Mobilità e parcheggi
Com'è noto, Moena soffre di una cronica carenza di posti auto, che il parcheggio di Navalge ha colmato solo parzialmente. In questa situazione problematica, l'impianto eliminerebbe più di 70 posti e creerebbe un ulteriore fabbisogno prodotto dalla sua utenza. Chi immagina che gli sciatori che soggiornano a Moena raggiungeranno a piedi la partenza, trascura il fatto che solo 14 delle quasi 60 strutture alberghiere (un quarto) sono ubicate entro 500 metri, ed è impensabile che un turista percorra con sci e scarponi una distanza maggiore. Le navette, quindi, saranno sempre necessarie. Non solo: gran parte dell'utenza non risiede a Moena, e raggiunge i parcheggi ai Ronchi (spesso colmi oltre la loro capienza) dall'alta valle (San Jan o Soraga) o da Predazzo, senza passare per Moena. E probabilmente continuerà a farlo, vista la viabilità più veloce e sicura. In ogni caso, delle due l'una: o il nuovo impianto non risulterà appetibile (ben al di sotto dei 180 mila passaggi anno stimati), e quindi le risorse pubbliche saranno dissipate in un'impresa fallimentare; o risulterà appetibile, e quindi Moena si ritroverà nuovamente invasa dal traffico oggi deviato sul bypass della Strada delle Dolomiti, e l'intera zona di Navalge dovrà essere trasformata in un parcheggio per centinaia di automobili. Si otterrebbero quindi due risultati: incrementare il traffico acuendo una situazione di cronica sofferenza e rendere ancora più critico il deficit complessivo dei posti auto di Moena.












