Il "No" di Europa Verde al bacino sul Bondone: "Ci sono alternative ma si continua a parlare di sviluppo sciistico, assurdo investire a basse quote"
La società impianti è tornata a parlare del bacino sul Bondone per innevare le piste. Il "No" di Europa Verde: "Economia e sostenibilità possono andare a braccetto. I turisti ne danno molteplici segnali, essendo spesso più avanti delle istituzioni"

TRENTO. Un "No" al bacino alle Viote. Il parere negativo è stato espresso da Europa Verde. Nelle scorse ore Trento Funivie ha rilanciato sulla necessità di realizzare un invaso. Un'opera strategica per ottimizzare per l'innevamento delle piste, per la preparazione del piano sciabile e per ampliare potenzialmente l'offerta del demanio. C'è la crisi climatica, ma l'aumento delle temperature medie e gli inverni sempre più secchi possono essere gestiti anche in futuro.
Ci poi dati e numeri sui quali riflettere. Il Comune ha assicurato e rassicurato Trento Funivie del massimo appoggio, anche sulla partita del bacino. Ma c'è già in distinguo nella maggioranza a palazzo Thun con il supporto della rappresentante in consiglio provinciale (Qui articolo).
"Si torna a parlare di sviluppo sciistico del Monte Bondone cavalcando controcorrente l’assurdità di investire a basse quote", commentano Andreas Fernandez e Lucia Coppola, co-portavoce di Europa Verde. "Siamo proprio sicuri che investire in innevamento in zone che sotto i 2000 metri sono molto a rischio dal punto di vista degli sport invernali a causa dei cambiamenti climatici sia una buona idea? Come la mettiamo con la crisi idrica?"
L'ultimo sito individuato, per il bacino, è verso le Tre Cime del Bondone nell'area tra la val dei Cavai e la val del Merlo è stato bocciato per la delicatezza dell'area, particolarmente pregiata e che insiste su un biotopo e parte della rete delle Riserve per il valore naturalistico. Non si esclude un profondo intervento a Mezavia ma è considerato in quel caso l'investimento non sarebbe economico. Tra le ragioni anche la bassa quota. La piana sarebbe ideale.
"Ipotesi che hanno incontrato la contrarietà delle Asuc, delle associazioni ambientaliste e di coloro che amano il Monte Bondone. Non dimentichiamo inoltre l’alta valenza ambientale delle Viote, il suo ecosistema fragile e delicato, una zona umida complessa, la cui origine viene fatta risalire all’intorbamento di un vasto lago che si è formato nel suolo morenico lasciato dalle glaciazioni", aggiungono Fernandez e Coppola. "Tuteliamo la sua splendida vegetazione, con specie protette di grande valore naturalistico, il pregiato Orto Botanico che non coltiva solo specie alpine ma anche fiori e piante tipiche delle altre catene montuose più importanti, Himalaya, Ande, Montagne Rocciose. Le praterie, i pascoli che producono pregiata fienagione, utilissima anche a livello curativo; le specie animali caratteristiche di quella zona, anfibi, coleotteri, tritoni, volpi, ungulati, urogalli".
Le Viote sono una riserva naturale "che per la sua originalità, bellezza e ricchezza di opportunità basta a se stessa. Un ecosistema che si sostiene e che regala in tutte le stagioni un ventaglio di opportunità e meraviglie incomparabili agli umani rispettosi e amanti della montagna non sfruttata e non abusata. Questi luoghi speciali non dovrebbero essere oggetto di trattativa privata. Già il monte Bondone subisce durante la stagione invernale un attacco pesante: si pensi alla musica, all’illuminazione eccessiva in notturna, al disturbo conclamato di specie protette come i galli cedroni, al carosello delle auto e all’inquinamento dei tubi di scappamento, ai parcheggi ovunque".
Da rivedere il modello di turismo. "Certo le attività umane, in primis il turismo cosiddetto dolce, devono avere un ruolo importante anche nelle aree protette, nella Rete delle Riserve che tutto dovrebbe contemplare, rispetto, tutela, attività antropiche, benessere delle persone e anche degli animali, esseri senzienti. Economia e sostenibilità possono andare a braccetto. I turisti ne danno molteplici segnali, essendo spesso più avanti delle istituzioni. Le alternative ci sono e dobbiamo prepararci per tempo. Per esempio incentivando attività sportive non energivore, non impattanti e non inquinanti, che non sconvolgano il paesaggio, rispettando anche chi la montagna la cammina, col passo lento e cadenzato che consente di ammirare la meraviglia di quei luoghi. Scarsa lungimiranza, miopia politica e rincorsa del profitto a tutti i costi rischiano di apportare danni irreparabili ad un territorio unico e prezioso. Siamo ancora in tempo per fermarci", concludono Fernandez e Coppola.


















