Per Legambiente Bolbeno è da "bandiera nera": un caso simbolo di accanimento terapeutico. Ma è davvero così o si rischia di perdere di vista l'obiettivo?
La pista più bassa d'Italia viene presa come caso simbolo di accanimento terapeutico. Ma forse si dovrebbe analizzare qualche altro esempio per un dibattito sullo sci e sulla montagna ai tempi della crisi climatica e sarebbero diverse le destinazioni da approfondire

TRENTO. E' quasi una costante fissa del report "Nevediversa" di Legambiente. La pista di Bolbeno trova quasi sempre spazio tra gli "impianti sottoposti all'accanimento terapeutico". Un caso simbolo. Ma è davvero così? Può essere preso come esempio per spingere sul cambiamento di un paradigma che vede le stazioni sciistiche certamente sulla difensiva e per certi versi pure fragili nell'approfondire nuove strategie nel contesto della crisi climatica e un futuro incerto di un'economia fondamentale per l'arco alpino?
"Si tratta della stazione sciistica più bassa d’Italia", la motivazione di Legambiente. "Nonostante la quota molto bassa, la Provincia di Trento ha deciso di finanziare con 4 milioni di euro il restyling del comprensorio sciistico Bolbeno-Borgo Lares. Il progetto prevede la realizzazione nella skiarea di una seggiovia quadriposto ad ammorsamento fisso, con una portata nominale pari a 1600 persone l’ora, e il prolungamento della pista da sci esistente per ricavare un dislivello pari a 200 metri, così da consentirne l’omologazione Fis per slalom gigante allievi e ragazzi. La pista sarà anche servita dell’impianto di innevamento, di illuminazione e del magazzino di stoccaggio dei veicoli della seggiovia".
Certo, gli effetti in generale della crisi climatica sono piuttosto evidenti, i dati sono altrettanto eloquenti. Quello appena concluso, per esempio, è stato l'inverno più caldo di sempre e la neve è merce sempre più rara (il manto nevoso sulle Alpi non è mai stato effimero come oggi in almeno 600 anni e che nell’ultimo secolo la sua durata si è accorciata in media di un mese a causa di un riscaldamento atmosferico di circa 2 gradi). Le stazioni, chi più chi meno, sono andate in sofferenza nell'affrontare un periodo difficile. E non si discutono altimetria e investimento della Provincia per il restyling dell'area. Sono corretti ma comunque prendere Bolbeno come "caso simbolo" negativo di un sistema che deve (sicuramente) cambiare non è forse totalmente centrato nelle sue intenzioni.
Ci si ferma alla quota e all'investimento ma non alla proposta peculiare. La cifra di 4 milioni non manda in default il bilancio della Provincia ma tempi e modi non erano forse stati dei migliori. La perplessità era più nel rendere Bolbeno un "manifesto" della ripartenza del Trentino nel pieno della pandemia Covid. In fondo tanti settori erano in grandissima sofferenza e i tagli ai capitoli di bilancio una realtà ma piazza Dante è andata avanti a testa bassa, anche a livello comunicativo, con il restyling del Centro di Borgo Lares, una sovraesposizione forse eccessiva.
Quella di Bolbeno è una realtà importante a livello sociale, più di 800 bambini partecipano ai corsi dello sci club, più di 2 mila "aspiranti" sciatori delle scuole scendono lungo il tracciato e più di 50 Comuni si sono convenzionati all'area, una zona di sport e di socializzazione, pensata soprattutto per i più piccoli e con prezzi quanto mai competitivi. Numeri in crescita e in controtendenza rispetto alla crisi demografica. E' questa la sua vocazione, chiara, definita e mai nascosta di una skiarea nata cinquant’anni fa su iniziativa della locale Pro Loco come una sfida a tutti i pronostici per i suoi 575 metri di quota.
La quota è bassa (anche se la posizione è particolare e arroccata con spesso inversione termica) e l'inverno è stato difficile ma la Pro Loco è riuscita a garantire 94 giorni di apertura (con partenza dal Ponte dell'Immacolata) e tutti i servizi. Una zona che è anche campo di innovazione di sperimentazione, come nel caso del cannone messo a disposizione per i test da Technoalpin e che riesce a produrre neve con temperature positive. Le idee in val Giudicarie sono chiare, idem per il contesto di una località che ha presente limiti e pregi della zona. E per questo, forse, i casi simboli dovrebbero essere ricercati altrove. In quelle destinazioni, che pure non mancano in Trentino, che ancora non affrontano a sufficienza un (difficile) futuro ormai alle porte. Fermarsi a Bolbeno rischia di far perdere la bussola, di non affrontare i nodi della crisi climatica e permette a qualche zona di nascondersi meglio.














