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Trento
27 marzo | 05:01

Dall'innevamento programmato al bacino, il Bondone e il Nevegal: stesso modello? "Similitudini nelle ambizioni ma per Belluno è più urgente una nuova visione"

"Ci sono profonde differenze, quasi decisive nel pensare a un possibile sviluppo di queste montagne attraverso la leva del turismo". Bondone e Nevegal, ecco cosa le parole di Matteo Bonazza, direttore di Progetto turismo

Dall'innevamento programmato al bacino, il Bondone e il Nevegal: stesso modello?

TRENTO. Monte Bondone e Nevegal. Montagne con l'ambizione di rappresentare un punto di riferimento quanto meno per Trento e per Belluno. Aree che da un lato beneficiano di attenzioni costanti ma soggette, forse, ancora di più alle polemiche. Destinazioni con molte similitudini nelle rispettive narrazioni, compresa la costante ricerca di un rilancio, più o meno vicino e più o meno alla portata, e che puntano per molti aspetti sulle stesse linee di investimento: impianti, bacino e innevamento programmato sempre più efficiente. 

 

"Sono due casi che presentano apparentemente molte similitudini per ambizione, posizione rispetto alle città capoluogo di Provincia e in parte dinamiche", le parole a il Dolomiti di Matteo Bonazza, direttore di Progetto turismo, società di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turistica, e presidente di G&A Group. "Ma ci sono profonde differenze, quasi decisive nel pensare a un possibile sviluppo di queste montagne attraverso la leva del turismo".

 

Una prima, forte, differenza è la quota. Se Cima Palon tocca i 2.098 metri con le piste che sviluppano fino ai 1.000 metri, il Nevegal nel contesto della crisi climatica è ancora più in difficoltà: si va dai 1.050 ai 1.675 metri. Per la fascia compresa tra zero e mille metri, la perdita del manto nevoso è di circa il 50% tra gli anni 1970 e il presente. Le stime per il futuro indicano poi che il trend non potrà invertirsi e anzi continuerà. Nel report ”Neve” di Eurac Research si valuta che, complessivamente, nella regione alpina la quantità totale di neve diminuirà in modo significativo in tutti i periodi dell’anno e in particolare in primavera e che, entro la fine del secolo, le condizioni attuali di copertura nevosa potrebbero spostarsi più in alto di 500-1000 metri, cioè nel 2100 le condizioni della neve a 2000 metri corrisponderanno a quelle che si trovano oggi a 1000-1500 metri (Qui articolo). Insomma il destino neve naturale sembra segnato, quello dell'innevamento artificiale pure traballa con le temperature più alte e le inversioni termiche sempre più costanti. 

 

Un'altra divergenza è nel bacino potenziale di utenza, se ci si ferma alle città, in una situazione di inverno demografico. "Solo Trento pesa per 115 mila abitanti mentre Belluno circa 35 mila", dice Bonazza. "Già questo è un dato molto importante sul quale riflettere per definire gli sviluppi di una stazione sciistica". Il Nevegal è stato ritenuto un possibile approdo dei turisti trevigiani e veneziani "ma rispetto al capoluogo trentino la mobilità è un punto di debolezza. La raggiungibilità è ormai un criterio non secondario: la viabilità e i collegamenti, anche ferroviari, non ottimali chiaramente sono un deterrente".

 

La situazione sicuramente più critica insomma è quella del Nevegal. Un'area in profonda sofferenza da anni mentre il Bondone, pur con le difficoltà del caso, è più in salute. Si parte dall'orgoglio dei fasti di un tempo ormai passato. L'Alpe di Trento inizia molto prima, un'epoca pionieristica. Nel 1935 la ditta Graffer costruisce lo Slittone e cambia la storia della montagna, forse anche del Continente. Un'opera d'ingegno, un'assoluta novità e il primo impianto di risalita d'Europa

 

Il primo impianto sul Colle di Belluno è invece del 1955 anche se gli sciatori, pur a piedi, frequentavano già la montagna mentre nel Dopoguerra il Bondone ha una vocazione turistica già consolidata, in costante crescita e sviluppo. Il boom nel Bellunese arriva negli anni '70 con la costruzione di tantissime seconde case di trevigiani e veneziani.

 

Tra gli anni '80 e '90 il Nevegal vive gli anni d'oro (con l'organizzazione delle Universiadi) quando invece l'Alpe di Trento, con alle spalle eventi come la Trento-Bondone automobilistica o il Trofeo Topolino inizia una progressiva fase di declino con vari tentativi e ipotesi di rilancio. Vale per entrambe. Altre destinazioni si sviluppano con forza, migliorano i collegamenti in generale, le distanze si accorciano e il mercato diventa ancora più competitivo. Un cambio di passo netto, per il Bondone, non arriva ma tra alti e bassi, varie vicissitudini legate alla società impianti e magari con difficoltà, la montagna del capoluogo trentino riesce a restare sul mercato.

 

"In questo l'Autonomia ha giocato un ruolo con la possibilità di gestire le risorse direttamente e supportare le iniziative", continua Bonazza. "Un volano che naturalmente manca nel Bellunese. E' un sistema, quello trentino, che vede il Comune di Trento e l'Azienda per il turismo del capoluogo in sinergia con i vari attori, Provincia, Trentino Marketing e stakeholders, intervenire con impegno per accompagnare il Bondone e le possibilità di sviluppo".

 

Negli anni Duemila per il Bondone (nel 2013 ospita le discipline di snowboard delle Universiadi) si aprono, ciclicamente, ulteriori ragionamenti di sviluppo: il grande impianto di collegamento con la città in primis. Il Nevegal invece cade nella spirale negativa fino alle ultime vicende legate ai passaggi degli impianti, agli investitori italo-algerini alla volontà di rilanciare il patrimonio immobiliare.

 

Un passato brillante, per entrambi, un futuro incerto, più nel Bellunese che nel nuovo rapporto Nevediversa di Legambiente compare in ben due sezioni diverse, quella relativa ai casi di “accanimento terapeutico” (le destinazioni che sopravvivono solamente attraverso fondi pubblici), e quella relativa agli edifici fatiscenti.

 

Per il rilancio del Nevegal servono risorse, per riqualificare gli impianti di risalita e innevamento, e per realizzare il progetto servono finanziamenti pubblici (Qui articolo). Un piano (e i cassetti potrebbero essere pieni) che serve anche al Bondone. I demani sciistici, altra similitudine, non sono grandi e non a caso anche Trento Funivie spinge, con sempre più convinzione sul bacino: la prospettiva potrebbe pure essere quella di aumentare i chilometri di pista perché l'innalzamento delle temperature sarebbe gestibile con una capacità di fuoco più potente e, soprattutto, garanzia di acqua (Qui articolo).

 

"L'intervento del pubblico a supporto di un imprenditore privato non va necessariamente demonizzato", commenta Bonazza. "Serve però un piano, tutti i tasselli devono essere presi in considerazione per un'idea e una visione complessiva. In questo, per quanto di mia conoscenza, il Bondone è sicuramente più avanti. Un bacino inoltre, se progettato con attenzione e integrato nel contesto ambientale, può servire per altre funzioni e rappresentare un valore aggiunto per una località. Per la montagna di Trento la quota è un fattore da valutare, però c'è ancora margine mentre per il Nevegal l'altitudine forse dovrebbe portare a un ragionamento diverso: rompere gli schemi e uscire dal modello dello sci".

 

Un altro nodo è, infatti, la necessità di diversificare l'offerta, con l'estate che diventa ogni stagione sempre di più un asset, anche per le società impianti. "In generale è tempo delle scelte, coraggiose", conclude Bonazza.

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