Che fatica in Bondone e che (enorme) cantiere in cima alla Paganella (FOTO), Trentino a due velocità sui bacini nella rincorsa a creare neve per "salvare" l'inverno
Dopo più di 5 anni il Bondone si è sbloccato per ricostruire e triplicare l'invaso di Mezavia ma in quota ancora la partita per ora è accantonata. In Panarotta i progetti non vedono la luce. Altrove invece i bacini vengono progettati e i cantieri aperti. Velocità diverse ma stesse esigenze per territori che sembrano faticare a trovare alternative alla monocoltura dell'industria delle neve e si rincorre all'innevamento programmato sempre più potente

TRENTO. Ci sono velocità diverse nella creazione di bacini a servizio dell'innevamento artificiale. Da più di cinque anni si discute di un possibile bacino alle Viote sul Monte Bondone, un'opera che praticamente è stata ipotizzata un po' ovunque in un ambiente particolarmente naturale e delicato (parte rientra nella Riserva Integrale delle Tre Cime e parte invece nella zona della torbiera). Azione invece sulla Paganella: ruspe, mezzi meccanici e squadre lavorano a spron battuto.
Si discute ormai da anni sull'Alpe di Trento. Stralciata la "linea" sul Prg, si è parlato tanto e si è arrivati poco a definire la partita. Recentemente per il Bondone c'è stato un passo in avanti sulla costruzione di un invaso con l'accordo tra Trento Funivie e le Asuc di Sopramonte, Vigolo Baselga e Baselga del Bondone per il profondo restyling dell'opera a Mezavia. Capacità triplicata che può risolvere il fronte fabbisogno di acqua, ma non la questione più tecnica sulla "distanza". La soluzione alle Viote? Per ora accantonata ma non cancellata, anche perché tra gli "evviva" dei consiglieri comunali per aver "salvato" la piana a ben vedere non c'è ancora stato un "No" deciso del Comune che attende l'analisi affidata a Università e Muse.

Anche sulle Panarotta, per esempio, le discussioni si sono arenate. Dal maxi impianto si è passati a una soluzione più light a vasconi progettata tramite Trentino Sviluppo. Nel frattempo la stazione sciistica è andata in crisi, da tre anni è chiusa e anche il prossimo inverno le probabilità di stop sono molto alte. A velocità diversa altre destinazioni.
A quota di sviluppo impiantistico anche piuttosto simile, altrove infatti le procedure appaiono più snelle, non semplificate perché iter, passaggi e procedure sono chiare e uguali per tutti, ma le decisioni vengono prese e acquisito il semaforo verde, ecco che si procede forti delle autorizzazioni. Tutto (legittimo, ben inteso) pur di rafforzare lo stoccaggio dell'acqua per produrre neve in epoca di crisi climatica e inverni sempre più secchi. L'obiettivo è sfruttare le (sempre più rare) finestre fredde per sparare a pieni giri e ottimizzare la produzione.
Dal Tonale a Folgarida fino a Pinzolo, si lavora per accumulare oro blu. Cantieri operativi sulla Paganella, un enorme intervento che modifica la zona e contestualmente porta alla sistemazione del tratto iniziale della pista "Olimpionica 3", oltre all'estensione della rete di innevamento lungo questo tracciato e lungo la "Conca d'Argento". Un'opera da 8,5 milioni (tramite Paganella Servizi, controllata di Paganella 2011, Valle Bianca e Trentino Sviluppo) e 85 mila metri cubi, che appare, almeno ora, piuttosto impattante, anche se la prescrizione del Servizio foreste punta a un "miglioramento paesaggistico" a conclusione dell'intervento. Sarà tutto sicuramente più bello anche se resta da capire quanto sia necessaria la modifica (profonda) della montagna con finalità estetiche. E' una rimodellazione in fin dei conti non richiesta.

Insomma, fermo restando le ragioni di opportunità e le diverse sensibilità, è lecita la volontà di approvvigionarsi d'acqua, forse però "miglioramenti" o altre funzioni - antincendio, agricoltura e allevamento (che certamente subentrano nei possibili utilizzi) - è meglio non tirarli in ballo perché la gestione definisce l'uso, cioè in funzione delle piste da sci.
L'industria dello sci è infatti e senza dubbio ancora un fattore strategico di sviluppo per il territorio, le società impianti e le destinazioni montane rincorrono così la neve. E come emerge dal recente rapporto della Corte dei Conti Europea sulle strategie di adattamento messe in atto dagli Stati membri, essenzialmente non ci si prepara al futuro prossimo. Per gli esperti della Commissione, infatti, soluzioni tecniche come l’innevamento artificiale, estremamente diffuso sulla catena alpina, offrono benefici temporanei ma aumentano il consumo energetico e idrico: si rischia di poi di favorire il maladattamento.
Per un Trentino che rafforza le belle stagioni e l'estate è sempre più gettonata, l'inverno è stato un po' diversificato ma si è ancora in sostanziale regime di "monocoltura" con (comprensibili) difficoltà a staccarsi da un asset considerato come un pilastro, che funziona ancora, e parte dell'identità del territorio. Si cerca di contrastare la minaccia del cambiamento climatico con bacino, tecnologia, innovazione e sistemi sempre più ottimizzati e performanti: ci si aggrappa al presente.

La Paganella ha da qualche anno intrapreso un ragionamento per interrogarsi sul futuro della fruizione della montagna. Quasi 5 mila abitanti e oltre 2 milioni di presenze turistiche nell'arco di 12 mesi, un territorio spesso preso come riferimento per il suo dinamico modello di organizzazione turistica e per la consapevolezza nella necessità di implementare e interpretare macro-scenari di cambiamento delle terre alte: ma uscire dagli investimenti sulla produzione della neve - in generale - appare ancora un passo troppo ampio.












