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Trento
06 novembre | 21:46

Il futuro del Bondone? "Con il bacino possiamo gestire l'aumento delle temperature e ampliare le piste da sci". Il grande impianto da Trento? "Avviato iter"

Il grande impianto da Trento, il bacino e l'area sciabile, il Bondone ai tempi della crisi climatica guarda allo sci. Le risposte per restare competitivi sul mercato nelle opere e nelle strutture 

TRENTO. Lo sci sul monte Bondone? Può avere ancora futuro. Ma serve acqua per l'innevamento. A dichiararlo è Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie. Se l'aumento della temperatura rimane intorno a 1,5 gradi, soglia che dovrebbe essere raggiunta tra il 2030 e il 2050, non ci sarebbero problemi, purché ci sia potenza di fuoco per preparare le piste. Un investimento che permetterebbe alla montagna del capoluogo di crescere nell'offerta di chilometri disponibili. Il tutto magari unito al grande impianto di collegamento. La crisi climatica non viene negata, ma gli impatti possono essere gestiti e la destinazione si può adattare. L'appello, però, è quello di fare in fretta. E il Comune di Trento intende supportare la sua montagna.

 

"La scorsa stagione sono stati staccati 3.300 skipass stagionali, un record nella storia della società", aggiunge Rigotti ."I dati riferiti agli incassi e alle presenze sulle piste sono positive". E Trento Funivie riparte da questi numeri. Escluso il biennio Covid e le ripercussioni causate dalla chiusura degli impianti e della successiva serrata, "il trend degli ultimi anni è in crescita costante, segno che la montagna piace e che c'è ancora spazio per lo sci".

 

Il progetto più avanzato è quello del grande impianto. "A grandi linee il progetto è delineato. C'è fiducia perché è stato avviato l'iter per la manifestazione di interesse con il quadro esigenziale". C'è la crisi climatica, "ma se l'innalzamento delle temperature resta nel range indicato di 1,5 gradi la stazione sciistica può adattarsi: si tratta di sfruttare le finestre di freddo e le precipitazioni per preparare le piste. Serve acqua e serve un bacino". 

 

Gli impiantisti proseguono negli investimenti. "Abbiamo lavorato e livellato le piste, sono più sicure. E inoltre questo contente di risparmiare sulle necessità di acqua e di energia". Una dinamica che vale anche per lo snowpark, i movimenti terra del 2017 hanno permesso di ottimizzare l'uso delle risorse. "E i tre mezzi battipista sono dotati di sensori per verificare gli spessori della neve e ottimizzare la stesura del piano sciabile". 

 

Interventi, però, che da soli non bastano. Per questo è prioritario il bacinoUn 'opera tra i 150 mila e i 210 mila metri cubi per servire l'innevamento programmato per la discesa e il fondo. Questo l'identikit. La gestione resterebbe in capo a Trento Funivie ma la funzione dell'invaso sarebbe più ampia: antincendio, irrigazione, abbeveraggio animali e idropotabile. Caratteristiche che renderebbero l'opera finanziabile a livello provinciale.

 

"Si tratta di valutare il rapporto costi-benefici", prosegue il numero uno di Trento Funivie. "Oggi dobbiamo spingere l'acqua dalla valle e da Sopramonte per coprire dai 1.100 metri di Mezavia ai 2.090 metri di cima Palon a costi esorbitanti. Il bacino che si trova a bassa quota è scarso e limitato. Ci sarebbero un grande risparmio e un dimezzamento dei costi, solo di energia sono stati spesi 200 mila euro. Risponderebbe a tutte le esigenze invernali: sci alpino, scialpinismo, fondo e così via". 

 

Un bacino inserito negli scorsi anni nel Prg del Comune (in zona Rocce Rosse), poi stralciato e da quel momento più volte ritornato alla ribalta. L'ultima volta è stata valutata la localizzazione verso le Tre Cime del Bondone nell'area tra la val dei Cavai e la val del Merlo. Un'ipotesi bocciata per la delicatezza dell'area, particolarmente pregiata e che insiste su un biotopo e parte della rete delle Riserve per il valore naturalistico. 

 

A oggi Trento Funivie ha valutato e presentato una decina di proposte, si cerca ancora un sito adatto e si valuta di intervenire sul bacino di Mezzavia, anche se quest'ultima ipotesi non sembra piacere particolarmente. "E' stata tra le prime soluzioni analizzate ma non è economico. Allargare quell'invaso per aumentare la capienza del 50% significa demolirlo e ricostruirlo. E' stato realizzato nel 2002 con altre tecnologie, presenta tantissimo cemento armato da dover smaltire e la completa messa in sicurezza dell'area costerebbe troppo rispetto ai benefici".

 

Un bacino che aprirebbe nuovi scenari per il Bondone. "La possibilità di una gestione ancora migliore nella preparazione delle piste e l'apertura tempestiva della seggiovia Rocce Rosse". Ma non solo. A quel punto si può anche pensare all'allargamento per offrire qualcosa in più di 20 chilometri di tracciati. "Ci sarebbero le possibilità per ampliare la skiarea ma oggi abbiamo la forza per coprire l'attuale superficie con qualche difficoltà, prematuro pensare a passi in avanti. Ma l'invaso permetterebbe di rispondere anche alle esigenze del mercato, orientato verso una strada precisa".

 

La società impianti incassa l'impegno del Comune nel trovare una soluzione. "Non si nega la crisi climatica ma ci sono dati in crescita. I simboli sono importanti ma sciare in notturna, per esempio, ha un costo relativo e numeri che aumentano ogni stagione. Per questo bisogna riflettere prima di compiere passi in determinate direzioni. La montagna può vivere tutto l'anno e va sostenuta in quanto avvertiamo . La neve è una necessità e un bacino può essere sostenibile. Manca ancora un punto di definizione ma lavoriamo per dare un futuro a questa ipotesi, anche a favore dello sci nordico. C'è una passione forte di Trento Funivie che fa bene alla città", le parole di Franco Ianeselli, sindaco di Trento.

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