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Trento
27 dicembre | 05:01

Crisi climatica e scialpinismo, il futuro è sulle piste? Gli impiantisti: "Sarebbe una rivoluzione. Ma è una responsabilità e non possiamo pagare il conto di tutto"

Nonostante il caldo e l'assenza di precipitazioni, le stazioni sciistiche sono aperte per la potenza di fuoco dell'innevamento. E se lo scialpinismo sbarcasse sulle piste? La presidente di Anef, Valeria Ghezzi: "Ci vorrebbero numeri più elevati ma sarebbe una rivoluzione organizzativa e giuridica. Sicuramente le leggi sono rimaste indietro mentre il mercato è andato avanti velocemente"

TRENTO. Una nuova definizione di limiti e orari, controlli e un cambio di filosofia dell'offerta con un mix di discesa e di salita. Una gestione diversa degli impianti. Ma l'ora delle scelte potrebbe essere più vicina di quanto possa apparire. Non c'è più la garanzia della neve naturale e se le stazioni sciistiche inevitabilmente soffrono, più nella preparazione dei tracciati che nei numeri, difficile per le proposte alternative avere vita semplice: per ciaspolare o per praticare scialpinismo bisogna alzarsi di quota con tutte le conseguenze del caso di accessibilità, capacità, dotazioni di sicurezza, conoscenza e preparazione. E se il futuro dello scialpinismo fosse sulle piste? Una rivoluzione per l'industria della neve con gli impiantisti che sarebbero tra i primi protagonisti di un'evoluzione dettata anche dalla crisi climatica.

 

Questo dicembre è caratterizzato da assenza di precipitazioni, temperature alte e zero termico a quote elevatissime. Eppure il ponte dell'Immacolata ha fatto registrare numeri di sciatori da record e il periodo delle festività di Natale e Capodanno sono iniziate nel migliore dei modi. Le varie società impianti hanno sfruttato le poche finestre fredde e hanno scaricato tutta la potenza di fuoco possibile. Il risultato è che la quasi totalità dei tracciati è fruibile seppur in condizioni difficili (Qui articolo).

 

"La neve tecnica resiste anche in queste condizioni particolari", dice Valeria Ghezzi, presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza. C'è stata una forte spinta tecnologia per la quale si sono ottimizzati notevolmente i costi: si produce di più e si consuma di meno. Fino a qualche anno fa una situazione di questo tipo sarebbe stata devastante per il turismo, mentre oggi abbiamo il 90% delle piste aperte e la qualità è ottima".

 

Si attende però un rientro delle temperature sui valori del periodo per non compromettere una stagione partita molto bene. "Ci sarà una valutazione dopo le festività per capire la situazione", aggiunge Ghezzi. "E' evidente che ci scontiamo con la crisi climatica e con le bizzarrie del meteo. In Austria metri di neve e dopo le Alpi poco o nulla con forti raffiche di vento, con quest'ultimo che ha creato più problemi dell'assenza di precipitazioni". 

 

L'innevamento programmato ha salvato tutto. In pista. Per il fuoripista la situazione è più complessa. In questa fase per praticare lo scialpinismo ci si deve spostare a quota più elevate ma il bacino di potenziali fruitori si riduce drasticamente. Sempre più spesso però si vedono sportivi salire ai margini delle piste di giorno, un'attività che sarebbe vietata dalle norme, oppure a piste chiuse, ancora peggio e forse ancora più pericoloso. 

 

"In molte zone - evidenzia la presidente di Anef - lo scialpinismo viene praticato sulle aree del demanio sciabile quando le piste sono chiuse e durante il servizio dei gattisti: i collaboratori soffrono moltissimo il rischio di trovarsi coinvolti in un incidente. In linea teorica si potrebbe in alcuni casi ritardare la battitura delle piste, ma questa attività richiede tempo e attenzione: se non si riesce a completare la preparazione del piano sciabile, gli sciatori si lamenterebbero o potrebbero esserci infortuni per una cattiva manutenzione del tracciato. E una società impianti potrebbe rispondere anche di quest'ultima eventualità".

 

E' comunque un controsenso praticamente italiano. Lo scialpinismo debutterà alle Olimpiadi 2026, quelle di Milano Cortina (con Trentino e Alto Adige) e l'Italia dispone di atleti di primissimo piano. E ci sono le esigenze di allenamento. "Nei casi dell'agonismo lo scialpinismo è soprattutto leggerezza e velocità. Solo una pista battuta può garantire queste caratteristiche e se si pone la questione gli impiantisti affronteranno tutto con la consueta professionalità con le competenze e con le capacità proprie del nostro core business". 

 

Poi c'è la fetta, più consistente, che salgono in quota a livello amatoriale. Ormai quasi tutte le destinazioni propongono un evento di richiamo per skialper, che si svolge in gran parte sulle piste, e la disciplina viene promossa come un'opportunità perché il mercato è in ascesa ma questo sport è sostanzialmente vietato.

 

"Ogni valle e ogni territorio ha almeno un evento ma non c'è un'organizzazione sistematica a livello di Trentino. L'inverno del lockdown c'è stato un boom - prosegue Ghezzi - tanti sono saliti con le pelli a impianti chiusi. Qualcuno probabilmente continua a privilegiare lo skialp, mentre altri sono ritornati a praticare principalmente lo sci alpino. E' chiaro, però, che c'è la necessità di sviluppare dal punto di vista normativo lo scialpinismo perché l'inserimento della disciplina alle Olimpiadi può generare ulteriore confusione. La criticità, infatti, non è quella di ricavare spazi di allenamento per i professionisti ma l'eventuale gestione degli amatoriali: servono tutele per le società impianti ma anche per gli sportivi".

 

Titolari della gestione del demanio, le società impianti potrebbero destinare alcune porzioni delle piste allo scialpinismo ma non è un passo banale e non ovunque è tecnicamente fattibile. Potrebbe però essere un modo per svincolarsi dalla monocultura e per differenziare l'offerta.

 

"E' quasi una rivoluzione perché oggi la filosofia è scendere e non salire sulla pista". Il nodo principale è relativo alla responsabilità. "Gli impiantisti non possono assumersi tutti gli oneri praticamente a scatola chiusa. Non è solo una questione di predisporre e adeguare determinate zone e battere i tracciati: la legge deve essere profondamente rivista per disciplinare nel dettaglio i vari profili giuridici. Poi serve la collaborazione e la sensibilità degli scialpinisti nel seguire le regole perché a fronte di tante persone rispettose, c'è una minoranza molto anarchica che crea difficoltà, anche dal punto di vista lavorativo ai nostri addetti".

 

Un'apertura allo scialpinismo in pista stravolgerebbe poi l'organizzazione. "La gestione sarebbe completamente diversa. Si dovrebbero, per esempio, ridefinire limiti e orari, predisporre controlli e garantire il massimo della sicurezza". E uno scialpinista sarebbe disposto a pagare per una formula skipass abbordabile? Il campione trentino Federico Nicolini si è detto disponibile (Qui articolo). "Ci vorrebbe un'ulteriore crescita dei numeri ma credo che ci sarebbe una risposta positiva del cliente a fronte della costruzione di un prodotto e di un servizio di qualità".

 

Tra un'estate sempre più forte anche per gli impiantisti, le società sono in fase di trasformazione e di adattamento. Non sono attesi cambi di scenario a breve sul fronte scialpinismo, ma i tempi di una nuova disciplina forse non sono così lontani.

 

"Con realismo e onestà intellettuale diciamo che le leggi italiane sono rimaste indietro mentre il mercato è andato avanti molto velocemente. Serve un confronto a più livelli perché la questione è più profonda di quanto appare. C'è la disponibilità delle società impianti per approfondire qualunque discussione che possa portare un beneficio, anche organizzativo, alle stazioni invernali. Il punto resta sempre quello della responsabilità, di definire regole precise e di chiarire i perimetri giuridici. Ripeto, noi siamo aperti a praticamente tutto quello che può migliorare la possibilità di vivere gli sport invernali e siamo parte attiva, però non possiamo rischiare di pagare sempre il conto per tutti. La richiesta è di trovare una soluzione percorribile per la sicurezza di tutte le parti in causa", conclude Ghezzi.

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