In rosso i sentieri dove una caduta può essere fatale, in verde quelli meno pericolosi: una mappa digitale per affrontare le montagne, la Sat: ''La sicurezza non dipende da un algoritmo''
E' stato lanciato Digiway, la prima mappa digitale che indica i rischi lungo i percorsi e che cerca di superare le differenze di classificazione tra Trentino, Alto Adige e Tirolo. Ma la montagna non è solo un algoritmo. Il presidente della Sat, Cristian Ferrari: "Non è una pagella di pericolosità, ma uno strumento di conoscenza, poi bisogna saper interpretare le situazioni. Questo sistema non è un semaforo che dice quali sentieri siano sicuri e quali invece devono essere evitati a prescindere"

TRENTO. "Questa mappa digitale non assegna una 'pagella di pericolosità' ai sentieri ma mette a disposizione degli strumenti per aiutare l'escursionista a interpretare meglio il territorio". Queste le parole di Cristian Ferrari, presidente della Società alpinisti tridentini, sul progetto Digiway. "Un utile strumento per preparare e pianificare un'uscita con maggiore prudenza".
Si deve evitare di parlare di "pericolosità dei sentieri. Un sentiero non è pericoloso in senso assoluto: Digiway non assegna un indice di pericolosità ma aiuta piuttosto a comprendere meglio le caratteristiche dell'itinerario, così come a interpretare correttamente i diversi sistemi di classificazione presenti nell'Euregio", spiega Ferrari. "Si tratta di uno strumento di conoscenza, non un semaforo che dice quali sentieri siano sicuri e quali invece devono essere evitati a prescindere".
Ma cosa è Digiway? Il progetto, varato a livello di Euregio, è la prima mappa digitale completa di esposizione al rischio di caduta per i sentieri escursionistici tra Trentino, Alto Adige e Tirolo. Questa soluzione offre, attraverso quattro livelli di colore, dal verde al rosso, quanto gravi potrebbero essere le conseguenze di una caduta in determinati passaggi.
Il verde indica un rischio basso, il rosso invece identifica un sentiero molto esposto con possibili conseguenze letali in caso di incidente. Le potenziali zone di caduta sono riconoscibili con una segnalazione aggiuntiva di colore rosa. La mappa, liberamente accessibile, può essere integrata in app, siti web o portali per le escursioni. Un progetto avviato l'anno scorso con una sperimentazione in val di Fassa e attività per mettere a punto un prototipo di applicativo in grado di produrre un bollettino informativo digitalizzato con le informazioni di chiusura e apertura dei sentieri.
Strumento utile in questo momento di boom della montagna, con una frequentazione che è aumentata negli spazi e nel tempo (con la destagionalizzazione). Segno contestualmente "più" anche sul fronte degli interventi di soccorso. E Digiway si inserisce nella cornice della "prudenza". A lavorare in questo progetto anche la Sat e questa panoramica è risultato di un confronto tra il presidente della società alpinisti tridentini con i tecnici e la commissione sentieri dell'ente di via Manci.
"Questo progetto può essere molto importante purché venga compreso nel modo corretto: Digiway non assegna una 'pagella di pericolosità' ai sentieri, ma mette a disposizione strumenti che aiutano l'escursionista a interpretare meglio il territorio", dice Ferrari. "La sicurezza in montagna nasce innanzitutto dalla conoscenza: sapere leggere la difficoltà di un itinerario, conoscere la propria preparazione e pianificare l'escursione sono gli elementi che fanno davvero la differenza. L'innovazione risiede anche nel chiarire le diverse classificazioni tra territori transfrontalieri".
Questo nuovo strumento di confronto digitale affronta sicuramente un problema sulle Alpi: chi fa escursioni transfrontaliere si imbatte in classificazioni dei sentieri diverse. In Tirolo un passaggio è "rosso", mentre in Trentino può essere "E". In Svizzera ci sono due sistemi, di cui uno prevede sei livelli. A oggi non c'era una comparabilità trasparente e comprensibile e per gli escursionisti, una situazione che può essere fonte di confusione o, nel peggiore dei casi, pericolosa.
"Chi oggi percorre le aree dell'Euregio può passare in poche ore dal Trentino all'Alto Adige oppure al Tirolo e si può trovare davanti sistemi di classificazione differenti", prosegue Ferrari. "Ecco che Digiway ha il merito di rendere queste classificazioni confrontabili e comprensibili senza sostituirle. E' un linguaggio comune che aiuta soprattutto chi arriva da altri territori a interpretare correttamente le informazioni".
Un aiuto ma non c'è il rischio zero. La prudenza resta fondamentale. "La tecnologia ci può rendere più informati, ma non necessariamente più sicuri. La sicurezza continua a dipendere dalle scelte delle persone. Un sentiero classificato come facile non è comunque senza rischi".
E' necessario avere la consapevolezza che un punto può essere "rosso", ma non bisogna sottovalutare quelli "verdi". "E' necessario prima di tutto conoscere le proprie capacità", evidenzia il presidente della Sat. "Certo la classificazione in questo modo permette di capire se le proprie capacità sono compatibili alle difficoltà. Ma le difficoltà devono essere valutate lungo il percorso momento per momento, senza arrivare a 'incrodarsi' perché ci si è spinti troppo in avanti. E' fondamentale saper leggere gli itinerari, dislivelli, lunghezza. E' chiaro che online si possono recuperare informazioni ma bisogna saperle 'leggere' e interpretare. Anche un itinerario escursionistico può diventare impegnativo se affrontato con maltempo, neve, ghiaccio o senza un'adeguata preparazione o senza adeguata attrezzatura. La classificazione descrive le caratteristiche del percorso, non elimina il rischio".
Insomma, la montagna non può essere ridotta alla valutazione di un algoritmo. "Gli strumenti digitali sono un grande aiuto, ma la montagna conserva una componente di imprevedibilità che richiede esperienza, prudenza e capacità di adattamento", continua Ferrari. "La tecnologia può fare ancora molto, ma deve restare uno strumento a supporto dell'esperienza, non sostituirla. Il futuro potrebbe essere l'integrazione di informazioni sempre più aggiornate sulle condizioni dei sentieri, sulle chiusure temporanee, sulla presenza di neve residua o di tratti danneggiati, senza perdere il valore dell'autonomia e della responsabilità personale. Nessuna applicazione potrà mai sostituire il buon senso e la capacità di rinunciare quando le condizioni lo richiedono".
Qual è il messaggio che la Sat vorrebbe trasmettere? "Che la prudenza non è un limite alla libertà, ma la condizione per continuare a vivere la montagna con soddisfazione. Informarsi prima di partire, scegliere itinerari adeguati alle proprie capacità e, se necessario, rinunciare sono gesti di responsabilità verso sé stessi e verso chi potrebbe essere chiamato a intervenire in caso di emergenza", conclude Ferrari.












