Funivia Trento-Bondone, dai rischi geologici al paesaggio i dubbi delle associazioni: "Serve valutazione completa: oggi le analisi sono solo mirate a sostenere il progetto"
Le associazioni Italia Nostra, Circolo di Trento di Legambiente, Wwf Trentino Alto Adige, Lipu, Enpa, Lav, Yaku, In Difesa Di, The Outdoor Manifesto e Mountain Wilderness hanno inviato una lettera ai servizi provinciali ma anche al sindaco del capoluogo con una serie di osservazioni per sostenere l'assoggettamento al Via in modo completo sulla funivia Trento-Bondone

TRENTO. Consumo di suolo agricolo, abbattimento di alberi, potenziali criticità geologici e impatto paesaggistico. Queste alcune delle criticità messe sul tavolo dalle associazioni ambientaliste e civiche sul progetto della funivia Trento-Monte Bondone. Le osservazioni sono state inviare ai servizi provinciali, così come al sindaco Franco Ianeselli, per chiedere che il Comune presenti un sostegno all'assoggettamento a Via.
Un progetto che si divide in due tronconi, la prima fase - la più avanzata - prevede la sostituzione dell'attuale impianto che collega il capoluogo a Sardagna con partenza spostata all'ex Sit, stazione intermedia all'ex Italcementi e poi si sale.
Ecco quindi la seconda fase da Sardagna in cima fino a Vason (con fermata a Vaneze). Se per il tronco "cittadino" ci si affida a circa 37 milioni attraverso il Pnrr, l'ipotesi iniziale era di stimolare i privati per il completamento dell'opera nell'area montagna. Poco o nulla si è mosso, così la Provincia non ha escluso di ricorrere a fondi di bilancio, altri circa 37 milioni. Un'infrastruttura - ricordiamo - che trova anche il Comune piuttosto allineato e interessato: s'ha da fare. E non mancano riferimenti a Innsbruck, Malcesine e così via.
La portata annuale dell'impianto nella sua interezza è di 910 mila passaggi. Il viaggio dalla città alla cima della montagna è di circa 13 minuti. I ricavi, calcolati sulla tariffa di 1,5 euro, è di 1,39 milioni. I costi di esercizio dovrebbero sfiorare i 4 milioni. Questi alcuni dati preliminari. Ma la funivia viene considerato un mezzo di trasporto pubblico e l'analisi costi-benefici evidenzierebbe così l'iniziativa.
Le associazioni che orbitano nella Rete climatica trentina - Italia Nostra, Circolo di Trento di Legambiente, Wwf Trentino Alto Adige, Lipu, Enpa, Lav, Yaku, In Difesa Di, The Outdoor Manifesto e Mountain Wilderness - ribadiscono le perplessità: il progetto non è una semplice sostituzione dell’attuale impianto, ma l’avvio di un collegamento più ampio fino a Vason, con significativi impatti ambientali e paesaggistici che richiedono una valutazione complessiva.
Tra le criticità segnalate: consumo di suolo agricolo, abbattimento di alberi monumentali, rischi geologici sulla falesia di Sardagna, forte impatto sul paesaggio e sul patrimonio storico-culturale, contraddizioni con le recenti varianti urbanistiche e mancata analisi di alternative progettuali.
"L'analisi delle alternative di tracciato, brevemente considerate nello studio, appare mirata a sostenere la scelta di progetto. Infatti non viene considerato il recupero del percorso attuale, anche se nello studio preliminare si legge che la funivia Trento-Sardagna costituisce 'una delle icone di Trento e del suo territorio'. Per le varie soluzioni viene segnalato che la stazione a monte sarebbe collocata in un’area classificata come zona P4 secondo la Carta di Sintesi della Pericolosità, cioè a pericolosità molto elevata, e non consentirebbe un’adeguata integrazione con il nucleo abitato di Sardagna, essendo situata in posizione marginale e non servita da adeguate infrastrutture pedonali e di trasporto. La stazione a monte nella soluzione prevista (la numero 6) appare sulla cartina molto vicina a quella prevista per le soluzioni 2, 3a, 4 e 5; se questa è in posizione marginale, lo sarà anche quella della soluzione 6. Inoltre, se il problema era la stazione a monte in zona P4, si poteva prevedere la soluzione 3a con arrivo dove è previsto per la 6".
Non si escludono possibili benefici sulla viabilità. "Si possono certamente anche essere degli impatti positivi in termini di possibile riduzione del numero di auto che accederanno alla zona di Vaneze e Vason", proseguono le associazioni. "Le riduzioni andrebbero però valutate in modo il più possibile oggettivo, sulla base del programma complessivo di interventi previsti. A quanto si legge, non si prevede una chiusura al traffico privato dell’attuale strada, Candriai non verrà servita dall’impianto e non è chiaro cosa sia previsto per accedere alle Viote; sulla base di ciò, si può pensare che si avrà solo una riduzione limitata del numero di auto.
Infine, in un bilancio costi-benefici dell’opera non si può trascurare anche l’impegno finanziario previsto per gli enti pubblici".
Insomma, Italia Nostra, Circolo di Trento di Legambiente, Wwf Trentino Alto Adige, Lipu, Enpa, Lav, Yaku, In Difesa Di, The Outdoor Manifesto e Mountain Wilderness ribadiscono che "solo una completa e partecipata può garantire trasparenza, qualità progettuale e tutela del territorio, evitando decisioni affrettate dettate dall’urgenza di rispettare le scadenze dei finanziamenti statali".












