La funivia Trento-Bondone ancora non ha un progetto fino in cima ma sfiora i 100 milioni e costa già di più? Fino a che punto è ritenuto un investimento sostenibile?
Sono iniziati i confronti pubblici per la funivia Trento-Bondone. Un'opera che dovrebbe risolvere i problemi di una montagna alla ricerca di un eterno rilancio. Ma è così?

TRENTO. Un costo salito a quasi 100 milioni e praticamente non è stata ancora spostata una pietra. Tante rassicurazioni delle istituzioni che molte osservazioni sono già state valutate e che le preoccupazioni, pur legittime, sono considerate un po' eccessive. Insomma, si parla della funivia Trento-Monte Bondone, il grande impianto che dovrebbe collegare la città alla sua montagna, un'opera chiamata a risolvere tutti i problemi di una destinazione alla costante ricerca di un rilancio.
Eppur qualcosa si muove di un'idea vecchia e forse anche superata. Rilanciata con forza tra fine agosto e inizio settembre del 2022, ormai tre anni fa, sembrano ballare già una trentina di milioni in più nel "preventivo" (si parlava di 70 milioni, oggi siamo a circa 100 milioni). I contorni però non sono ancora chiarissimi di un'opera che è già lievitata nei costi al solo pensiero. Qual è il punto di non ritorno dell'investimento? Fino a quale cifra la funivia che dovrebbe rivoluzionare il Bondone è ritenuta sostenibile? Ci si è chiesti perché i privati non hanno sgomitato fino adesso per realizzare la seconda tratta?
A bilancio della Provincia c'è la "voce" funivia, ma la casella risorse segna ancora zero. Nell'incontro di Sardagna è stato spiegato che tale cifra è stata resa disponibile a favore di Trentino Trasporti, quale partecipante come futuro esercente dell’impianto. Il dubbio sull'assegnazione delle risorse in assenza di progetto al futuro gestore sollevata da Marco Ianes (Generazione Trento) non è fuori strada.
Si sa delle partenze (ex Sit e Italcementi), un po' meno degli arrivi (Sardagna ma con la stazione spostata rispetto al punto panoramico e forse con la necessità di ridurre i volumi per "salvare" la chiesa? Dove tra Vaneze e Vason?) e non ci si ferma - come noto - a Candriai. E' poco percorribile chiudere il traffico (su quale base? Quali criteri? Quali analisi?): qual è il piano di mobilità? E come si pensa di "risarcire" Sopramonte, tagliata fuori in questa operazione, e che oggi è sì la via un po' più lunga ma - a conti fatti - più veloce in termini di raggiungibilità?
Arrivati a Vason: si è valutato che oggi l'unico impianto omologato anche per non sciatori è quello del Palon? E poi forse c'è poco altro al valico? Quindi come si pensa di collegare le Viote e magari Lagolo? A quale investimento per mantenere il servizio per l'ente pubblico e con quale cadenza? A quale costo per il cliente oppure è gratis?
Si stima di dover coprire un paio di milioni ogni anno (i costi di esercizio sfiorano i 4 milioni e l'intervento è giustificato per ragioni di trasporto pubblico): si calcola un prezzo mediano di 1,5 euro/passeggero (incassi da 900 mila e 1 milione e 300 mila euro), qual è la politica tariffaria (con e senza acquisto di skipass)?
Si è valutata la capacità di carico delle Viote e delle Tre Cime? Oggi poco o nulla infrastrutturata, parte Riserva Integrale delle Tre Cime e parte zona della torbiera. Mancano rifugi e malghe, ma per il resto la naturalità è la sua fortuna e infatti è probabilmente il fiore all'occhiello del Bondone.
A funivia approvata, qual è il piano di investimento del Comune (e della Provincia) sul Bondone? Sistemazioni e infrastrutture.
Qual è l'identità e qual è la visione sul futuro della montagna del capoluogo? Quali esperienze e prodotti sviluppare per caratterizzare l'Alpe di Trento? Per esempio poi La Leggendaria Charly Gaul (ciclismo) e la Ski Marathon (fondo - in quest'ultimo caso Asis per prima ci aveva creduto e puntato), eventi che univano sport, natura e sostenibilità, sono state abbandonate dall'Azienda per il turismo, senza che in Comune battesse ciglio (tutt'altro), ma la Trento Bondone Automobilistica viene sostenuta perché è manifestazione storica e per un week end qualche disagio si può sopportare e magari se si allungasse di qualche giorno pure meglio. A livello bike sembra tra le poche destinazioni ferme a guadare gli altri, però c'è la panchina gigante. Anche lo scoiattolo osserva dubbiosetto.

La domanda finale sul tavolo: la funivia Trento-Bondone - che è in discussione da un centinaio di anni - serve?
Per la Provincia di Maurizio Fugatti accipicchia se sì. Per il Comune targato Franco Ianeselli, eccome se sì. La narrazione è quella della palestra della città e del giardino in quota, gli esempi - un po' a caso? - di Innsbruck, Malcesine e Renon (tra ambiente, destinazione e residenzialità sono profondamente diversi), gli effetti positivi sulla mobilità e qualunque altro aspetto favorevole possa venire in mente.
Almeno sono partiti i confronti pubblici. Durante l'assemblea di Sardagna è emerso che si prevedono 96 milioni di euro per il progetto di collegamento funiviario Trento – Monte Bondone. La prima tratta, Trento-Sardagna, che è collocata integralmente nel contesto urbano, un elemento di collegamento con il nuovo hub delle autocorriere all’area ex-Sit e una stazione intermedia alla Motorizzazione, un parcheggio di attestamento di 240 posti auto, è finanziata attraverso il Pnrr da parte del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Un po' la funivia fa parte della città, un po' effettivamente l'attuale ha fatto la sua parte. Ci si deve predisporre al rilancio verso la cima e ancora non è chiarissimo il collocamento della stazione di arrivo (circa 1.300 metri più a sud del punto panoramico?) nel sobborgo da 800 residenti più o meno. Le risorse sono pubbliche ma vabbè sono attinte dal Pnrr e si chiudono entrambi gli occhi. Per il qui e ora si può parlare di 170 mila passeggeri all'anno e si può ipotizzare almeno mezzo milione - senza considerare eventuali interventi straordinari - di manutenzione. Ok c'è già e allora avanti con il restyling.
A ogni modo qui si è in fase avanzata. La procedura di valutazione di assoggettabilità alla Via è attualmente in corso (solo poi e separatamente si affronterà la seconda tratta). Entro la fine del 2025 si procederà alla pubblicazione della gara per la redazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica.
E' il prolungamento fino a Vason il nodo maggiore. Nel lanciare questa "avveniristica" idea si è parlato di circa 70 milioni complessivi e la seconda tratta, Sardagna-Vaneze-Vason, a carico dei privati, questi ultimi freddini. Le manifestazioni d'interesse sono andate sostanzialmente a vuoto e qualcosa vorrà pur dire. E allora i soldi intende trovarli la Provincia, che ci crede (sembra) tantissimo. Il Comune non si sottrae per entusiasmo.
Le stime? Una capacità di intercettare 600 mila passeggeri annui fino a Sardagna, numero che sale a 910 mila se si va su fino a Vason (più del doppio della Malcesine-Baldo); "autofinanziamento" al 40% attraverso la politica tariffaria e circa 13 minuti di viaggio su fune contro i 30-45 minuti su gomma. Un'opera che parte già in deficit di circa 2 milioni, euro più euro meno.
Un'opera dal sapore dell'all-in per rilanciare la montagna perché - bacino per l'innevamento escluso - non sembra che abbondino le idee sul Bondone. Gli operatori sono di livello e l'offerta degli hotel è mediamente alta per qualità e posti letto, soprattutto per via degli investimenti riconducibili al patto territoriale. Iniezioni di risorse (anche e tante) pubbliche per riqualificare la montagna ma non tutto sembra essere andato per il verso giusto (vogliamo parlare di Vaneze? Un auditorium comunale inagibile da anni? Strutture in larga parte obsolete e un'altra ormai abbandonata dalla notte dei tempi?) di una destinazione che è uscita infrastrutturata (forse troppo? A base prevalentemente e sostanzialmente di hotel, pochissimo extralberghiero e pochi negozi a servizio. Poca offerta diurna e notturna di divertimento) a scapito della naturalità.
Una montagna che si è caratterizzata per un forte sviluppo verticale e si confronta con l'assenza di un "effetto paese" se si sale dal versante del capoluogo.
Lato Destra Adige a Garniga ancora si discute di quale soluzione adottare per il rilancio (pure un annoso coming soon) delle terme e le caserme austroungariche vabbè. Qualcosa si muove invece sulla ricostruzione di Malga Albi, distrutta nel 2018 da un incendio. Viaggio dalla valle dei Laghi: in quel di Lagolo invece i due hotel erano andati all'asta.
Un'area da 1 milione e 200 mila presenze su per giù e sulla base dei vecchi confini dell'Azienda per il turismo, quella Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, quest'ultimo territorio passato intanto a quella del Garda. In questo contesto la montagna cittadina pesava per il 20% delle presenze, una stima di circa 300 mila pernottamenti, un terzo di questi dall'estero (tantissima Repubblica Ceca e un bel po' di Polonia, turista che arriva in località grosso modo per sciare).
Si tira in ballo la mobilità, forse in modo fuorviante. Sì c'è un problema di afflusso in determinati week end d'inverno e d'estate. Tuttavia il traffico appare circoscritto e non un problema tale da correre ai ripari con 100 milioni di impianto. La funivia potrebbe supportare il processo di destagionalizzazione. Si ipotizza un'apertura tra 240 e 360 giorni all'anno della località ma con verifica di fattibilità contro l'oggi che sembra ancora fortemente vincolato alle stagioni "tradizionali" (e d'inverno che fatica a innevare le piste da fondo) e il fuori stagione è cosa da "Cent'anni di solitudine". Da più di 5 anni non si è riusciti a prendere una decisione sul bacino d'innevamento per una stazione sciistica di 20 chilometri sotto i 2 mila metri e che scende fino a mille e 1.300 metri con tutte le proiezioni del caso.
La funivia Trento-Bondone, se l'inverno dovesse "cadere" (con un cambio di prospettiva turistica non proprio all'orizzonte), senza quei passaggi probabilmente considerati nelle analisi, garantiti e un impianto orientato anche (e forse soprattutto) alle piste, serve?












