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| 05 set 2023 | 10:10

Prima piste da sci e migliaia di sciatori, ma "ora non resta più nulla". Il racconto del "drastico disfacimento" del ghiacciaio di Scerscen

La riflessione dello scrittore Luca Rota: "C'è stato un tempo e un clima grazie al quale lassù c'erano piste, impianti, migliaia di sciatori, divertimento. Ora non c’è più nulla, anzi, c’è proprio un altro luogo rispetto ad allora. Un’altra montagna, un altro paesaggio, un mondo diverso, spesso irriconoscibile, in origine dominio dei ghiacci e del silenzio, poi conquistato e antropizzato dall’uomo il quale ora lo deve gioco forza abbandonare lasciando i segni della sua presenza, non di rado inquinanti"

SONDRIO. "Quello sul ghiacciaio di Scerscen Inferiore, in alta Valmalenco nel gruppo del Bernina, era un comprensorio sciistico estivo per 'buongustai', con due skilift che servivano piste non banali". È la descrizione fatta dello scrittore Luca Rota, che riporta il drammatico cambiamento di un ghiacciaio "che, come altri, ha subito un rapido e drastico disfacimento: ora lassù non c'è più nulla".

 

La riflessione di Rota abbraccia in generale gli esiti del cambiamento climatico in quota e guarda in particolare a quei "ghiacciai sui quali fino a qualche tempo fa si praticava lo sci estivo (o si pratica tutt’ora ma in un ambiente totalmente diverso e deteriorato rispetto a prima) che per molti versi ritengo ancor più emblematiche di altre 'glaciali' riguardo ciò che sta accadendo sulle nostre montagne in forza del cambiamento climatico", premette.

 

C'è stato "un tempo e un clima grazie al quale lassù c’erano piste, impianti, alloggi, migliaia di sciatori, divertimento, godimento - spiega lo scrittore -. Ora non c’è più nulla, anzi, c’è proprio un altro luogo rispetto ad allora. Un’altra montagna, un altro paesaggio, un mondo diverso, spesso irriconoscibile, in origine dominio dei ghiacci e del silenzio, poi conquistato e antropizzato dall’uomo il quale ora lo deve gioco forza abbandonare lasciando lassù non solo i segni della sua presenza, non di rado inquinanti, ma pure una visione della montagna e una relazione con le terre alte che non esistono più".

 

Sul ghiacciaio dello Scerscen fino a una 'trentina' di anni fa esisteva un comprensorio sciistico amato da molti: "Attivo dagli anni Settanta fino ai Novanta, si raggiungeva percorrendo in jeep un’ardita strada sterrata, stretta, tortuosa e che in certi tratti intimoriva non pochi, fino a circa 2.750 m di quota, quindi bisognava salire a piedi per un sentiero altrettanto tortuoso fino a raggiungere il rifugio Entova, posto sul margine del ghiacciaio e unico alloggio in zona, mentre sci e bagagli salivano con una teleferica. Vi erano due skilift che servivano piste non banali e, soprattutto, poste in uno scenario d’alta quota a dir poco spettacolare, al cospetto delle massime vette del Bernina". 

 

Questo, "un tempo", perché oggi il comprensorio e la sua neve sono 'scomparsi': "Purtroppo il ghiacciaio di Scerscen ha subito un rapido e drastico disfacimento: un tempo tra i più vasti delle Alpi centrali, formando con lo Scerscen superiore un'unica massa glaciale dalla quale fluiva una lingua valliva che scendeva fin quasi a 2.100 metri, è oggi ridotto a un corpo di ghiaccio grigio, sempre più fratturato da barre e cordoni rocciosi riemersi in superficie, raramente dotato di copertura nevosa e sovente percorso da numerosi torrenti epiglaciali", conclude Rota, raccontando indirettamente anche la storia di molti altri ghiacciai, come quello della Marmolada, destinati a scomparire

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