"Una sauna a 3.000 metri? Significa stare al passo coi tempi", il gestore del rifugio "Lagazuoi" e la sua visione: "Le esigenze di chi sale in montagna sono cambiate"
Dal 1965 in poi, il rifugio "Lagazuoi" ha provveduto a crescere, modernizzarsi e a diventare sempre più sostenibile, nel tentativo di stare al passo con i tempi. Il gestore: "Abbiamo fatto differenti investimenti. Qualche anno fa, per offrire un servizio in più, abbiamo installato una sauna. Non siamo, come alcuni potrebbero pensare, un grande hotel. Rimaniamo, nonostante le 'novità', una struttura in quota con i suoi relativi problemi, come quello dell'approvvigionamento idrico"

CORTINA D'AMPEZZO. In quasi 60 anni di attività sono cambiate molte cose, ma non lo spirito che abita il rifugio "Lagazuoi" o l'amore dei suoi gestori per le montagne che lo circondano. All'interno della struttura, la più alta di Cortina, si sono susseguite due differenti generazioni di rifugisti che nel corso degli anni hanno provveduto a farla crescere e modernizzarla, non soltanto rispondendo alle richieste e esigenze dei clienti ma anche guardando alla sostenibilità.
"Offrire servizi in più in un rifugio che sorge a quasi 3mila metri di quota significa stare al passo con i tempi - esordisce Guido Pompanin, che da 45 anni gestisce il "Lagazuoi", costruito da papà Ugo -. Rispetto i 'puristi' della montagna ma la verità è che chi approda in quota, prima ancora di chiedere informazioni su escursioni e sentieri, chiede dove trovare la presa di corrente per caricare il telefono o la password del wi-fi".
Secondo Guido, innovare, nei limiti del possibile, risulta quindi oggi più che mai necessario: "Lo abbiamo fatto in primis per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Già negli anni Ottanta avevamo provveduto a installare dei pannelli solari, mentre negli anni 2000 quelli fotovoltaici che, tuttavia, a causa della superficie del tetto troppo piccola non garantiscono una 'performance' grandiosa, ma qualcosina riusciamo a fare", prosegue il rifugista.
Ad aggiungersi all'impianto fotovoltaico, anche un altro che sfrutta invece il calore prodotto da frigoriferi e delle celle, rimesso in circolo "per scaldare il rifugio - dichiara Pompanin -. Ci siamo mossi da qualche anno a questa parte anche per ottimizzare il trasporto dei rifiuti a valle, acquistando delle presse che, schiacciando carta e cartone insieme, o imballaggi di plastica o ancora lattine, consentono di creare delle grandi balle di spazzatura facendo risparmiare spazio e soldi a noi e viaggi in funivia o elicottero a chi deve venire a prenderli".
Fra le novità dello storico rifugio, costruito fra 1964 e 1965 dalla guida alpina Ugo Pompanin, a quota 2752 metri, circa 10 anni fa si è aggiunta anche una particolare sauna in legno a forma di botte: "Un'idea che di fatto abbiamo copiato - confessa l'attuale gestore del "Lagazuoi" -. Una struttura della zona ne aveva infatti una. Dopo una chiacchierata con un cliente danese che mi aveva detto che avrebbe apprezzato un servizio del genere, durante un inverno che a livello di lavoro stava andando male, abbiamo deciso di acquistarne una anche noi".
Una decisione (e introduzione) che ha subito riscosso enorme successo, accontentando in particolare "gli innumerevoli clienti 'nordici' che ogni anno vengono a trovarci. Per noi ha significato e significa offrire un servizio in più, che molti apprezzano - fa notare Guido -. È posizionata in un luogo panoramico che permette di godere di una vista straordinaria ed è alimentata a legna, quindi 'green'".
"Credo sia legittimo avere una visione della montagna priva (o quasi) di ‘innovazione’, ma questa inevitabilmente cozza con la realtà dei fatti. Chi crede di poter tenere in piedi un rifugio senza servizi, dal mio punto di vista, vive fuori dal tempo", conclude.
"Non siamo, come alcuni potrebbero pensare, un grande hotel soltanto perché abbiamo una sauna: ricordo che essendo una struttura che sorge a 3mila metri di altitudine abbiamo tutti i problemi di un rifugio in quota, a partire da quelli relativi all'approvvigionamento idrico. Non so chi debba decidere chi o quante persone possano andare in montagna, ma sono sicuro che non siano i rifugisti a dover fare scuola", lascia intendere Pompanin.












