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Trento
21 agosto | 10:08

Dalle esperienze di viaggio estreme “alla ricerca del brutto” nelle discariche di mezzo mondo, la nascita di una start-up zero-waste

Sine-Shop, progetto nato dall’idea di una coppia di giovani imprenditori con sede in Val di Cembra, punta a sensibilizzare le persone sul tema ambientale, offrendo prodotti ‘zero-waste’. L’assenza di plastica e una particolare attenzione ai diversi aspetti etici della produzione diventano le leve ‘ecologiche’ per valorizzare le piccole realtà della filiera corta e coinvolgere la comunità locale

di Francesco Cestari

CEMBRA. Oltre alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla tutela della biodiversità, una delle maggiori sfide da affrontare per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità ambientale è rappresentata dalla gestione dei rifiuti. Spesso, le attività proposte a supporto dei ventisette obiettivi di sviluppo del millennio, e in particolare di quelli legati ai rifiuti, gravitano attorno al tema del riciclo dei materiali e dell’economia circolare. C’è chi, tuttavia, mette in discussione l’efficacia di un approccio calato dall’alto e promuove, al contrario, un’alternativa che punta a coinvolgere tutti.

 

Reduci da anni di viaggi dedicati all’esplorazione di svariate discariche in giro per il mondo, per conoscere i lati nascosti di alcune tra le più famose mete turistiche, Gloria Bruttomesso e Simon Sartori decidono di rientrare in Trentino e dar vita a una proposta che si pone come obiettivo quello di dimostrare che un altro modo di rapportarsi con i consumi è possibile.

 

È così che nel 2021, in piena pandemia, quando il tema era forse più evidente a tutti, costretti nelle proprie abitazioni e messi di fronte all’ingombro fisico dei rifiuti prodotti quotidianamente, che nasce la start-up di Gloria e Simon, intitolata Sine-Shop. Votata a un approccio zero-waste e cioè alla minor produzione possibile di rifiuti, l’attività della coppia di giovani imprenditori nasce con l’idea di mettere le persone nella condizione di avere il minor impatto possibile nella loro quotidianità.

 


 

Proprio come riportato nel nome - sine in latino significa senza - la giovane start-up ha mosso i primi passi proponendo prodotti senza plastica, così da non danneggiare l’organismo o l’ambiente. Nel suo primo triennio, Sine-Shop è riuscita ad ampliare la propria offerta di prodotti arrivando a coprire gran parte dei bisogni essenziali che coinvolgono la quotidianità delle persone, come la cura e l’igiene domestica. Lontani da un ecologismo di calcolo e di facciata, Gloria e Simon si mantengono distanti da uno stile promozionale che strilla dati allarmistici mettendo al centro il quotidiano.

 

Tuttavia, la cosa che rende la sfida lanciata dai due imprenditori tanto particolare è l’aver scelto come sede della propria attività un paese di montagna come Cembra. Se apparentemente potrebbe sembrare una scelta poco economica, anche solo per i costi di logistica e trasporto, il fatto di presidiare fisicamente il territorio rappresenta un asset fondamentale: la relazione con la comunità. “Inizialmente - spiega Bruttomesso - nessuno sapeva che c’eravamo, anche perchè essendo alle prime armi non ci siamo mai pubblicizzati e la maggior parte delle vendite avveniva attraverso i canali social. Nei primi tempi spedivamo in tutta Italia, da Torino alla Sicilia, in Trentino però quasi nulla. Con il tempo, si è formato un passaparola anche qui, prime tra tutte alcune donne della Val di Cembra.” “Per noi - chiosa Sartori - la priorità è la relazione. Anche se ci basiamo molto sul digitale, puntiamo a curare l’aspetto relazionale nei minimi dettagli, nella cura con cui facciamo le cose, dalla spedizione, all’imballaggio, al messaggio di ringraziamento”.

 

La comunità che si è venuta a creare negli anni attorno al progetto Sine-Shop, tuttavia, non è solo quella formata dagli oltre tremila follower del canale Instagram, bensì anche quella dei fornitori dei prodotti che vengono promossi. Tale gruppo, infatti, è formato prevalentemente da attori della cosiddetta ‘filiera corta’, e cioè famiglie e piccole realtà imprenditoriali che lavorano secondo principi etici.

 

Se generalmente è prassi comune considerare il primo triennio di un’attività imprenditoriale come un periodo sufficiente a validarne la bontà della strategia, Gloria e Simon commentano così la loro esperienza finora: “Ci piacerebbe arrivare a esportare i nostri prodotti dove ce n’è più bisogno, portando avanti il messaggio ambientale stimolando la riflessione sul tema. Allo stesso tempo, sarebbe bello che tra qualche anno non ce ne fosse più bisogno qui in Trentino”.

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