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| 31 gen 2024 | 19:44

"Immobile per 45 minuti", la valanga travolge uno stambecco (FOTO): "Con gli zoccoli piantati nella neve come piccozze (per quasi un'ora) cercando di resistere"

"Mentre cercavo di concentrarmi sugli altri, una voce in testa mi ripeteva di girarmi e guardare quell'unico stambecco da solo, quasi a volermi 'suggerire' che qualcosa sarebbe successo". Ecco il racconto del fotografo Guillaume Collombet, che a quota 2.500 sulle Alpi ha avuto occasione di assistere ad un momento davvero straordinario (che lo ha tenuto col fiato sospeso per quasi un'ora)

Immobile per 45 minuti, la valanga travolge uno stambecco: Con gli zoccoli piantati nella neve come piccozze (per quasi

SAVOIA. "Mi trovavo in una zona 'abitata' da camosci e stambecchi per scattare delle foto: mi sono tenuto a distanza per non disturbarli. La maggior parte degli animali si era raggruppata su quelle rocce dove, nonostante le copiose nevicate, c'era ancora qualche filo d'erba. In alto a destra, da solo, c'era invece un vecchio stambecco maschio. Lontano e apparentemente 'non interessante'". Anticipa con queste parole il fotografo francese Guillaume Collombet, intervistato da Il Dolomiti, il racconto della straordinaria scena (avvenuta a quota 2.500 metri sulle Alpi, nella zona di Bonneval-sur-Arc) alla quale ha avuto occasione di assistere negli scorsi giorni. 

 

"Mentre cercavo di concentrarmi sugli altri, una voce in testa mi ripeteva di girarmi e guardare quello stambecco da solo, quasi a volermi 'suggerire' che qualcosa sarebbe successo", spiega. "Dopo un po' l'animale ha abbandonato la roccia sulla quale si era isolato per unirsi agli altri, compiendo ogni passo con sicurezza - ricorda il fotografo e regista -. Le mie sensazioni, però, si facevano via via più forti, tanto da arrivare a preoccuparmi per lui, visto quanto stavo osservando".

 

"Ho scattato una 'raffica' di fotografie, nonostante inizialmente non stesse accadendo nulla: poco dopo però, una valanga si è staccata dal pendio che lo stambecco stava risalendo travolgendolo con rapidità, come un fulmine - rivela -. Di riflesso, l'animale ha, senza esitare, piantato le zampe anteriori nella neve come piccozze, mentre quelle posteriori continuavano a scivolare". La neve, racconta Collombet, intanto "crollava sotto di lui, trascinando 'lastre' lungo il pendio e ricoprendo lo stambecco, rimasto immobile". 

Poi, più nulla per quasi un'ora: "Dopo 45 minuti si è rimesso in cammino, riuscendo a sopravvivere anche quando la forza della natura sembrava avere avuto la meglio - conclude -. Gli stambecchi hanno un'udito e una vista molto sviluppati, che permettono loro di rilevare le micro-vibrazioni del manto nevoso. Capita però che alcuni rimangano, come in questo caso, intrappolati nelle valanghe in inverno, perché sono quotidianamente a contatto con ambienti estremi".

"Negli ultimi anni, peraltro, la presenza dell'uomo e delle attività umane ha costretto questi animali a ritirarsi in zone più tranquille ma anche più (potenzialmente) 'pericolose'. Non a caso, ho lavorato per più di 3 anni ad un documentario, con la volontà di raccontare come praticare al meglio gli sport all'aperto per avere un minore impatto possibile sulla fauna selvatica". 

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