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Belluno
08 dicembre | 12:39

Al via la stagione sciistica. L’appello dello scrittore Righetto: “Salite in montagna con rispetto e consapevolezza che non va solo sfruttata per divertimento”

Con il via alla stagione sciistica, lo scrittore Matteo Righetto ribadisce ancora una volta la necessità di ripensare il futuro delle montagne oltre la monocultura dello sci, per riflettere su quale economia vogliamo costruire a tutela di territori sempre più fragili. “Iniziamo a riflettere sulle cose, perché quando queste ricchezze le perdiamo, poi non le recuperiamo più”.

LIVINALLONGO DEL COL DI LANA. Al via la stagione sciistica, con il ponte dell’Immacolata che, come da tradizione, apre ai primi esodi verso le piste sempre più innevate artificialmente. “Inizia la stagione della monocultura dello sci di pista: ben venga se c’è da aiutare l’economia delle vallate, iniziamo però anche a pensare a che futuro vogliamo per l'economia di queste montagne”.

 

L’appello viene da Matteo Righetto, scrittore e presidente della sezione di Livinallongo del Club alpino italiano. Sui social, come di consueto, ha condiviso un reel di riflessione sui temi di cui da sempre si occupa: la cura delle montagne, il futuro della vallate alpine e, soprattutto, un diverso approccio culturale a ciò che le terre alte rappresentano.

 

Nel suo “Il richiamo della montagna”, pubblicato a febbraio, Righetto compie infatti una riflessione articolata attorno alla montagna al fine di comunicare la necessità di un cambio di rotta, da intraprendere partendo dalla riscoperta di sensibilità e punti di vista diversi rispetto a quelli cui siamo abituati (qui l’intervista). Il saggio tocca infatti molti temi, come il cambiamento climatico, la vita dei residenti, il turismo, l’alpinismo, il tutto nell’ottica dell’urgenza di una “rieducazione selvatica” per riscoprire un legame diverso con le terre alte.

 

Temi sui quali torna spesso anche nel suo profilo social, come appunto in apertura di questo fine settimana, subito partito, in realtà, con lunghe code e disagi lungo l’Alemagna: sintomo, forse, proprio di uno sviluppo turistico che punta più all’invasione di massa sulle piste che a una riscoperta sostenibile della vita tra le Dolomiti. “Dobbiamo pensare al futuro delle montagne nei prossimi 10-20 anni - esorta infatti Righetto - quando la neve sarà sempre di meno e ce ne vorrà sempre più di finta, e chimica, per alimentare questo sport di massa, edonistico, che non porta nulla di culturale e di davvero importante a livello di esperienza né per chi lo pratica né per chi lo ospita”.

 

Invito quindi tutti gli sciatori, che si accingono a salire in montagna nelle prossime settimane, a farlo con grande rispetto - conclude - e con la consapevolezza che la montagna è viva e che queste geografie così belle vanno custodite e non solo sfruttate per un divertimento puberale e adolescenziale, come se avessimo sempre 10 anni. Iniziamo a riflettere sulle cose, perché quando queste ricchezze le perdiamo, poi non le recuperiamo più. Buon inverno e, comunque sia, buona montagna”.

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