Dalla stalla al campo di calcio: "In alpeggio sveglia alle 4, mungiamo le vacche e facciamo burro e formaggio. Poi la sera allenamento". La storia di Marco Paulmichl
Domenica il 31enne difensore - lavoratore - goleador del Maia Alta ha deciso la sfida contro la vice capolista Cjarlins Muzane con una favolosa doppietta. Lavora sodo per dodici mesi l'anno in una categoria che di dilettantistico non ha più nulla, durante l'estate si alza alle 4 tutti i giorni e la sera scende a Merano, dopo un'ora e mezza di macchina, per allenarsi. "Le emozioni di domenica mi hanno ripagato di tutti gli sforzi"

MERANO. La doppietta di Marco Paulmichl è la rivincita della classe operaia. Che, almeno per un pomeriggio, è andata in Paradiso e ci ha portato pure il Maia Alta.
I meranesi stanno lottando con le unghie e con i denti in serie D per restare agganciati al treno playout e non perdere nemmeno troppo di vista la zona salvezza. Il campionato di Quarta Serie è una sorta di "Everest" da scalare per la società biancoblu che, dopo una strepitosa cavalcata in Eccellenza, si è ritrovata per la prima volta ad affrontare un torneo nazionale.
Un campionato che è dilettantistico solamente da un punto di vista "formale perché i calciatori sono, almeno per la stragrande maggioranza, atleti professionisti che - pur non avendo tale "status" (dedicato solamente a chi milita in serie A, serie B e serie C) - percepiscono regolarmente stipendi veri e propri (anche se vengono definiti "rimborsi") e, "di lavoro", sono giocatori di pallone. Senza "se" e senza "ma".
Per quasi tutti "funziona" così, poi ci sono le eccezioni. E nella rosa del Maia Alta, guidata da Flavio "Lupo" Toccoli, che da calciatore ha scritto la storia del pallone regionale prima con il Südtirol e poi con il Mezzocorona e da tecnico non vi è riuscito con il Trento (e, a distanza di cinque anni, è il caso di dirlo: avrebbe strameritato quell'opportunità che si era guadagnato sul campo), i "non" professionisti sono tanti. C'è chi lavora mezza giornata, chi - invece - non ha rinunciato (con grande intelligenza) alle otto ore in azienda e riesce a conciliare l'attività sportiva con il lavoro.
Gli allenamenti sono quattro, ogni tanto cinque con la rifinitura, e poi la domenica si gioca: in casa il "fortino" è sempre quello del "Lahn" davanti al meraviglioso e unico pubblico meranese, mentre per andare in trasferta si deve viaggiare parecchio e i chilometri sono sempre tantissimi, mai meno di 190 (all'andata e al ritorno) per un totale di almeno cinque ore sul pullman. Per non parlare delle trasferte "mostruose" in Friuli, a Trieste (San Luigi), Lignano e Sevegliano, la "casa" del ricchissimo Cjarlins Muzane, società che da anni punta al salto di categoria e quest'anno ha allestito - spendendo parecchio - una "super" squadra.
Ebbene, domenica non si è giocato in provincia di Udine, ma a Merano e il Maia Alta dei dilettanti ha sconfitto i friulani per 2 a 1 con una prestazione fatta di volontà, determinazione, agonismo, organizzazione e, a completare l'opera, è arrivata anche la "Dea Bendata".
E, in quella che è la millenaria sfida tra i "Davide" e i "Golia", l'uggioso pomeriggio meranese ha avuto il suo eroe di giornata: Marco Paulmichl, 31 anni da Laces, che da novembre ad aprile lavora come segretario presso un'officina a Burgusio, una frazione di Malles Venosta, mentre da maggio a ottobre si sposta a Malga Brugger, in Alta Val Venosta, in val Zerzeltal, gestita da sei anni dal fratello Dominik. Tutta la famiglia partecipa all'attività e, nonostante l'impegno sportivo sia "cambiato" decisamente, Marco non si è tirato mai indietro. Anzi.
Il Maia Alta ha, dunque, battuto la vicecapolista e l'ha fatto grazie ad una doppietta proprio di Paulmichl: sì, proprio lui, che due anni fa giocava in Promozione, che al calcio dedica le proprie serate, "macinando" almeno 120 chilometri al giorno per allenarsi e di professione è difensore. Dunque non proprio "avvezzo" al gol, ma da qualche parte era "scritto" che, prima o poi, arrivasse anche la sua giornata.
"Il calcio è la mia grande passione - racconta Marco durante una pausa lavorativa - e la coltivo sin da quando ero bambino: mio fratello giocava a pallone e mio papà era allenatore qui a Laces. Sacrifici? Tanti. Rinunce? Molte, ma poi arrivano momenti come quelli che ho vissuto domenica che ti ripagano di tutti gli sforzi. Anzi, ti "restituiscono" tutto e con gli interessi. Sono contento, lo siamo tutti e ci stiamo impegnando tanto, non solamente per noi stessi, ma per mantenere la categoria e continuare ad avere in Alto Adige una squadra di serie D che possa dare opportunità ai giovani calciatori locali".
Due gol su palla inattiva, uno più bello dell'altro, una prestazione estremamente solida in difesa e poi l'enorme festa finale davanti alla tifoseria biancoblu (da categoria superiore) e la sensazione che sì, ne vale veramente la pena.
"Da novembre ad aprile - spiega - lavoro da un meccanico in un garage di Burgusio. Inizio alle 8, alle 12 scatta la pausa pranzo, si riprende alle 13 e alle 17 esco. Durante la pausa torno a casa per pranzare e preparare la borsa del calcio perché, appena esco dall'ufficio, parto per Merano. Il rientro? Verso le 22 e si va subito a dormire, perché al mattino la sveglia suona presto. Nel periodo da maggio a ottobre, invece, aiuto mio fratello a Malga Brugger, in Alta Val Venosta. La giornata in alpeggio inizia alle 4: prima si portano le mucche dal pascolo alla stalla e si effettua la mungitura. Con il latte ricavato produciamo burro e formaggio. A mezzogiorno ci si dedica agli ospiti perché - oltre alle vacche - la malga offre anche il servizio di ristorazione, che dura circa sino alle 16. Poi è il momento di riportare le mucche in stalla e procedere ad un'altra mungitura. La giornata lavorativa termine, circa, verso le 18: quando ho allenamento riesco ad andare via un po' prima, attorno alle 16.30 per arrivare in tempo alla seduta".
Arrivare in tempo, per Paulmichl, significa affrontare un'ora e mezza di macchina ogni giorno.
"Non mi pesa - conclude -. Sin da piccolo ho sempre sognato di fare il calciatore professionista. A 30 anni, quando è arrivata la chiamata del Maia Alta, non ci ho pensato su due volte, ben consapevole delle difficoltà. Devo ringraziare tantissimo la mia famiglia che mi sostiene e mi ha spinto a prendere al volo quest'opportunità. Sono contento, preferisco vivere emozioni come quello provate domenica che avere più tempo libero la sera. Su questo non ho il minimo dubbio".














