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Trento
22 giugno | 06:00

Danni e rifiuti, salsicce abbandonate e bottiglie ovunque (FOTO), i bivacchi sempre più spesso usati per feste e pernottamenti (gratis): "Colpa anche dei social"

I bivacchi sono sempre più spesso usati in modo improprio (e talvolta pericoloso) in inverno e in estate tra feste e "vacanze gratis". Numerosi e più frequenti i casi di danni, rifiuti abbandonati e pernotti gratis. La Sat: "Una causa, certamente non l'unica, può essere ricondotta ai social. E' più difficile trasmettere un messaggio di sobrietà e di rispetto delle montagne perché è quasi impossibile governare i post sui social network"

TRENTO. Danni, rifiuti abbandonati e pernottamenti (a gratis) come se fosse un "albergo". La sezione di Avio della Società alpinisti tridentini negli anni scorsi durante i controlli hanno trovato cibo e salsicce lasciate all'esterno dell'edificio, utilizzato probabilmente per una festa. Un atteggiamento incivile ma anche potenzialmente pericoloso perché potrebbe attirare la fauna selvatica. Ma non è l'unico caso. Una situazione quasi sistematica in Trentino tanto in inverno quanto in estate. Un problema, che riguarda la fruizione dei bivacchi, che appare ormai destagionalizzato.

Qualche esempio? Il bivacco Giacomelli sulla Vigolana e Attilio Sieff sul Latemar, il Pozze in Alta Val di Non e il Segalla a passo delle Vacche in val di Fumo. Prende insomma piede un uso distorto dei bivacchi, una struttura che dovrebbe essere un punto di appoggio e di emergenza in quota. A Capanna Piz in val di Fassa qualcuno ha pensato di portare in quota perfino una stufa per riscaldare l'immobile durante una festa. Il risultato? Due escursionisti trasportati in elicottero all'ospedale a causa di un'intossicazione da monossido di carbonio (Qui articolo).

"E' purtroppo una dinamica che viene sempre più spesso segnalata", conferma Cristian Ferrari, presidente della Sat. "Gli escursionisti trasformano i bivacchi in pernotti gratuiti oppure, se possibile, ancora più grave, come luoghi per fare una festa. Il giorno dopo però sono i volontari a dover pulire la struttura, riportare a valle i rifiuti e riparare i danni". 

La Società alpinisti tridentini predica il senso del limite, sensibilizza sul rispetto di luoghi fragili, ma si scontra con situazioni che lasciano almeno perplessi. "Una causa, certamente non l'unica, può essere ricondotta ai social", dice Ferrari. "E' più difficile trasmettere un messaggio di sobrietà e di rispetto delle montagne perché è quasi impossibile governare i post sui social network. Tutto sembra più accessibile, più raggiungibile e ci si sente liberi di utilizzare un bivacco per una festa".

Al bivacco Lavacchio, un'ex casara del Comune di Avio, sul Monte Baldo la struttura dispone di un'ampia sala con tavolate, caminetto e soppalco. "Nel corso degli anni è stato usato principalmente come riparo in caso di meteo avverso o per pernottare se necessario". Ma oggi questa funzione viene dimenticata. "Attualmente viene utilizzata da gruppi per trascorrere un fine settimana a costo zero".

E il passaggio, troppo spesso, non passa inosservato tra danneggiamenti, bottiglie e rifiuti. "Abbiamo registrato danni al punto fuoco esterno, cumuli di immondizia lasciati ovunque, forzatura della porta del deposito, uso della legna per fare le grigliate all' esterno, quando il bosco si trova a cento metri. Abbiamo segnalato la situazione a Comune, forestali e giornali. Purtroppo l' abitudine di non portare i propri rifiuti a valle è dura a cambiare. La struttura è gestita da volontari Sat e si chiede più rispetto anche per chi lo frequenta in modo corretto e ci fa i complimenti".      

Non è facile nell'era del like ma il concetto è quello di cambiare il paradigma, una cultura che metta la montagna al centro del progetto. "Non si può andare in una zona solo per una foto oppure per un selfie", aggiunge Ferrari. "Un'esperienza dovrebbe andare oltre Instagram e il percorso è parte dell'escursione. E' importante che le nostre cime siano frequentate e conosciute ma il turista si deve adattare alla destinazione e non può essere viceversa. La domanda di mercato non deve essere inseguita a tutti i costi, non ci deve essere una risposta per forza".

Insomma, sviluppo "Sì" ma entro certi limiti per fornire servizi e rendere le terre alte attrattive ma anche saper rallentare. "Non si possono continuare a costruire strutture e infrastrutture, come un ponte tibetano o una panchina gigante, un impianto, un rifugio e un bivacco. Altrimenti l'asticella viene continuamente alzata e si entra in una spirale che non porta i risultati sperati. La valorizzazione delle specificità e delle peculiarità di una zona sono fondamentali ma dentro confini e paletti precisi: una scelta di campo che non può più essere rimandata", conclude Ferrari.

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