Esce dal cespuglio con una vipera attaccata alla lingua, il lagotto Ciko muore pochi attimi dopo
E' successo tra i boschi di Trasacco ieri. Il cane era andato a caccia di tartufi con il suo padrone quando ha infilato il muso in un cespuglio

TRASACCO. Gli si era attaccata alla lingua e in pochi attimi il cagnolone è morto. Un effetto del veleno rapidissimo dovuto, probabilmente al fatto che la lingua è un organo particolarmente irrorato e il serpente l'aveva morsa con forza tanto da restare agganciata per alcuni secondi. Alla fine Ciko è morto e al suo padrone non è rimasto molto da fare se non tentare una corsa precipitosa dal veterinario senza esito.
Un triste evento è avvenuto ieri sulle montagne dell'Abruzzo, tra i boschi di Trasacco non lontano dal Santuario della Madonna di Candelecchia. Un lagotto è morto dopo che è stato morso da una vipera.
Ciko si trovava in quota con il suo padrone per andare a caccia di tartufi. Naso a terra, corse rapide da un punto all'altro, vicino a radici e cespugli. Proprio mentre stava rovistando in un cespuglio, con il muso tra le piante all'improvviso ha guaito e si è ritratto. Il padrone ha visto chiaramente il serpente penzolare dalla bocca del cane, lo stava mordendo alla lingua. Poi si è staccato e si è dileguato. Il padrone si è precipitato da Ciko che subito ha cominciato a dare segnali di affanno.
Preso in braccio il cane l'uomo ha cercato di correre verso la macchina ma dopo poco Ciko era già senza vita. Il tema è molto sensibile e purtroppo più frequente di quel che si possa pensare per i nostri amici a 4 zampe.
In generale riproponiamo le regole di comportamento se si viene morsi da un serpente velenoso. La spiegazione l'aveva data a il Dolomiti l'assistente tecnico dell'Ufficio ricerca e collezioni museali del Muse Karol Tabarelli de Fatis (QUI ARTICOLO COMPLETO) che spiegava questo:
"Accertato o sospettato che il moroso inferto sia di una specie velenosa, bisogna mantenere la calma nella piena consapevolezza che in questi casi le ripercussioni severe sono rare. E' necessario considerare che più velocemente il nostro cuore batte, con maggior velocità il veleno si diffonde nell’organismo".
Il morso di vipera può presentarsi sotto forma di due fori di pari dimensioni, infiammati e dai quali spurga siero. La distanza dei fori dipende dalla specie e dall'età, ma anche dalle dimensioni dell'animale.
"I due fori più grandi - sottolinea l'assistente tecnico dell'Ufficio ricerca e collezioni museali - possono essere accompagnati dai forellini dei denti non veleniferi. Bene sapere che i fori potrebbero anche non distinguersi e potrebbe esservene addirittura uno solo, questo nel caso in cui una zanna dell'animale sia spezzata o il morso inferto di striscio".
Quali sono in sintomi? "Quelli topici - aggiunge Tabarelli de Fatis - sono dolori, bruciore, tumefazione e rossore nel punto dove il morso è localizzato. Quelli più generali sono cefalea, crampi addominali, nausea, vomito, febbre e sonnolenza".
Cosa fare? Chiamare il numero unico di emergenza e dire il più chiaramente possibile: chi sta chiamando, da dove si sta chiamando, cosa è successo, dove è successo e in che condizioni è la persona morsa. A questo si aggiunge l'accorgimento di evitare di consumare inutilmente la batteria del telefono e mantenere la linea libera, in caso i soccorsi volessero ricontattare.
"Nella quasi totalità dei casi - dice l'esperto - il morso interessa gli arti superiori e quelli inferiori, condizione non indifferente nel considerare la gravità dell'evento. Un ipotetico e improbabile morso alla gola o alla testa, alla stregua della puntura di un Imenottero, assumerebbe una gravità ben peggiore".
Un accorgimento? "Per via del gonfiore - spiega Tabarelli de Fatis - rimuovere anelli e braccialetti dell'arto interessato. Se non venissero rimossi e l'arto cominciasse a gonfiarsi, verrebbero tagliati in pronto soccorso. Mantenere il più possibile fermo l'arto e attendere l'assistenza del personale sanitario".
Solo dopo aver allertato i soccorsi e nel caso si avesse a disposizione qualche kit di pronto soccorso si può lavare abbondantemente la ferita. E' sempre utile portare in escursione una benda alta 6 centimetri con cui fasciare l'arto".
Si parte da monte del morso fino a arrivare a valle, cioè verso l'estremità. "La benda elastica - sottolinea - rallenta la circolazione linfatica, senza bloccare la circolazione con tutte le complicazioni che ne seguirebbero. Scontato che il bendaggio linfostatico va saputo fare per evitare che divenga costrittore. Sempre meglio provare a casa prima di una sua remota necessità".
Cosa non fare? Non bisogna assolutamente assumere alcolici, in quanto hanno effetto vasodilatatore e il veleno circola più facilmente. Non incidere la ferita con lame, una manovra invasiva sconsigliata, che non farebbe altro che aprire nuove vie di diffusione del veleno.
"Non succhiare il veleno - conclude Tabarelli de Fatis - gengiviti, afte o tagli in bocca potrebbero indurre il veleno in una porzione corporea ben più sensibile o andare a colpire una seconda persona, l'eventuale soccorritore che lo mette in pratica. Non utilizzare il siero antiofidico fuori dell'ambiente ospedaliero: la mortalità da shock anafilattico a seguito di utilizzo è superiore alla quella di morso da vipera".
Infine non applicare lacci emostatici: avrebbero pochi effetti positivi e molti rischi, un loro abuso comporterebbe il mancato approvvigionamento di ossigeno delle estremità corporee a valle del laccio.












