"Chiodi piantati nello stomaco e veleno: così un boccone killer nel bosco ha ucciso il cane Ares tra atroci sofferenze", la proprietaria: "Forse un'esca per i lupi o altri selvatici"
Una passeggiata nei boschi dell'Alto Adige che si è trasformata in tragedia. Il racconto di Silvia: "Prima la corsa dal veterinario, poi il viaggio in Svizzera per cercare di salvare Ares, ma ogni sforzo si è rivelato vano. Così un'esca killer ha ucciso il nostro cane, probabilmente un boccone che avrebbe dovuto uccidere qualche lupo"

BOLZANO. È una vicenda tremenda, quella avvenuta nei boschi dell'Alto Adige e raccontata da Silvia, padrona del cagnolone Ares, che nel narrare il tremendo accaduto approfitta per lanciare l'allarme, invitando tutti a "prestare massima attenzione".
La vicenda risale a venerdì 8 agosto, quando la 33enne si trovava in Val Casies con la famiglia: "Era il nostro ultimo giorno di vacanza. Frequentiamo la valle da quando avevo 6 anni - esordisce, intervistata da Il Dolomiti -. Una zona stupenda e con passeggiate bellissime, dove avevo deciso anche di portare il mio Ares, un incrocio tra un Pastore del Lagorai ed un Pastore Belga che amava la montagna e le camminate".
Dopo alcuni giorni trascorsi tra San Martino, Monguelfo e Tesido, la famiglia aveva deciso di fare un'escursione nella zona di malga Aschtalm, nel territorio di Dobbiaco: "Dopo averla raggiunta abbiamo percorso un tratto a piedi salendo fino a quota 2.100 (dove sorge un'altra malga senza ristoro ndr), per poi cominciare la discesa a piedi verso valle".
Nel rientro, mentre Silvia e Ares percorrevano una strada forestale, il cane si è avvicinato ad un albero per annusare: "Io e mio padre ci siamo subito accorti che stava masticando qualcosa e ci siamo fiondati da lui, ma quando gli abbiamo aperto la bocca - riferisce - era già troppo tardi: aveva ingoiato il boccone".
Difficile capire cosa il cagnolone potesse avere mangiato, visto che attorno all'albero in questione "c'erano solo delle feci di selvatico". Pochi minuti più tardi, purtroppo, ha avuto inizio l'incubo: "Ares ha vomitato più volte, per certi versi facendomi stare tranquilla e facendomi pensare che si fosse 'liberato'". Non è stato però così, tanto che l'animale ha subito "cominciato a mostrare segni di affaticamento".
Giunti a valle (e dopo che il cagnolone aveva bevuto tantissimo e vomitato di nuovo) Silvia ha deciso di correre dal veterinario: "Dopo diverse chiamate (erano le 18) finalmente un medico (di San Candido) ci ha dato disponibilità: prima ci ha detto di fargli mangiare qualcosa, ma dopo che ha vomitato ha deciso di riceverci d'urgenza attorno alle 21e30. Ha quindi visitato Ares, gli ha somministrato dell'antibiotico e della vitamina K per sospetto avvelenamento. Ci ha poi rimandati a casa dicendo che bisognava farlo riposare e vedere come andava la notte, perché comunque 'le mucose avevano un buon aspetto' e l’unica cosa sospetta era che aveva vomitato e camminava un po’ barcollante".
Dopo una notte trascorsa con Ares che si lamentava e "girava su se stesso", attorno alle 5 del mattino la 33enne ha deciso di prepararsi e chiedere di nuovo aiuto, per poi approdare nell'ambulatorio veterinario di San Candido: "Gli hanno fatto una flebo ed un prelievo del sangue - riferisce -. Ci hanno detto che aveva ingerito un boccone avvelenato probabilmente destinato ai selvatici - rivela la donna -. Ci è stato poi consigliato di recarci alla Clinica San Marco di Padova", raggiunta dopo un viaggio in auto con il cane in condizione critiche, attaccato alla flebo.
A Padova hanno immediatamente ricoverato l'animale in terapia intensiva e fatto esami approfonditi e raggi X, che hanno evidenziato la presenza di un chiodo piantato nello stomaco "e di alcune zone d'ombra che non si vedevano bene ma che mostravano la probabile presenza di pezzi di vetro". Un boccone letale quello ingerito da Ares, che conteneva anche una buona dose di veleno.
"L'esame tossicologico ha mostrato la presenza nel corpo del cane di glicole etilenico, liquido refrigerante utilizzato in agricoltura e a rapido assorbimento, cosa che ha reso complicatissimo intervenire - spiega ancora la donna -. A quel punto la situazione era disperata: non potevano operarlo perché era troppo debole per reggere l'anestesia e i valori dei reni erano completamente sballati". Non è rimasta che un'ultima disperata corsa verso la Svizzera, fatta dell'ex compagno di Silvia in piena notte, pur di tentare di salvare la vita dell'animale.
"Avevo passato la notte in bianco e il mio ex compagno, giunto dopo la mia chiamata in clinica a Padova, si è offerto di fare il viaggio alla volta di Zurigo, in una clinica specializzata in dialisi che ci aveva preventivato una spesa di circa 10mila euro (alla fine ridotta ndr)".
Dopo una mattinata in dialisi senza alcun tipo di miglioramento e dopo ore di atroci sofferenze, Ares è morto: "L'ho salutato in videochiamata, straziata da rabbia e dolore per l'accaduto - conclude -. Verso la fine, non rispondeva più cerebralmente ed era attaccato al respiratore. Ancora non mi capacito di come si possano creare delle esche del genere. Nessun animale dovrebbe morire così. Prestate massima attenzione".


















