Famiglia di stambecchi pascola tranquilla tra le rocce ma piomba su di loro un cane di grossa taglia, i rifugisti: ''Inammissibile. In montagna le regole esistono''
La vicenda viene raccontata oggi sulla pagina dell'Associazione rifugi del Trentino per denunciare un comportamento troppo spesso ignorato: quanto siano pericolosi e dannosi per la fauna selvatica i nostri amici a quattro zampe lasciati liberi da padroni che poi si giustificano dicendo ''tanto è buono e non ha mai fatto male a niente e nessuno''

SASS PORDOI. Una famiglia di tre stambecchi che pascolava tranquilla tra le rocce, varie persone ad ammirarla in silenzio, scattando foto e scambiandosi sorrisi. E poi. Un cane di grossa taglia, libero, che si avventa su di loro e gli ungulati che fuggono precipitosamente per evitare il peggio. La vicenda viene raccontata oggi sulla pagina dell'Associazione rifugi del Trentino per denunciare un comportamento troppo spesso ignorato: quanto siano pericolosi e dannosi per la fauna selvatica i nostri amici a quattro zampe liberi. Ne abbiamo scritto più volte di caprioli, marmotte e altri animali inseguiti e uccisi da cani lasciati liberi per il gusto di far fare loro una corsa ''che tanto non ha mai fatto male a nessuno - la spiegazione più comune - è buonissimo''.
Questa volta la predazione non c'è stata ma l'evento ha colpito molto i presenti. Il fatto è avvenuto ieri tra il Sass Pordoi, la forcella, il Rifugio Boè Sat prima di salire al Rifugio Capanna Piz Fassa. ''Una giornata splendida - raccontano i rifugisti - che questo scorcio di settembre sta regalando alla montagna, ai rifugi ancora tutti aperti e soprattutto ai frequentatori delle Dolomiti che infatti sono ancora numerosi''. Tra le rocce e i ghiaioni ''c’era una famiglia di tre stambecchi che pascolava felice tra le piccole selle erbose dell’altopiano lunare del Boè. Uno spettacolo unico che in più persone si sono appostate per fotografare in silenzio. Rapite dalla bellezza della natura e dell’ambiente così vicino''.
''Ad un certo punto è piombato su questa meraviglia, un cane di grossa taglia lasciato libero che si è messo ad inseguire gli stambecchi che ovviamente sono fuggiti. Ci sono due punti salienti - proseguono dall'associazione rifugi -: con cani di varia taglia il sentiero in salita o discesa dalla Capanna Fassa al Boè deve prima essere garantito il cammino alle persone presenti. E già lì il cane non era legato. Chi lo percorre a piedi non deve avere paura perché lo spazio dove non è ampio non ammette insicurezze; avere il cane libero che poi insegue anche la fauna locale non è ammissibile''.
La conclusione: ''Ricordatevi che la prudenza in montagna è una necessità che nasce dal bisogno di evitare di cagionare danni a se stessi, ad altri e anche all’ambiente naturale. E bisogna essere coscienti che ogni azione può avere molte conseguenze. La montagna non è tutta uno spazio selvaggio dove non vigono almeno delle regole di minimo buon senso''.













