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Trento
02 settembre | 10:53

Rifugista si rifiuta di accogliere la cagnolina ''bagnata, infreddolita e tremolante'' nonostante la grandine e il maltempo: "Dov'è finita l'umanità?"

Il racconto: "Siamo arrivati al Rifugio Val di Fumo completamente fradici, e con la cagnolina in forte difficoltà: bagnata, tremolante e infreddolita, con rischio di ipotermia o polmonite, ma il gestore non ci ha lasciati entrare. Frequentiamo la montagna da molti anni e rispettiamo scrupolosamente i regolamenti, ma qui non si trattava di una semplice regola: era una vera e propria situazione di emergenza"

A destra foto dal sito della Sat
A destra foto dal sito della Sat

TRENTO. Il fatto risale al 15 agosto 2025 ma è stato raccontato dal protagonista della vicenda soltanto nelle scorse ore. Una disavventura, quella avvenuta in Val di Fumo, condivisa sui social in un post diventato nel giro di pochissimo virale.

 

"Non sono solito fare post su Facebook, ma vi racconto cosa è accaduto a me, mia moglie e la nostra cagnolina - esordisce l'utente -. Venerdì 15 agosto abbiamo vissuto un episodio che ci ha lasciati senza parole e che riteniamo doveroso raccontare. Eravamo in escursione nella Val di Fumo, organizzati per rientrare entro le 16 a Malga Bissinia, visto che era previsto un temporale intorno alle 18. Purtroppo, alle 14, nei pressi della Casera delle Levade, mentre rientravamo dal passo della Val di Fumo, siamo stati sorpresi dal temporale".

 

Insieme ai due era presente una cagnolina anziana (di appena 8 chili di peso e di 14 anni d'età), tenuta in braccio dai proprietari per l'intero rientro, nel tentativo di proteggerla dal freddo e dalle intemperie. 

 

"Negli ultimi dieci minuti - si legge ancora sul post - poco prima di arrivare al rifugio, è arrivata anche una grandinata. Siamo arrivati al Rifugio Val di Fumo completamente fradici, e con la cagnolina in forte difficoltà: bagnata, tremolante e infreddolita, con rischio di ipotermia o polmonite, vista anche la sua età. (Ho indicato l’età e il peso della cagnolina, ma questo non è rilevante in una situazione del genere)".

 

Convinti di poter entrare in struttura senza problemi, "abbiamo chiesto al gestore se fosse possibile entrare anche solo per pochi minuti, giusto il tempo di asciugare e scaldare la cagnolina. La risposta è stata immediata e secca: «Qui i cani non entrano»".

 

E prosegue: "Abbiamo allora domandato se fosse almeno possibile fermarci nell’ingresso, ma la replica è stata sprezzante«Il cane non è mica un putelòt, eh» (non è mica un bambino). Alcune persone presenti ci hanno aiutati prestandoci le loro copertine per asciugarla, per nostra fortuna c’era un piccolo fornelleto a gas per la polenta, abbiamo quindi potuto asciugare e scaldare la nostra cagnolina, che fortunatamente si è ripresa".

 

"Prima di tornare alla macchina abbiamo voluto puntualizzare che il comportamento ci sembrava inaccettabile per un rifugio di montagna, che dovrebbe essere prima di tutto un punto di protezione e soccorso. La reazione è stata ancora più aggressiva: «Te molo en slavadenti» (ti mollo una sberla). Un collaboratore del rifugio ha persino tentato di spingerci via mettendomi una mano sulla spalla – gesto subito fermato dal gestore stesso – che poco dopo ha aggiunto: «Ti te pol entrar, el can el resta a morir de fora» (tu puoi entrare, il cane resta a morire fuori)".

 

Dopo il racconto, l'escursionista ha tenuto a precisare che lui e la moglie frequentano la montagna da molti anni, sempre informandosi a dovere su dove è possibile approdare (senza problemi) con i cani: "Rispettiamo scrupolosamente i regolamenti e sappiamo bene che il Rifugio Val di Fumo non ammette animali, ma qui non si trattava di una semplice regola: era una vera e propria situazione di emergenza". 

 

"Mai ci saremmo aspettati un atteggiamento tanto aggressivo, menefreghista e privo di umanità da parte di chi gestisce un rifugio alpino. Ricordiamo che l’art. 544-ter del Codice Penale punisce chi cagiona sofferenze ingiustificate a un animale. Negare riparo o un minimo di aiuto in una circostanza simile non solo è contrario al buon senso e all’etica della montagna, ma potrebbe anche rientrare tra i comportamenti puniti dalla legge - conclude -. Un rifugio non dovrebbe essere solo un luogo di ristoro, ma un punto di riferimento, protezione ed emergenza per chiunque si trovi in difficoltà".

 

"Nessun escursionista lascerebbe mai il proprio cane fuori a morire. Di conseguenza, atteggiamenti del genere non mettono in pericolo solo gli animali, ma anche i loro proprietari, che ovviamente non li abbandonerebbero mai.

Speriamo che episodi simili non capitino più e che chi gestisce rifugi ricordi sempre che in montagna umanità ed empatia vengono prima di tutto".

 

Una vicenda che non ha tardato a scatenare l'ira di diversi utenti sui social. Abbiamo provato a raggiungere lo storico gestore della struttura in quota in questione, che si è però detto non disposto a replicare a quanto raccontato dagli escursionisti. Resta quindi 'disponibile' una sola versione dei fatti. 

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