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Trento
03 settembre | 12:21

Cagnolina rifiutata dal rifugio, nonostante la grandine e il maltempo. La vicenda diventa politica. De Bertoldi: "Scriverò alle autorità. Pagina pessima per l'accoglienza trentina"

"Se venisse confermata la versione della famiglia, a cui è stato intimato sgarbatamente di non fare accedere all'interno la loro cagnolina nonostante l'emergenza, ciò costituirebbe una chiara violazione della normativa a tutela degli animali che in Parlamento abbiamo recentemente promulgato e per cui la Lega si è battuta. Inoltre, si tratterebbe di una pagina pessima per il settore ricettivo del mio territorio, che invece si configura da anni come "bandiera" dell'accoglienza dei visitatori e del turismo di qualità"

Cagnolina rifiutata dal rifugio, nonostante la grandine e il maltempo

TRENTO. Il "caso" della cagnolina di 14 anni che, secondo il racconto del proprietario, sarebbe stata lasciata fuori dalla struttura, alla mercé delle intemperie, dal gestore del rifugio Val di Fumo (Qui articolo), situato del territorio comunale di Valdaone, è diventata anche una questione politica.

 

Sulla vicenda è, infatti, intervenuto il deputato della Lega e presidente di Lcd Andrea de Bertoldi, che già aveva commento il post sui social de Il Dolomiti in cui era riportata la notizia che, nel giro di poche ore, ha fatto il giro della Penisola, diventando "virale" e d'interesse nazionale.

 

"Il caso della cagnolina di 14 anni lasciata fuori dal rifugio in Val di Fumo, in Trentino - scrive l'onorevole De Bertoldi in una nota ufficiale -, mentre imperversava il maltempo, malgrado le rimostranze dei proprietari nei confronti dei gestori della struttura che si sarebbero rifiutati di far accedere la povera bestiola infreddolita e tremante, è un episodio sul quale intendo fare piena luce. Se venisse confermata la versione della famiglia, a cui è stato intimato sgarbatamente di non fare accedere all'interno la loro cagnolina nonostante l'emergenza, ciò costituirebbe una chiara violazione della normativa a tutela degli animali che in Parlamento abbiamo recentemente promulgato e per cui la Lega si è battuta. Inoltre, si tratterebbe di una pagina pessima per il settore ricettivo del mio territorio, che invece si configura da anni come "bandiera" dell'accoglienza dei visitatori e del turismo di qualità. Come deputato trentino, scriverò una lettera all'assessore provinciale competente ed alle autorità di pubblica sicurezza affinché si accertino l'accaduto e le eventuali responsabilità, ma presenterò pure nelle prossime ore un'interrogazione urgente al Ministero competente, per capire come il governo intenda operare a livello nazionale per evitare in futuro episodi simili. Gli animali da compagnia ci donano infatti amore incondizionato e meritato - come le leggi prevedono - di essere trattati con responsabilità e dignità".

 

E bene ricordare, a questo punto, ricordare quanto ha scritto il proprietario della cagnolina riguardo all'episodio, accaduto a Ferragosto in Val di Fumo.

 

"Siamo arrivati al Rifugio Val di Fumo - ha scritto sui propri canali il proprietario della cagnolina - completamente fradici, e con la cagnolina in forte difficoltà: bagnata, tremolante e infreddolita, con rischio di ipotermia o polmonite, vista anche la sua età. Abbiamo chiesto al gestore se fosse possibile entrare anche solo per pochi minuti, giusto il tempo di asciugare e scaldare la cagnolina. La risposta è stata immediata e secca: "Qui i cani non entrano". Abbiamo allora domandato se fosse almeno possibile fermarci nell’ingresso, ma la replica è stata sprezzante: "Il cane non è mica un putelòt, eh" (traduzione: non è mica un bambino). Alcune persone presenti ci hanno aiutati prestandoci le loro copertine per asciugarla, per nostra fortuna c’era un piccolo fornelletto a gas per la polenta, abbiamo quindi potuto asciugare e scaldare la nostra cagnolina, che fortunatamente si è ripresa. Prima di tornare alla macchina abbiamo voluto puntualizzare che il comportamento ci sembrava inaccettabile per un rifugio di montagna, che dovrebbe essere prima di tutto un punto di protezione e soccorso. La reazione è stata ancora più aggressiva: "Te molo en slavadenti" (ti mollo una sberla). Un collaboratore del rifugio ha persino tentato di spingerci via mettendomi una mano sulla spalla - gesto subito fermato dal gestore stesso - che poco dopo ha aggiunto: "Ti te pol entrar, el can el resta a morir de fora" (tu puoi entrare, il cane resta a morire fuori). Rispettiamo scrupolosamente i regolamenti e sappiamo bene che il Rifugio Val di Fumo non ammette animali, ma qui non si trattava di una semplice regola: era una vera e propria situazione di emergenza. Mai ci saremmo aspettati un atteggiamento tanto aggressivo, menefreghista e privo di umanità da parte di chi gestisce un rifugio alpino. Ricordiamo che l’art. 544-ter del Codice Penale punisce chi cagiona sofferenze ingiustificate a un animale. Negare riparo o un minimo di aiuto in una circostanza simile non solo è contrario al buon senso e all’etica della montagna, ma potrebbe anche rientrare tra i comportamenti puniti dalla legge. Un rifugio non dovrebbe essere solo un luogo di ristoro, ma un punto di riferimento, protezione ed emergenza per chiunque si trovi in difficoltà. Nessun escursionista lascerebbe mai il proprio cane fuori a morire. Di conseguenza, atteggiamenti del genere non mettono in pericolo solo gli animali, ma anche i loro proprietari, che ovviamente non li abbandonerebbero mai. Speriamo che episodi simili non capitino più e che chi gestisce rifugi ricordi sempre che in montagna umanità ed empatia vengono prima di tutto".

 

 

Nessuna replica è stata fornita dal gestore della struttura che, interpellato, si è detto però non disponibile a rispondere a quanto raccontato dall'escursionista.

 

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