"Permettete ai cani di entrare nei rifugi", l'Enpa chiede (di nuovo) al Cai di cambiare i regolamenti dopo il caso della cagnolina rimasta fuori, nonostante il maltempo
Già nel 2023 l'associazione aveva scritto al Club alpino italiano per modificare il regolamento e aprire le porte delle strutture ai cani, in caso di necessità. L'Enpa: "Un cambio che risponde anche all'evoluzione della società"

TRENTO. "Siamo a ribadire la richiesta, in modo ancora più forte, di quanto scritto nel 2023 per modificare le norme interne di uso delle strutture che si possono definire obsolete". A dirlo Ivana Sandri, presidente dell'Enpa del Trentino. "Un cambio che risponde anche all'evoluzione della società".
Dopo l'intervento del deputato della Lega e presidente di Lcd, Andrea de Bertoldi (Qui articolo), anche Enpa del Trentino parla del "caso" della cagnolina di 14 anni che, secondo il racconto del proprietario, sarebbe stata lasciata fuori dalla struttura, alla mercé delle intemperie, dal gestore del rifugio Val di Fumo (Qui articolo), situato del territorio comunale di Valdaone. Una vicenda diventata virale sui social network e di interesse nazionale.
Già nel 2023 l'associazione aveva scritto al Club alpino italiano per modificare il regolamento e aprire le porte delle strutture ai cani, in caso di necessità. Quell'anno, infatti, era stato impedito l’accesso al bivacco Vigolana a due ragazze, che erano state costrette a rimettersi in cammino dopo le 19 "nonostante ciò mettesse a repentaglio la loro stessa sicurezza. Questo solo perché si erano rifiutate di lasciare all’esterno, esposta a evidenti e innegabili pericoli, la cagnolina. Il tutto perché forti del divieto di far accedere i cani a bivacchi e rifugi. Tutto è bene quel che finisce bene, perché il gruppetto aveva trovato rifugio, stavolta davvero un 'rifugio' in un’altra struttura".
Alle sollecitazioni sulla modifica dei termini di utilizzo delle strutture, "il Cai ci ha ribadito che si trattava di un bivacco, quindi è da ritenersi luogo di ricovero per emergenza e spetta ai frequentatori della montagna essere al corrente dei regolamenti".
Ora il caso della val di Fumo. "Anche stavolta il cane, seppure a rischio per la salute, è stato 'rimbalzato'. Il tutto, sembra, anche con toni e modalità tutt’altro che coerenti con lo spirito di accoglienza che dovrebbe essere segno distintivo di ogni rifugio. Anche in riferimento a questa situazione ci verrà risposto, sostituendo la parola 'bivacco' con la parola 'rifugio', che spetta ai frequentatori della montagna essere al corrente dei regolamenti Cai?".
Da qui l'affondo dell'Enpa. "Noi attendiamo risposta e ricordiamo che la società civile cambia e anche i 'regolamenti' dovrebbero cambiare, quanto meno prevedendo che in caso di necessità, come nei due episodi soprariportati, tutti debbano poter trovare un rifugio sicuro, perché - animali umani o 'altri' animali - tutti abbiamo diritto a essere soccorsi in caso di bisogno. Ce lo insegnano tutti i giorni i meravigliosi uomini e donne dei vigili del fuoco e del soccorso alpino, che non fanno distinzione di specie e salvano – anche – gli animali, perché 'il dolore è eterno, ha una voce e non varia', per citare Umberto Saba", conclude Sandri.











