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| 11 set 2025 | 12:54

Estate tragica in montagna, più di 1 morto alla settimana ma interventi in calo: ''La preparazione è migliorata. Quel che è inaccettabile sono i commenti sui social''

"Oggi, ogni volta che operiamo su un incidente mortale, sui "social" si leggono commenti inaccettabili, pieni di rabbia e rancore. Spesso si leggono frasi come: "Impreparati, state a casa", "Ve la siete cercata", "Fateli pagare", "Dovevate lasciarli lì". E simili: il repertorio è, purtroppo, vario. Alla prova dei fatti, posso assicurarvi, come già evidenziato, che nella maggior parte dei casi le persone soccorse sono preparate e adeguatamente attrezzate" spiega Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano

Estate tragica in montagna, più di 1 morto alla settimana ma interventi in calo: La preparazione è migliorata

AOSTA. Più frequentatori della montagna, in questo caso dell'alta montagna, ma il numero dei soccorsi è in calo, anche se quello dei decessi resta alto, più di uno alla settimana. Sono stati tre mesi all'insegna di tantissimi interventi per i tecnici del Soccorso Alpino Valdostano: nei mesi di giugno, luglio e agosto 2025 le persone soccorse sono state 567, un dato leggermente in calo rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente, quando furono complessivamente 587.

 

I decessi sono stati comunque tanti, ben 14 (lo stesso numero di dodici mesi fa: in media più di uno alla settimana), a cui vanno aggiunti tre interventi per incidente mortali avvenuti con aliante e parapendio, dunque non direttamente riconducibili all'attività in montagna.

 

Nonostante le tantissime operazioni (inevitabile: la Valle d'Aosta è un territorio completamente montuoso ad alta quota), i tecnici registrano una maggior preparazione e consapevolezza da parte degli alpinisti. E, allora, perché gli interventi sono ancora così numerosi?

 

"Il trend risulta, quindi, in calo rispetto all’anno scorso - commenta il direttore del Soccorso Alpino Valdostano, Paolo Comune - sebbene questa estate sia stata definita come "disastrosa". È una rilevazione che meriterebbe una più attenta analisi. A livello regionale, in Valle d’Aosta, i dati sono chiari: le persone infortunate sono la maggior parte, 489 unità (498 lo scorso anno) e gli escursionisti/alpinisti recuperati illesi, quindi senza necessità di intervento sanitario, sono 78 (85 lo scorso anno). Il numero delle persone recuperate senza vita è uguale: i decessi sono 14 nel periodo (nel 2025 come nel 2024). Quest’anno si aggiungono 3 interventi per incidenti mortali "aerei" (aliante e parapendio), non propriamente riconducibili, quindi, alla progressione in montagna".

 

Il numero uno del Soccorso Alpino Valdostano, realtà unica nel panorama italiano, in quanto composto esclusivamente da professionisti, analizza poi nello specifico i dati, non limitandosi a "dare i numeri".

 

“Bisogna considerare in maniera critica questo dato - spiega Comune - perché il numero di incidenti con esito mortale è dovuto a diversi fattori, che devono essere presi tutti in considerazione. Innanzitutto bisogna sottolineare che non si tratta, sempre, di eventi cagionati da scarsa preparazione o da equipaggiamento inadeguato: la causa degli incidenti, spesso, può trovarsi in un problema tecnico imprevedibile come nell’errore in progressione, come anche nella tragica fatalità. Spesso una prima analisi dell’evento non fornisce il quadro dettagliato, che viene poi ricondotto alla realtà dei fatti da specifiche indagini, che vengono condotte con il prezioso e indispensabile contributo del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. Bisogna, poi, considerare le condizioni meteo di questa estate, che hanno favorito tutte le attività outdoor con un conseguente aumento della frequentazione di escursionisti, alpinisti ed altri sportivi. È evidente che maggiore è il numero delle persone in montagna, maggiore potrebbe essere il numero degli interventi di soccorso richiesti".

 

Più persone in montagna significa, automaticamente, anche più alpinisti "improvvisati" e impreparati oppure no?

 

"C’è da dire che rispetto agli anni precedenti - analizza - si registra una maggiore attenzione e soprattutto una migliore preparazione, fisica e tecnica, dei frequentatori della montagna a tutti i livelli e stiamo notando anche, in generale, un migliore equipaggiamento. Questo significa che l’informazione e la comunicazione rispetto ai temi della sicurezza in montagna, condotta da diversi attori (rifugisti, operatori turistici, guide alpine, Fondazione Montagna Sicura, accompagnatori di media montagna) sta dando i suoi frutti. Rimane importante sottolineare il fatto che non sempre l’intervento dell’elicottero è possibile. Ciò significa che in tal caso, le squadre di soccorso devono procedere via terra, affrontando condizioni meteo avverse e situazioni di difficoltà dovute alla scarsa visibilità, con conseguente aumento delle tempistiche di intervento ed un incremento considerevole dei rischi sia per i soccorritori sia per le persone che necessitano di aiuto".

 

I consigli degli esperti sono quelli "di sempre", anche se spesso restano inascoltati -, magari non in Valle d'Aosta dove le quote sono immediatamente altissime e, dunque, "improvvisare" un'escursione in alta quota risulta particolarmente difficile.

 

"Raccomandiamo a tutti di non improvvisare le escursioni e le ascensioni, affidandosi quando necessario alle guide alpine - puntualizza il direttore del SAV -, equipaggiandosi come si deve in base alla difficoltà, alla stagione, alle condizioni meteo e senza dimenticare di avvisare qualcuno sull’itinerario. L’intervento dell’elicottero è gratuito se ci si fa male ma il consiglio è quello di chiamare comunque, se ci si trova in difficoltà. Sono numerosi gli interventi su persone illese: in questi casi è richiesta una compartecipazione alla spesa per l’impiego dell’elicottero, ma molto spesso ci si rende conto che non richiedere aiuto avrebbe potuto portare a conseguenze anche gravi a causa, per esempio, della permanenza al freddo o sotto la pioggia o di notte, oppure alla decisione di muoversi anche se spossati o in difficoltà. Nessun soccorritore giudicherà mai l’inesperienza, l’errore, la fatica. L’importante, per tutti, è portare a compimento la missione, con esito positivo".

 

E, attenzione, non è detto che un incidente sia dovuto sempre e solo alla sottovalutazione delle difficoltà, all'impreparazione o a scelte completamente sbagliate.

 

"È importante uscire dall’assioma incidente in montagna = scelleratezza - prosegue -. In Valle d’Aosta non si è verificato "overtourism", né abbiamo avuto "persone in ciabatte sul ghiaccio" che si sono fatte male, come è capitato di leggere o di sentir dire e commentare. Tuttavia, scene di scarsa attenzione e superficialità si sono viste anche in luoghi di alta montagna, e per fortuna nessuno di questi incidenti si è concluso in tragedia. Certamente queste persone, la cui irresponsabilità è dovuta spesso all’ignoranza rispetto alla progressione in montagna e ai pericoli oggettivi, vanno informate e in qualche modo "educate" al rispetto del pericolo, del rischio per se stessi e per i soccorritori, alla consapevolezza. Questa è la sfida, questo deve essere l’obiettivo. Parte fondamentale in questo sono le guide alpine, gli accompagnatori di media montagna, i rifugisti, tutti i professionisti della montagna ma anche e soprattutto gli alpinisti e gli escursionisti stessi che, infatti, mostrano sempre più impegno nel prepararsi e attrezzarsi adeguatamente, testimoni della vera cultura della sicurezza".

 

Nell'epoca dei social network, dei "leoni da tastiera", dei commenti superficiali, spesso "gettati lì" senza avere esatta cognizione di causa quanto accaduto, capita sovente - quando si verificano incidenti mortali o situazioni particolarmente complesse - che il "popolo d'Internet" si scateni, molto spesso superando il limite della "decenza". Il "richiamo" all'umanità arriva da parte degli stessi soccorritori.

 

"Mi sia consentita una riflessione - conclude il direttore Comune - al termine di questa estate che, come già detto, è stata definita "l'estate dei record" per affluenza e incidenti. Oggi, ogni volta che operiamo su un incidente mortale, sui "social" si leggono commenti inaccettabili, pieni di rabbia e rancore. Spesso si leggono frasi come: "Impreparati, state a casa", "Ve la siete cercata", "Fateli pagare", "Dovevate lasciarli lì". E simili: il repertorio è, purtroppo, vario. Alla prova dei fatti, posso assicurarvi, come già evidenziato, che nella maggior parte dei casi le persone soccorse sono preparate e adeguatamente attrezzate. Per cui trovo alquanto deplorevoli questi commenti. E voglio ricordare che, dietro a ciascuna di queste tragedie, ci sono persone con una storia, un nome, una famiglia. Sono figli, mariti, mogli, genitori, fratelli, amici. Sono persone che hanno lasciato un vuoto incolmabile nelle vite di chi li conosceva e li amava. Mi piacerebbe tanto poter fare i nomi di tutte le persone che questa estate hanno perso la vita in montagna, o dei loro cari che hanno dato l’allarme. Ogni nome rappresenta una vita, un vissuto, un dolore profondo che spesso resta invisibile agli occhi di chi giudica da lontano. Se ognuno di noi pensasse a questo, forse eviterebbe di scrivere commenti senza fondamento, senza sensibilità, senza compassione. Gli incidenti possono capitare anche ai più esperti e preparati, in montagna come in altre situazioni ed è quello che vediamo quotidianamente nella risposta all’emergenza e urgenza".

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