Incidenti in quota, in estate 25 morti e 625 persone soccorse nel Bellunese: raddoppiati i minorenni recuperati. “La montagna viene vista come palestra all'aperto”
I dati sono stati presentati dal Soccorso alpino e riguardano la sola zona delle Dolomiti Bellunesi: nel corso dell'estate 2025 sono state in tutto 625 le persone soccorse dagli operatori, un numero leggermente inferiore a quello dello scorso anno (632) ma che conferma il trend in aumento già verificatosi negli anni precedenti

BELLUNO. Ben 625 persone soccorse e, purtroppo, un pesante totale di ben 25 decessi. Sono questi, in sintesi, i numeri riportati dal Soccorso alpino nel tracciare un bilancio sugli interventi portati a termine nell'estate 2025 dalle 18 Stazioni della Delegazione Dolomiti Bellunesi.
Pur con un numero leggermente inferiore rispetto a quello dello scorso anno, quando il totale delle persone soccorse era stato pari a 632, si conferma dunque la tendenza in aumento rispetto agli anni precedenti, dicono i vertici dell'organizzazione: “In parte dovuta a un costante aumento degli appassionati frequentatori della montagna e in parte, purtroppo, alla superficialità delle persone che affrontano la montagna senza preparazione fisica né tantomeno tecnica e/o con attrezzatura non adeguata”.
Altro elemento da tenere in considerazione, aggiungono i soccorritori, il legame tra il fenomeno e “l'idea di una montagna come palestra all'aperto dove mettere alla prova le proprie prestazioni e non piuttosto un ambiente severo e ostile che non lascia margine all'errore”.
625 come detto in tutto le persone soccorse, nel corso di 514 interventi. Grande l'impegno, oltre che per gli interventi di carattere sanitario, anche per quelli legati alla Protezione civile – come per esempio nel caso della Frana del Marcora – e di carattere veterinario. Le principali cause delle richieste di soccorso per l'estate 2025 sono state: condizione fisica o psico-fisica (25%), cadute (23,3%) e perdita di orientamento (15,5%).
Gli illesi – persone per le quali non è necessario alcun trattamento sanitario immediato, che possono essere recuperate e trasportate senza necessità di intervento medico e vengono poi classificate dal sistema sanitario con codice bianco o nessun codice a seguito di un triage – si aggirano attorno al 10%.
Per quanto riguarda le persone soccorse, le attività più rappresentate sono state: escursionismo (51,5%), alpinismo (10,5%), mountain bike e e-bike (3,5%) e parapendio (2,2%).
Gli italiani rappresentano il 54% degli interventi totali mentre il 46% rimanente è suddiviso tra 41 nazionalità: le più rappresentate sono Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti di America, Repubblica Ceca, Francia , Belgio, Paesi Bassi Olanda, Polonia, Austria, Spagna, Svizzera, Messico, Cina , Croazia, Moldavia, Corea del Sud, Romania, Singapore.
“Altri dati che rivestono un rilievo statistico – dicono i soccorritori – anche alla luce della Legge regionale 11/15, che impone che tutti gli interventi di carattere non sanitario siano di tipo oneroso, sono rappresentati dallo stato assicurativo delle persone soccorse. Anche nel 2025 la percentuale riscontrata di persone soccorse coperte da una assicurazione si è rilevata estremamente bassa, circa l'80,2% delle persone soccorse non dispone infatti di una assicurazione propria che copra le spese di recupero (96,4% nel 2024), che testimonia, ancora una volta, come non venga percepita la necessità, ma soprattutto l'utilità, di una polizza che copra le spese in caso di incidente”.
Da registrare poi 25 eventi di ricerca, con 34 persone soccorse.
Un dato interessante riguarda infine l'età delle persone soccorse: rispetto al 2024 sono infatti quasi raddoppiati i minorenni raggiunti dai soccorritori in quota (dal 6% degli interventi all'11,84%, nel 2023 erano il 7%). Più o meno stabili i dati relativi alle altre fasce d'età, con un calo che si registra in particolare nella fascia 40-50 anni (dal 14,7 del 2023 al 12,3 del 2024 fino al 9,44 attuale), in quella 50-60 (dal 16,3 del 2023 al 16,1 del 2024 fino al 13,4 attuale) e in quella 60-70 anni (dal 13,3 del 2023 al 15,0 del 2024 fino al 10,8 attuale).
“Con le premesse di questa analisi – dicono dal Soccorso alpino – si deve di necessità registrare il lavoro encomiabile effettuato dal personale del Cnsas-Sasv Odv-Ets delle 18 stazioni presenti nella Delegazione Dolomiti Bellunesi, le cui relative missioni di soccorso hanno visto l'impiego di 1574 volontari (giornate/operatore) per un totale di 4971 ore/operatore. Il supporto fornito dagli elicotteri del Suem 118 di Pieve di Cadore, Treviso e Belluno (in misura minore della Protezione civile, Gdf, Vvf, Aad) è ormai un valore irrinunciabile per l'efficacia delle missioni che, nel 2025, sono state complessivamente 726 (di cui 716 con gli elicotteri del Suem, dato di missioni in cui era presente a bordo il Tecnico di elisoccorso del Cnsas, e 10 con il supporto di altri elicotteri)”.
“Seppure le presenze turistiche dell’estate 2025 nelle Dolomiti Bellunesi abbia registrato un ulteriore incremento – concludono i soccorritori –, soprattutto nella parte alta della provincia (Dolomiti), ed in particolare i turisti stranieri, il numero di soccorsi è rimasto praticamente invariato. Sul totale dei soccorsi, quasi il 50% dei soccorsi è avvenuto nei confronti di stranieri (rispetto al 30% del 2024). Gli stranieri sono in costante aumento e diventa fondamentale studiare nuove strategie di prevenzione mirate alla loro informazione (raggiungerli nei luoghi ospitanti, campeggi, hotel, B&B, case di vacanza), soprattutto in caso di necessità contingente (vedi crollo Marcora e chiusura ferrata Berti)”.












