Estate positiva per il soccorso alpino bellunese: dati stabili nonostante l’aumento di turisti. Ci si prepara alle Olimpiadi: “Non sottovalutiamo le aree fuori la zona rossa”
Com’è andata l’estate 2025 tra le Dolomiti bellunesi? Nonostante un numero elevato di interventi del soccorso alpino, il bilancio è positivo. Vediamo allora quali sono le impressioni dei soccorritori, dall’aumento del numero di assicurati alla necessità di lavorare ancora sulla consapevolezza: “Avere la scarpa adatta non significa automaticamente essere tutelati”

BELLUNO. Com’è andata l’estate 2025 tra le Dolomiti bellunesi? Nonostante un numero elevato di interventi del soccorso alpino, il bilancio è positivo. “La stagione è andata bene perché, pur aumentando il turismo, il numero di soccorsi è rimasto stazionario e le squadre sono intervenute in maniera efficace e capillare. Anche grazie alla collaborazione con il servizio sanitario e i due Falco, abbiamo infatti raggiunto risultati positivi per la qualità dei soccorsi” afferma Michele Titton, delegato per la II delegazione veneta Dolomiti Bellunesi.
Diversi i temi toccati durante il punto sull’estate appena conclusa (qui i dati): vediamo allora quali sono le impressioni dei protagonisti di un servizio indispensabile per chi frequenta la montagna, ma non per questo meno rischioso. “Rispetto allo scorso anno - prosegue Titton - c’è maggiore consapevolezza del fatto che tutti i tipi di soccorso hanno un costo sociale notevole e l’aumento del 15% di assicurati tra le persone soccorse testimonia come si colga il beneficio di tale copertura, importante anche per supportare il servizio stesso. Va comunque ribadito che il Cnsas nasce dalla nostra indole di alpinisti, portati sempre a soccorrere i colleghi: quando però i soccorritori si mettono in pericolo per situazioni che potrebbero essere evitate, un certo fastidio non manca. Abbiamo perso alcuni di loro e, ogni volta che usciamo di notte o in situazioni più incerte, ci sono famiglie a casa che sperano di vederci rientrare”.
Ed è proprio sull’educazione che occorre lavorare. Se la percentuale tra italiani e stranieri varia di poco, sono però in aumento soprattutto tra questi ultimi i giovanissimi (20-30 anni), complice la comunicazione social. “Spesso - spiega Titton - sono impreparati a livello logistico e non sono in grado di percorrere in maniera sicura i sentieri. Pertanto è fondamentale lavorare come sistema per rendere queste informazioni più capillari”. E non è solo questione di abbigliamento: “Non bisogna ridurre tutto alla persona in infradito. Molti - aggiunge il vice delegato Dimitri De Gol - sono vestiti in maniera adeguata ma non sono consapevoli di quello che fanno, di come usare l’attrezzatura o dove si trovano. Dobbiamo quindi insistere anche sul fatto che, pur con la scarpa adatta, non si è automaticamente tutelati”.
Non mancano infine due appelli. Da un lato, un ulteriore impegno per la rete di emergenza e urgenza del territorio: tutti i rappresentanti delle forze presenti auspicano infatti un intensificarsi del coordinamento sulle campagne di prevenzione. “Avendo noi la fortuna - propone Titton - di essere l’unico corpo di volontari tra cui colleghi di vigili del fuoco, guardia di finanza, carabinieri e polizia, quindi di raccogliere un po’ tutti i membri della rete, lavoreremo per diventare capofila a iniziative di questo tipo che, potenzialmente, si potrebbero poi estendere anche a livello regionale”.
In secondo luogo le Olimpiadi. La sensazione del Cnsas è infatti che molte persone cercheranno di raggiungere Cortina per assistere all’evento senza autorizzazioni tramite la rete di sentieri sul territorio. “Lanciamo quindi un segnale al tavolo tecnico - esorta Titton - sulla necessità di prestare attenzione alle aree esterne alla zona rossa. La nostra stazione di Cortina sarà sicuramente sovraccaricata e stiamo già pensando a come poterla supportare: l’appello generale è però a non sottovalutare quello che avviene nelle aree vicine”.
Ci si prepara dunque all’inverno. “A volte - conclude Giuseppe Zandegiacomo, presidente Cnsas Veneto - incontro persone che, finita l'estate, mi dicono che finalmente possiamo stare tranquilli. Certamente il grosso dei soccorsi è terminato, ma non possiamo permetterci di fermarci: piuttosto, approfittiamo di questi periodi per fare formazione e addestramenti programmati che non abbiamo avuto modo di fare prima”. Almeno c’è da dire che, a detta dei soccorritori, quasi tutte le persone soccorse dimostrano gentilezza e gratitudine: aspetti, purtroppo, non sempre scontati.











