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Belluno
20 agosto | 19:36

"L'elicottero di soccorso che si schianta sui cavi degli impianti e precipita, la morte di Dario, Stefano, Fabrizio e Marco: quel giorno ha segnato per sempre le nostre vite"

Le parole di Fabio Bristot, responsabile del Cnsas quando il 22 agosto 2009 precipitò l'elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore impegnato in una missione di ricognizione e perlustrazione alla base del Monte Cristallo: persero la vita il pilota Dario De Filip, il tecnico del Soccorso Alpino Stefano Da Forno, il medico del 118 Fabrizio Spaziani ed il tecnico aereonautico Marco Zago

di Redazione

CORTINA D'AMPEZZO. Il 22 agosto 2009 è una data che nel Bellunese evoca un episodio davvero carico di dolore: è il giorno in cui alle 15.04 in località Rio Gere, a Cortina D'Ampezzo, è precipitato l’elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore impegnato in una missione di ricognizione e perlustrazione alla base del Monte Cristallo alla ricerca di possibili infortunati lungo il fronte di una frana.

 

L’impatto con i cavi elettrici di una linea di media tensione a servizio degli impianti di risalita della zona ha provocato lo strappo del rotore principale, quindi dell’intera trasmissione, facendo precipitare l’elicottero nel sottostante torrente, dopo 50 metri di volo inanimato.

 

Sono morti così sul colpo il pilota Dario De Filip, il tecnico del Soccorso Alpino Stefano Da Forno, il medico del 118 Fabrizio Spaziani ed il tecnico aereonautico Marco Zago, anch’essi entrambi appartenenti al Soccorso Alpino. 

 

Un episodio che oggi, a quasi 16 anni di distanza, resta ancora una ferita aperta per chi ha vissuto quel giorno di sgomento e tragedia: uno di questi è Fabio Bristot, già consigliere e assessore del Comune di Belluno ma in quel periodo responsabile del Cnsas, che ha voluto dedicare una riflessione e un momento alla memoria dei suoi 4 amici scomparsi, oltre che ribadire per l'ennesima volta la necessità di leggi più  incisive per garantire la sicurezza a chi vola. 

 

Un ricordo che parte proprio dalle 15.05 di quel maledetto 22 agosto 2009. 

 

Appena compresi il tenore delle numerose chiamate radio fatte dal 118 e che rimanevano senza risposta, partii immediatamente da Belluno assieme ad un volontario della mia Stazione. Arrivai in zona assieme al Dott. Angelo Costola, primario del Suem 118, in poco meno di un’ora. Una corsa folle verso un luogo che ha segnato per sempre la mia vita e la sta tutt’ora segnando. Arrivato, nonostante avvertissi una forza straordinaria che mi suggeriva di scappare ovunque, non potei sottrarmi dal traslare, assieme ad altro personale del Soccorso Alpino, i corpi che venivano elitrasportati con l’elicottero del 118 di Bolzano alla sede della Stazione Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo dove, successivamente, vennero ricomposte le salme e dove vennero effettuati i riconoscimenti, oltre gli accertamenti previsti per legge.

 

Ricordo come i minuti e le ore successive siano state un coacervo di emozioni devastanti, indicibilmente pesanti anche nel comunicare quanto successo ai famigliari e parenti, poi alla comunità bellunese tutta, da subito straordinaria nel condividere questo dolore e sostenere tutti noi.

 

Da quell’ora in cui le lancette di un’intera collettività sono sembrate fermarsi in una zona senza tempo, in quegli attimi rallentati da una eco di morte che è sembrata rimbalzare ovunque con le sue note stridule, si sono accavallate in tutto il corpo del Soccorso Alpino “Dolomiti Bellunesi” e del 118 le sensazioni ed emozioni più forti e contrastanti. Registravo da una parte un dolore commisto a rabbia in molte persone, dall’altra lo stupore congiunto ad incredulità per quanto successo; in altre ancora, poche per fortuna, un profondo disorientamento e una marcata voglia di rinuncia; in molte, fermezza e tenacia nell’affermare solo noi stessi ed il nostro servizio. Registravo anche tanto altro ancora, di cui nessuno potrà dire e scrivere perché troppo doloroso.

 

Grazie alla collaborazione della contermine provincia di Treviso, però, il servizio di elisoccorso in quelle giornate non subiva interruzioni: con le lacrime agli occhi ed il cuore spezzato già da un vuoto incolmabile il personale del Soccorso Alpino e quello del 118, nella stessa giornata della sciagura e nella domenica successiva, venivano portati a termine undici interventi di soccorso con l’elicottero del 118 di Treviso Emergenza.

 

Poi, qualche giorno dopo, venne il silenzio ovattato della Piazza Duomo di Belluno, il 25 agosto, giorno delle esequie. Il profumo intenso dei fiori in chiesa ha avvolto quei tantissimi manichini vestiti di rosso che accompagnavano quei quattro amici fragili all’ultimo saluto. In uno spazio irreale senza orizzonte, 10.000 mani salutarono con un battito composto, pieno di calore, Dario, Fabrizio, Marco e Stefano… con il passaggio dell’elicottero sopra Belluno quasi a portare loro il saluto finale.

 

In quelle ore, in quei giorni, in quelle settimane, alle parole di rito, alle frasi di circostanza, ad una certa retorica funebre propria di circostanze similari, ha fatto contraltare – ed è giusto rimarcarlo – la straordinaria riconoscenza che la comunità della montagna, anzi è preferibile definirla “umanità della montagna”, ha voluto attribuire a Dario, Fabrizio, Marco e Stefano, congiuntamente alla vicinanza offerta ai famigliari, al Soccorso Alpino “Dolomiti Bellunesi” e al Suem 118 di Pieve di Cadore.

 

Le strette di mano vigorose, i volti riflessivi e gli abbracci avvolgenti che tanti di noi hanno ricevuto anche a distanza di tantissimo tempo dalle persone comuni sono state il segno più evidente ed il miglior viatico per il proseguo di un’attività complessa e spesso contrastata, ma fondamentale e decisiva per la montagna bellunese e per l’utenza turistica ...

 

Elaborare il lutto – è stato così per tutto il Soccorso Alpino Bellunese ma anche per la grande famiglia del 118 –, è stato un processo lungo, articolato e non ancora concluso. Elaborazione, nella quale il ricordo di Dario, Fabrizio, Marco e Stefano si è unito e si è sovrapposto incessantemente al colore pallido dei nostri monti, ai boschi ormai ramati dell’autunno arrivato quell’anno molto velocemente e al rumore soffuso dell’elicottero che continuava a solcare i nostri cieli in quei mesi e continua a farlo tutt’ora in questi anni.

 

Il dolore, però, dopo 16 anni si è parzialmente saputo trasformare anche nella gioia nel ricordo delle loro risa autentiche, delle loro facce buffe, quando intente nel gioco e nello scherzo tra compagni, trasformarsi anche in serenità nello scorgere il profilo dei loro volti orgogliosi per aver offerto, sino a morire, tutto se stessi alla montagna e a chi la frequentava.

 

Oltre a queste emozioni ed aspetti che riguardano l’intimità del cuore e dell’animo umano, rimane però aperta e del tutto irrisolta la problematica legata agli ostacoli al volo, causa della caduta dell’elicottero e della morte dell’equipaggio di “Falco”.

 

Rispetto a questa potente criticità, per quanto mi è stato possibile fare, mi ero mosso prima in Regione Veneto con l’approvazione della L.R. n. 16/2012, legge però limitata operativamente dalla mancanza di una norma a valenza e caratterizzazione nazionale; successivamente, in accordo con la Direzione nazionale del CNSAS, ho tentato di promuovere analoghe iniziative a livello romano in modo del tutto trasversale con l’unico obiettivo di arrivare a far licenziare una legge degna di questo nome sul tema degli ostacoli al volo. Vennero, infatti, trasversalmente presentati addirittura tre Disegni di Legge, rispettivamente a cura dell’on. D’Incà, dell’on. De Carlo e dell’on. De Menech… restati però trasversalmente… lettera morta e decaduti, come prassi, a fine legislatura.

 

Sono certo che sino al prossimo dramma resterà tutto inalterato, cioè nulla verrà fatto in termini legislativi. Poi, come è sempre successo ad ogni tragedia (troppe stante i numeri), il politico di turno si strapperà di nuovo le vesti in modo enfatico per cambiare le cose e legiferare al riguardo. Mutuando Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo mi sento di affermare con sicumera certezza che “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi", cioè prenderemo ancora una volta atto dell'ampollosità gridata del cambiamento apparente che, in realtà, non arriverà mai per garantire maggiore sicurezza a chi opera con l’elicottero assicurando servizi essenziali salva-vita come quelli del 118 o degli Enti dello Stato per altre fattispecie operative.

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