Riapre il Rifugio Settimo Alpini tra cultura, sport e un servizio di guida alpina sulla Schiara. Torna anche la coppa 501: “Partita per caso, è già una tradizione”
Il 31 maggio riapre il rifugio Settimo Alpini, tra tradizioni e alcune novità. È la terza stagione per Chiara e Fabrizio e la voglia di iniziare si fa già sentire. Da subito sarà aperta la sfida per la coppa 501, ma non mancheranno altre importanti iniziative: oltre alla collaborazione con la Fondazione Angelini, il rifugio organizzerà concerti, incontri a tema e l’evento “Rifugiati o rifugiàti in rifugio” sulla montagna come luogo di confine e incontro tra popolazioni

BELLUNO. Sta per riaprire il rifugio Settimo Alpini: si riparte il 31 maggio, tra tradizioni e alcune novità. È la terza stagione per Chiara e Fabrizio e la voglia di iniziare si fa già sentire. “Finora è andata molto bene, anche meglio delle aspettative, perciò siamo davvero contenti. Ogni volta che saliamo fuori stagione non vediamo l’ora di tornare a lavorare: il progetto principale sarà proprio continuare sulla strada intrapresa gli scorsi anni” affermano a Il Dolomiti.
Cinquanta posti letto, possibilità di noleggiare l’attrezzatura per le ferrate, cucina del territorio: il rifugio, inaugurato nel 1951, sorge ai piedi della parete sud della Schiara ed è raggiungibile da più parti. La classica via rimane però il sentiero Cai 501 da Bolzano Bellunese, ora divenuto, se vogliamo, ancora più famoso grazie a una sana competizione che vede affrontarsi gli amici del rifugio a suon di numero di salite. “La coppa 501 - proseguono - sarà assolutamente rinnovata. È un’iniziativa nata un po’ per caso ma è già una tradizione. Lo scorso anno ha visto veramente dei testa a testa all’ultima salita: si è giocata nelle ultime settimane e il podio si è definito con pochissimo distacco tra i partecipanti. In totale sul tabellone c’erano più di 30 persone, quindi si può dire che sia stata molto apprezzata. La sfida è aperta quindi già dal 31 maggio”.
Ma non solo. Una novità già annunciata sui social è la pagina del sito dedicata al servizio di guida alpina, rivolto a chi vuole affrontare qualche spettacolare ascensione nel gruppo della Schiara o terminare l’Altavia 1 lungo la ferrata Piero Rossi ma non ha la necessaria esperienza per affrontarla da solo. A gestire il servizio sarà soprattutto Fabrizio, che è anche guida alpina: “Molte persone lo hanno richiesto - spiega - soprattutto per l'accompagnamento lungo l’Altavia 1. Per raggiungerci tramite la Monaco Venezia, infatti, è necessario superare una ferrata impegnativa, che può essere evitata solo con un giro davvero molto lungo che in pochi fanno. Abbiamo quindi già diverse prenotazioni per compierla tramite il servizio di guida alpina, che permette così di dare un’offerta più completa a chi arriva in rifugio”.
Continua infine la collaborazione con la Fondazione Angelini. Lo scorso anno la Fondazione, istituzione di riferimento per la cultura alpina, ha inaugurato una sezione distaccata della sua biblioteca all’interno del rifugio (qui il racconto della nascita del progetto). “La collaborazione proseguirà - confermano - in particolare per quanto riguarda la presenza della biblioteca. C’è qualcosa in ballo anche sul fronte delle iniziative in presenza, ma nulla ancora di definitivo. Riguardo i volumi, invece, ogni volta che la Fondazione ha la disponibilità di mandarci dei libri, o perché ne hanno tanti o perché si tratta di volumi più specifici sulla Schiara, c’è uno scambio continuo e stimolante durante tutta la stagione”.
Altre novità che volete anticiparci? “Come gli scorsi anni avremo l’ormai storica crono rifugio e diversi eventi, tendenzialmente concerti o incontri culturali inerenti la montagna in generale o temi specifici come l’accoglienza in rifugio e il vivere la montagna. In particolare, a settembre ospiteremo un evento molto interessante dal titolo “Rifugiati in rifugio” o “Rifugiàti in rifugio”, durante il quale parleremo del concetto della montagna come luogo di confine e di incontro tra popolazioni. Ci sarà la testimonianza di alcuni migranti che hanno dovuto diventare in qualche modo alpinisti per poter superare i confini: non per svago, dunque, ma per necessità” concludono.












