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Trento
10 dicembre | 18:06

Se sulla cima della Marmolada fa più caldo che in riva al mare (alla foce del Po): “Inversione termica marcata, ecco cosa 'governa' le temperature in quota”

I dati registrati ieri sera (9 dicembre) a Punta Rocca, a 3265 metri sulla Marmolada, e a Porto Tolle, a pochi metri sul livello del mare: “Parliamo di un'inversione termica piuttosto marcata – spiega Giacomo Poletti – la cui causa principale va ricercata, paradossalmente, nelle temperature dei mari”

TRENTO. Alle 22 di ieri sera (9 dicembre) le temperature registrate alla stazione di Punta Rocca – sulla Marmolada – e a Porto Tolle – alla foce del Po – sono state rispettivamente pari a 2, 3 e 1,8 gradi centigradi. In altre parole, nonostante i circa 3260 metri che dividono i due punti di misurazione, la colonnina di mercurio sulla cima della Regina delle Dolomiti ha registrato valori più alti rispetto alla pianura, facendo segnare un classico esempio di inversione termica. A riportare i numeri delle stazioni Arpav è stato un utente sul gruppo di appassionati "Meteo Triveneto - Segnalazioni in tempo reale", ma di cosa si tratta in particolare? Come mai, nonostante l'altitudine, può fare più caldo salendo di quota? Il Dolomiti lo ha chiesto all'ingegnere ambientale Giacomo Poletti, vero e proprio punto di riferimento per la comunità meteorologica trentina.

 

Parliamo – spiega – di un'inversione termica piuttosto marcata, la cui causa principale va ricercata, paradossalmente, nelle temperature dei mari. Più si sale in quota infatti, più la pressione della colonna d'aria cala, più l'aria è rarefatta e si sposta quindi con facilità e velocità su grandi distanze. Proprio per questo in montagna l'aria proviene più spesso da lontano, dai mari, mentre al suolo è più stagnante, lenta nello spostarsi. E i mari, come il Mediterraneo, oggi sono più caldi del passato e quindi la temperatura delle masse d'aria in alta quota risponde di conseguenza”. 

 

Un 'meccanismo', per così dire, che non rappresenterebbe nulla di nuovo: in epoca di cambiamento climatico si tende però sempre di più a rilevare una dinamica più intensa rispetto al passato: “I valori medi sono spesso esacerbati verso l'alto – ribadisce l'esperto – e quindi osserviamo con più facilità situazioni come questa: mentre il fondovalle si raffredda nelle notti serene, i monti, la libera atmosfera, sono più legati alle temperature a grande scala. In generale comunque proprio l'inizio dell'inverno, quando le temperature dei mari sono ancora piuttosto alte, è il periodo nel quale è più facile registrare inversioni marcate. È la stessa dinamica che contribuisce a regolare anche le nevicate nei fondovalle: le condizioni ideali si verificano infatti quando si registra contemporaneamente la presenza di un 'cuscino' freddo nei fondovalle e l'arrivo di aria da sud, ma sufficientemente fredda, in quota. A quel punto la neve si forma in alto nella colonna d'aria e riesce a scendere fino al suolo. Spesso però, proprio l'arrivo di una 'lama' più calda del passato a medie quote, dai 1300 ai 2000 metri molto spesso, 'taglia' la formazione dei fiocchi facendo piovere ai livelli sottostanti”. 

 

Nel frattempo, spiega ancora Poletti, le temperature in quota rimarranno alte fino a sabato 13 dicembre – con zero termico sui 3000 metri di quota e anche oltre – prima di un leggero abbassamento, con un calo a circa 2600 metri domenica: “Si tratterà – conclude l'esperto – di una discesa delle temperature senza perturbazioni. La colonnina di mercurio rimarrà un paio di gradi sopra le medie del periodo. Fino a martedì-mercoledì prossimi escluderei quindi piogge o nevicate sul territorio provinciale”.

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