"Nessuna 'fogna a cielo aperto sul Baldo", il Comune sul trattamento dei reflui del rifugio: "Impianto a norma. Così si rischia di creare un allarme ingiustificato"
Il caso del trattamento dei reflui è stato portato alla luce dalle minoranze e, dopo la risposta della Sat, il Comune ribadisce: "Impianto a norma e autorizzato. Quando si affrontano temi delicati come la tutela dell’ambiente e delle acque è fondamentale partire da dati verificati e dalla documentazione tecnica disponibile"

BRENTONICO. Impianto a norma e autorizzato. Il sistema di trattamento e dispersione dei reflui del rifugio è in regola. Dopo la Società alpinisti tridentini, interviene anche il Comune: "La documentazione agli atti e le verifiche effettuate sul posto consentono oggi di ricostruire con precisione la situazione".
A sollevare la questione sono stati due consiglieri comunali di minoranza. Gli esponenti di "Fare Bene per Brentonico", Mauro Dossi e Luca Schelfi, avevano parlato di una presunta dispersione di liquami sul Monte Baldo e del fatto che "non risulterebbe realizzato alcun impianto di depurazione o recapito finale a norma di legge", con "i liquami che finirebbero prima in due pozzetti stracolmi, per poi disperdersi direttamente sul terreno, formando una fogna a cielo aperto".
La risposta della Sat è stata fin da subito piuttosto categorica: impianto a norma e pronti a fornire tutta la documentazione tecnica e autorizzativa (Qui articolo).

Tutto in ordine, quindi, un concetto ribadito dall'amministrazione comunale.
"Il sistema di trattamento dei reflui del Rifugio Altissimo non è costituito da uno scarico diretto sul terreno. E' presente un impianto autorizzato, composto da un sistema di trattamento primario con disoleatore e vasca Imhoff e da una successiva rete di dispersione nel sottosuolo. Si tratta di un sistema oggetto nel tempo di progettazioni, autorizzazioni e adeguamenti. In particolare, nel 2016, a seguito delle indicazioni del Servizio geologico della Provincia di Trento, è stata realizzata l’attuale zona disperdente a valle di Malga Tolghe, costituita da sei ramali di circa 30 metri ciascuno, destinati alla dispersione dei reflui trattati precedentemente".
L’impianto del Rifugio Altissimo, viene spiegato attraverso una nota, è stato autorizzato dal Comune nel 2016 e successivamente ricompreso nel procedimento concluso nel 2020 di Autorizzazione unica territoriale.
"Non risponde quindi al vero parlare di una 'fogna a cielo aperto' o di reflui del rifugio scaricati direttamente e senza trattamento sui prati", ribatte il Comune. "I pozzetti presenti nell’area fanno parte del sistema disperdente: a monte avviene il trattamento dei reflui e, a valle, la dispersione avviene attraverso la rete interrata appositamente realizzata e autorizzata. A confermarlo sono anche le verifiche tecniche più recenti".

Nel 2026, su richiesta del Servizio geologico provinciale, il sistema disperdente utilizzato dai Rifugi Altissimo e Graziani è stato sottoposto a una specifica prova a massimo carico. La relazione idrogeologica conclude che la prova ha dimostrato il funzionamento del sistema disperdente per la gestione dei reflui provenienti dalle fosse Imhoff dei due rifugi.
A questa verifica si aggiunge il sopralluogo effettuato direttamente da Sat il 31 agosto scorso all’impianto del Rifugio Altissimo.
"L’esito è altrettanto chiaro. Nel corso dell’ispezione visiva non sono stati riscontrati sversamenti superficiali di reflui al di fuori dei manufatti verificati. La verifica è corredata da documentazione fotografica dei pozzetti, dell’uscita dalla vasca Imhoff e dell’area della trincea drenante. Gli elementi raccolti sono quindi chiari: l’impianto esiste, è autorizzato, i reflui vengono trattati prima della dispersione e le verifiche tecniche effettuate ne hanno accertato il funzionamento. Non risulta la presenza della 'fogna a cielo aperto' descritta nei giorni scorsi".
Non ci sono le criticità segnalate ma questo non significa che le autorità non mantengano alta l'attenzione e i monitoraggi in località, ciascuno per le proprie competenze a garantire la necessaria attenzione e i controlli sul sistema, nella piena tutela del territorio del Monte Baldo.
"Quando si affrontano temi delicati come la tutela dell’ambiente e delle acque è fondamentale partire da dati verificati e dalla documentazione tecnica disponibile. Rappresentazioni che non trovano riscontro negli accertamenti effettuati rischiano di creare un allarme ingiustificato e di gettare un’ombra sul lavoro di Sat e di tutti i soggetti che operano quotidianamente per la tutela e la corretta gestione del territorio", conclude il Comune di Brentonico.














