Nevegal, il grido d’allarme dei commercianti: piste innevate e temperature ideali, ma gli impianti non aprono. “Se va avanti così devo chiudere l’attività”
Lucia Moro, titolare del supermercato in Piazzale Nevegal, lancia l'allarme per una stagione invernale ancora ferma: “Non è ben chiaro cosa abbiano intenzione di fare, ma se va avanti così sono costretta a chiudere perché lavoro con i turisti e al momento non riesco neanche a ripagare i debiti contratti per aprire l’attività”

BELLUNO. “Non è ben chiaro cosa abbiano intenzione di fare, ma se va avanti così sono costretta a chiudere perché lavoro con i turisti e al momento non riesco neanche a ripagare i debiti contratti per aprire l’attività”. È ormai un grido di esasperazione quello di Lucia Moro, titolare del supermercato in Piazzale Nevegal, contattata da Il Dolomiti dopo che ha affidato ai social le sue riflessioni su una stagione invernale ancora ferma.
Stamattina, infatti, nel gruppo “Noi amiamo il Nevegal” Moro ha scritto: “Le temperature sono ideali, ma le piste sono ancora chiuse e, di conseguenza, non viene nessuno. Se continua così io chiudo definitivamente il market: tenere aperto per poche persone non mi conviene, sono solo spese”.
La stagione è difficile, ormai è chiaro: dopo l’assemblea frazionale di fine dicembre, il dibattito prosegue con esortazioni e contro-risposte anche tra minoranza e amministrazione comunale su quello che è il principale polo turistico della città (qui la nota). A inizio anno, infatti, complici le temperature in discesa, la società aveva finalmente innevato e da più parti si osserva che le piste non sono mai state così perfette: eppure, tutto sembra fermo e le attività commerciali del centro, che si reggono sul turismo e la permanenza in loco dei proprietari delle seconde case durante le stagioni, faticano a sopravvivere.
Abbiamo dunque chiamato Moro per capire cosa sta succedendo direttamente dalla voce degli abitanti. “Il market - dichiara - lavora principalmente con il turista, perché i residenti lavorano a valle e fanno la spesa lì: ma il turista cosa sale a fare se è tutto chiuso anche sabato e domenica? Eppure la pista è meravigliosa e il tempo favorevole”.
Moro cita anche la recente nota della società, che ha spiegato come funziona la gestione di un impianto sciistico parlando di “allineamento rigoroso tra flussi effettivi e costi operativi” (qui l’articolo). “Il problema - osserva Moro - è che la gente non viene se le piste sono chiuse, quindi è un cane che si morde la coda. Almeno aprissero nel fine settimana: sabato e domenica scorsi io c’ero e molti mi hanno riferito che i loro parenti e amici sarebbero saliti volentieri a sciare se avessero potuto”.
Moro, residente in Nevegal da cinque anni, ha rilevato l'attività nel 2024. Dopo aver lavorato tre stagioni con i precedenti proprietari, quando assicura che le cose andavano molto bene, ha preso il supermercato grazie a un prestito, ma da allora le cose non vanno come avrebbe sperato. “La scorsa estate - prosegue - è andata male a causa del meteo, a luglio ha piovuto sempre: ho lavorato giusto qualche settimana in agosto. L’inverno precedente va detto che la società è stata brava, riuscendo a far sciare fino a febbraio anche se c’era poca gente. Ma questo inverno, che sarebbe stato perfetto, non si capisce onestamente perché non partono: se mancano permessi o ci sono problemi, lo dicano chiaramente. Inutile ribadire che si apre quando ci sarà gente, perché la gente ci sarà quando le piste apriranno”.
E il futuro? “Tra meno di un mese ci saranno le Olimpiadi - conclude Moro con una punta di amarezza - e chi è abituato a sciare in Cadore probabilmente non rischierà di rimanere imbottigliato a Longarone, perciò se ha voglia di sciare o viene qui o va verso l’Agordino: vogliamo farci scappare anche loro? Possiamo ancora salvare la stagione, anche se sembra ormai tardi. Ripeto, io così non riesco a pagare i debiti e miracoli non ne posso fare: sembra ci sia quasi l’intenzione di affossare il Nevegal, e sono demoralizzata”.












