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| 04 novembre | 14:39

Rischia di morire in quota dopo essersi affidato ad un'app e riporta lesioni a mani e colonna vertebrale a causa di una tremenda caduta: notte di terrore per un 27enne

I soccorritori: "Non ha soltanto messo in pericolo la propria vita ma anche la nostra. Questo dimostra quanto un errore di programmazione possa costare caro"

Rischia di morire in quota dopo essersi affidato ad un'app e riporta lesioni a mani e colonna vertebrale a causa di una
Crediti foto: Bergrettung Mühlbach

AUSTRIA. Nella notte tra martedì 3 novembre e mercoledì 4, un cittadino ceco caduto e rimasto gravemente ferito è stato soccorso nel corso di un intervento durato circa dieci ore, svoltosi in condizioni estremamente difficili.

 

A raccontarlo sono gli stessi tecnici della stazione di Mühlbach (in Austria), allertata attorno alle 17e40 di ieri dopo che un 27enne è precipitato durante la discesa dal rifugio Matrashaus "nella zona del Birgkar, un valico di alta montagna – e in realtà chiuso al pubblico – riportando gravi ferite", fanno sapere i soccorritori.

 

Poiché il ragazzo aveva dichiarato di non poter proseguire a causa delle ferite riportate, il responsabile dell’intervento Wolfgang Haggenmüller ha allertato anche i colleghi della sezione di Dienten (nel Salisburghese) e il loro medico d'urgenza.

 

Come detto, l'escursionista era caduto durante la discesa nel Birgkar a circa 2.300 metri di altitudine, scivolando in un canalone. "È stato fortunato a finire lì - afferma Haggenmüller, responsabile delle operazioni -. In quella zona, infatti, il terreno scende ancora per un bel tratto lungo ripide pareti rocciose. Abbiamo individuato il luogo della caduta sulla mappa del nostro sistema operativo, ma i soccorritori che stavano salendo non riuscivano a individuarlo sul terreno". 

 

Il 27enne era infatti finito in una piccola conca a circa 180 metri dal ripido, roccioso e innevato versante di salita del Birgkar: "Abbiamo guidato la squadra solo tramite contatto radio. È stato estremamente difficile raggiungere l’infortunato. Per farlo, abbiamo dovuto aprirci un varco attraverso una parete".

 

A causa del terreno accidentato, i soccorritori hanno allestito un "percorso" fatto di corde con un notevole impiego di materiale: "Abbiamo cercato ripetutamente di individuare la posizione esatta anche tramite contatto telefonico con il ferito. Nonostante le lampade frontali, però, non era possibile vedere bene".

 

Alle 22e30, finalmente, il 27enne è stato raggiunto: "È stato anzitutto curato sul posto dal medico d'urgenza. Presentava gravi lesioni a entrambe le mani, alle costole e alla colonna vertebrale. Ha dimostrato però grande coraggio: inizialmente lo abbiamo calato per diverse centinaia di metri con corde e ha persino camminato da solo, perché non c’era altra soluzione". 

 

La direzione dell’intervento, insieme al responsabile distrettuale Gerhard Kremser, ha cercato ripetutamente di ottenere il supporto di un elicottero di soccorso, "ma purtroppo nessuno è riuscito a decollare a causa della fitta coltre di nebbia nella valle".

 

Con un difficile trasporto tramite calata e l’assistenza medica d’urgenza, il ferito è stato infine portato a valle e affidato ai soccorsi. L’intervento si è concluso alle 04e10 del mattino. In totale, sono intervenuti 34 soccorritori provenienti da Mühlbach e Dienten.

 

"L'infortunato - concludono dal team di soccorso - ha dichiarato di aver visto quell'itinerario in un’app. Il presunto percorso ad anello gli avrebbe indicato di procedere dalla struttura Mitterfeldalm all’Arthurhaus, con una discesa attraverso il Birgkar. Il Birgkar, tuttavia, è chiuso da tempo nella parte superiore, al di sopra dell’uscita di emergenza della via ferrata Königsjodler. Anche questo intervento è dovuto a una pianificazione del percorso evidentemente carente".

 

"Ancora una volta, una valutazione errata delle proprie capacità e del percorso di discesa previsto ha portato a una situazione pericolosa: quel ragazzo ha rischiato la vita. Il successivo salvataggio ha richiesto una discesa in corda doppia di diverse centinaia di metri e un enorme dispiego di risorse umane e tecniche. Il fatto che l'escursionista sia sopravvissuto è un miracolo. Ciò dimostra ancora una volta che una pianificazione inadeguata dell’escursione non solo mette a rischio vite umane, ma espone anche le nostre squadre di soccorso a situazioni di enorme rischio – nonostante la migliore formazione, esperienza e competenza possibili, con cui cerchiamo di ridurre al minimo i pericoli in ogni intervento".

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