Posta a giorni alterni, Rossi: ''Abbiamo ribadito all'azienda la nostra contrarietà, serve una nuova trattativa''
Il sindacato dei portalettere: "Chiediamo a Rossi di alzare il telefono e imporre a Poste italiane di non procedere con il recapito alternato che inizierà lunedì prossimo"
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TRENTO. Il tema delle 'poste a singhiozzo' ha tenuto banco in Consiglio provinciale fin dall'inizio dei lavori. Il primo a porre la questione e a chiedere che l'Assemblea approfondisca la situazione è stato Massimo Fasanelli che ha messo in discussione la capacità dell’autonomia della Provincia di garantire questo servizio.
Il presidente Bruno Dorigatti ha spiegato a Fasanelli di essersi reso disponibile ad incontrare alle 13 l’organizzazione dei lavoratori di Poste Italiane, come richiesto dal loro sindacato, ma di non aver ottenuto risposta.
Risposta che è arrivata nel pomeriggio con un sit-in del sindacato autonomo dei portalettere che con bandiere e fischietti ha manifestato tutta la sua preoccupazione che tocca anche la prospettiva occupazionale: "Chiediamo a Rossi di alzare il telefono e imporre a Poste italiane di non procedere con il recapito alternato che inizierà lunedì prossimo".
Ma la discussione è proseguita anche attraverso due distinte interrogazioni alla Giunta presentate da Filippo Degasperi dei 5 Stelle e da Maurizio Fugatti della Lega Nord, alle quali ha risposto direttamente il governatore Rossi.
Fugatti ha voluto mettere in evidenza la differenza fra il Trentino e l'Alto Adige. Negli scorsi mesi, infatti, la Provincia autonoma di Bolzano ha sottoscritto un accordo con Poste Italiane nel quale si prevede un nuovo centro di distribuzione a Bolzano, il mantenimento di tutti gli uffici, maggiori posti di lavoro e consegna 6 giorni su 7.
"Un investimento importante che garantisce sia un servizio postale di qualità a tutti i cittadini sia un aumento dei posti di lavoro", spiega Maurizio Fugatti. Ma per il consigliere leghista la stessa cosa "non non può essere detta per la Provincia autonoma di Trento considerati i tagli degli uffici postali, dei dipendenti e dei giorni di distribuzione della posta".
"Un disservizio, quest’ultimo, che ricade negativamente sui residenti, creando particolari disagi nelle valli, sul personale di Poste Italiane e sembra anche su alcuni servizi quali quelli bibliotecari".
Il presidente Rossi, in risposta all'interrogante, ha ribadito che “la Provincia di Bolzano ha messo in atto misure piuttosto costose per l’attuazione della competenza prevista dall’accordo di Milano del 2009, ma la Provincia di Trento non è che non abbia fatto niente".
"Ha evitato che Poste Italiane chiudessero numerosi uffici sul territorio provinciale sulla base della contrarietà espressa dalla Giunta", ha voluto sottolineare il presidente. "La presenza di questi uffici in montagna ha un ruolo importante e che anche la consegna della posta è un elemento di coesione sociale che evita l’isolamento".
"Ad oggi - ha proseguito Rossi – queste riduzioni del servizio non sono ancora state adottate. Ci è stata comunicata l’intenzione di procedere con un nuovo modello in alcune zone a partire da dicembre, da estendere in gennaio anche in altri Comuni".
"Abbiamo manifestato a Poste Italiane la nostra contrarietà a questa riorganizzazione - ha spiegato Rossi - e confidiamo ora di ottenere nelle prossime settimane il rinvio delle iniziative preannunciate dalla società, dando la disponibilità come Provincia a sedersi ad un tavolo di confronto e anche di mettere anche in campo soluzioni sostitutive".
Rossi spiega le mosse della Pat e comunica all'Assemblea che "non era però giusto dare immediatamente la disponibilità della Provincia a mantenere, pagandolo, un servizio postale sostitutivo". Il servizio dovrebbe infatti essere a carico della fiscalità generale secondo il governatore. "Ipotizzabile è invece una sinergia con il centro di smistamento di Bolzano per ovviare ai ritardi di consegna da parte di Poste Italiane”.
Degasperi ha invece posto l'attenzione sul "Tavolo di confronto bilaterale" attivato tra la Provincia e Poste Italiane, se abbia valutato l’aumento dei costi e dei tempi di consegna della poste (dal 4 dicembre in alcune zone a giorni alterni, ma di fatto 5 giorni lavorativi su 14) e che iniziative si vogliono adottare la Giunta "per evitare che i territori del Trentino subiscano un ulteriore impoverimento di questo servizio".
Il presidente Rossi, nelle risposte, ha spiegato di condividere le preoccupazione dei consiglieri, ricordando però che la Giunta ha iniziato due anni fa a confrontarsi con Poste Italiane per cercare di capire il nuovo modello organizzativo.
“Recentemente c’è stato un cambio ai vertici della società e abbiamo avuto un incontro qualche settimana. La Giunta - ha poi spiegato il governatore - ha evidenziato a Poste Italiane il disaccordo con la riduzione prospettata del servizio. Per questo la società ha rivisto in parte il proprio piano in merito agli uffici postali, mentre sulla consegna c’è l’intenzione di adottare modalità di consegna in alcune zone a giorni alterni".
"Abbiamo chiesto a Poste Italiane di consegnarci il piano, anticipando la nostra contrarietà. Avanzeremo anche qualche ipotesi legata all’eventuale opportunità di utilizzare in qualche modo il nuovo centro di smistamento istituito dalla Provincia di Bolzano, che a suo tempo si è assunta una quota rilevante del servizio a titolo di risanamento del debito pubblico statale".
"In tal modo - ha specificato - potremo contribuire a ridurre alcuni costi fissi, mettendo le risorse a disposizione del mantenimento della consegna secondo i canoni tradizionali. Per questo però la Pat chiederà di aprire una trattativa ufficiale dove formulare al riguardo proposte precise".












