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Dolomiti Pride, Piergiorgio Cattani: "Da Rossi parole sbagliate. E si prenda atto che la maggioranza non ha più collante"

L'intellettuale cattolico interviene sulla vicenda del mancato patrocinio: "E' lecito chiedersi se quella del presidente sia una strategia di smarcamento. Una strategia persa in partenza: non si recupera il centro credendo che sia composto da reazionari"

Di Donatello Baldo - 03 aprile 2018 - 06:01

TRENTO. Piergiorgio Cattani è direttore di Unimondo, giornalista, editorialista, acuto osservatore delle dinamiche sociali e politiche trentine. E' cattolico, ma profondamente laico, e libero. La sua analisi sulla vicenda del mancato riconoscimento del patrocinio alla parata del Dolomiti Pride parte da quelle due parole che hanno offeso molte persone, non soltanto gay e lesbiche.

 

 

"Esibizionismo", "Folclore", queste le parole usate dal governatore Rossi.

Parole che mi hanno sorpreso. Ridurre tutto all'esibizionismo e al folclore mi sembra intellettualmente sbagliato. Si può anche non essere d'accordo ma in una società pluralistica occorre accettare anche la sensibilità altrui. Cosa direbbe il presidente se dicessimo che le parate degli Schützen sono soltanto folclore?

 

Ma Rossi è il presidente della Provincia, non solo un esponente del Patt con una sua legittima visione politica.

Quindi rappresenta qualcosa di più...

 

E secondo lei dovrebbe rappresentare anche la comunità lgbt trentina, giusto?

A mio parere esistono due piani: uno istituzionale e uno politico. Rossi deve rappresentare tutti, questo è ovvio. In teoria è sua facoltà negare il patrocinio ma doveva spiegarsi meglio. Le sue parole, oltre che essere sbagliate, hanno colpito se non offeso molte persone, molti cittadini che invece dovrebbero essere non soltanto tutelati nei loro diritti, ma pure considerati parte integrante e positiva della comunità. Poi c'è una questione politica... 

 

Immagino sia quella che la preoccupa di più.

Sì, perché forse è ancora più preoccupante del piano istituzionale. Anche in questo caso ognuno può avere le proprie idee. In questo momento tutto viene però strumentalizzato a fini politici: ciò è inevitabile dopo le elezioni del 4 marzo in vista delle provinciali di ottobre. Quindi è lecito domandarsi se questa di Rossi sia una strategia di smarcamento del Presidente dalla coalizione che guida... Dal Pride ai lupi, dai punti nascita alla sicurezza è tutto un rincorrere quello che per intenderci chiamiamo elettorato moderato o di destra.

 

Una strategia, dice?

Se fosse così sarebbe una strategia già sconfitta in partenza. Il problema è che il centro sinistra autonomista non ha più un fondamento valoriale condiviso. I loro avversari politici un'idea ce l'hanno. Magari non sono d'accordo con loro ma le loro battaglie le combattono fino in fondo.

 

La rincorsa al centro.

Si può rincorrere il centro. Capisco che per vincere bisogna conquistare parte di quell'elettorato lì ma farlo con questi slogan è avvilente. Gli elettori di centro non sono montanari, analfabeti, terrorizzati dalle novità. Con loro bisogna fare un ragionamento serio. Trattarli come reazionari o come gente che vuole soltanto un contentino (vedi punti nascita) è profondamente errato. Perché poi i trentini che la pensano così hanno già altri partiti di riferimento. Bisognerebbe fare un ragionamento più complessivo e aperto.

 

Quale?

Ritorno all'inizio. Personalmente Rossi mi ha sorpreso. Perché, per esempio, sul tema della disabilità è stato sempre molto attento e innovativo. Da questo punto di vista il Trentino è un luogo molto avanzato per la disabilità. Perché con le altre "diversità" non vale lo stesso atteggiamento? In realtà a mio parere tutto si tiene assieme. Il ragionamento va fatto pensando a tutte le minoranze, a tutte le diversità. Disabili, omosessuali, migranti, donne, e io aggiungerei anche il mondo degli animali, che va considerato come elemento positivo per la società. Un disabile che vuole lavorare, nonostante le difficoltà, è folclore?

 

Qualcuno le potrebbe dire che sta parlando di cose completamente diverse...

Direi di no. Perché storicamente le lotte per l'emancipazione sono state sempre dalla stessa parte. In questione c'è un'idea di società: descrivere le istanze del Pride come libertine, stravaganti, eccessive non corrisponde alla realtà. Vogliamo una società inclusiva in cui tutti trovino posto e diano il loro contributo positivo oppure no? La politica in generale dovrebbe favorire questo. Per il centrosinistra dovrebbe essere scontato.

 

Cosa dovrebbe fare la cosiddetta “sinistra”?

La reazione degli esponenti del Pd come quella dell’assessore alla cultura di Trento è stata apprezzabile. Ma non basta “stracciarsi le vesti”. Dal punto di vista dei valori fondamentali mi sono già espresso prima.

 

Per quanto riguarda aspetti più propriamente politici?

Mi sembra sia venuta l’ora di un chiarimento politico complessivo. Se posso usare una metafora direi così: ai tempi di Dellai la coalizione del centrosinistra autonomista era legata con la colla “Attack”; con Rossi si usa la “Vinavil”. Adesso sembra non tenere nulla. Occorrerebbe un nuovo collante, ma temo che per lungo tempo non si troverà. E forse bisognerebbe prenderne atto una volta per tutte.

 

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