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Una donna col Niqab a Tione? Agire: ''Non può essere ignorata, si vieti l'uso dei veli in pubblico''

I due candidati alle provinciali Binelli e Castellini al di là di chiedere al comune giudicariese di fare un'ordinanza in materia (cosa piuttosto improbabile) aprono un dibattito su una questione importante che andrebbe affrontata a livello Parlamentare

Di Luca Pianesi - 13 settembre 2018 - 15:47

TIONE. “Siamo consapevoli che questo nostro intervento scatenerà del perbenismo, e non escludiamo delle reazioni violente nei nostri riguardi; tuttavia non possiamo ignorare la presenza di questa persona con il niqab nelle nostre Valli”. Così Sergio Binelli e Grazia Castellini, candidati giudicariesi per le prossime provinciali di Agire, il movimento politico guidato da Claudio Cia. Impossibile ''ignorare un donna con il niqab nelle nostre valli'' scrivono i due candidati dopo che "alcuni residenti di Tione di Trento hanno segnalato la presenza di una donna vestita con il velo islamico (di origine tribale) coprente l’intero volto e che lascia scoperti solo gli occhi". 

 

E allora la richiesta: "Chiediamo quindi all’amministrazione comunale di Tione di emanare un’ordinanza per vietare l’uso dei veli islamici in pubblico: ci vorrà un po’ di coraggio e bisognerà prepararsi ad un’eventuale impugnazione in sede giudiziaria, ma con la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di un anno fa (nella quale si è dichiarato legittimo il divieto in Belgio di indossare i veli islamici in pubblico) crediamo che si possano aprire degli spiragli anche perché la Cedu non dev’essere tirata in ballo nel nostro Stato solamente quando ci sono delle sanzioni da pagare".

 

Tolta la consapevolezza di Binelli e Castellini di scatenare ''del perbenismo'' (in realtà il loro è perbenismo visto che, di fatto, chiedono a una persona di uniformarsi alle norme convenzionali del nostro vivere e di conformarsi ai modelli dominanti proprio nel nostro Paese e nelle nostre valli) il tema è complesso e già in passato si è dibattuto sull'argomento anche in Parlamento. La questione è legata al fatto che il niqab copre quasi completamente il volto (restano scoperti gli occhi) e che l'articolo 5 della legge 152/1975, vieta "l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo".

 

Il motivo, qui, sarebbe ovviamente legato alla religione e alla libertà di culto anche se altri paesi europei, liberali e multiculturali, come la Francia e il Belgio hanno ritenuto che non fosse quello un elemento fondante sul piano religioso. Soprattutto per i francesi quello del volto completamente coperto è un atteggiamento che si scontra con lo spirito repubblicano. La ministra Alliot-Marie spiegò la legge così, nel 2010: "Vivere la République a visto scoperto è una questione di dignità e di uguaglianza. È una questione di rispetto dei nostri principi repubblicani. Il velo integrale dissolve l’identità di una persona in quella della comunità. Rimette in causa il modello di integrazione 'alla francese', fondato sull’accettazione dei valori anche della nostra società". 

 

Insomma può non essere una questione solo legata alla paura dell'altro o ad un atteggiamento di chiusura. Dietro questo dibattito, al contrario, vi sono importanti riflessioni su come il singolo venga inserito nella collettività, sul suo ruolo sociale e sui diritti e sui doveri. Quel che è certo è che il comune di Tione, in sé, potrà fare davvero poco, come poco potrà fare una provincia o una regione. Il tema merita una discussione ''alta'' nelle aule del Parlamento ma senza agitare lo spettro del ''terrorismo'' o della ''sicurezza'' o lo spauracchio del ''diverso'' che in ''valle non può essere ignorato''. E soprattutto senza fare confusione chiedendo di vietare i ''veli islamici'' genericamente. Se il volto è visibile il problema nemmeno si pone, altrimenti dovremmo punire tutti: dalle suore a molte signore anche ''delle nostre valli''. 

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